Corrispondenza del gruppo

Non è giusto che tutte le missive che arrivano alla nostra posta del gruppo restino nel cassetto. Pur lasciando l'anonimità agli autori, le voglio pubblicare. Due lettere diverse, sentiumenti diversi, età (47 anni la prima, 18 la seconda) diverse, modi di vedere le cose diversi, ma in tutto ciò un unico filo conduttore: il solco tracciato, nel corso degli anni, dalla Lodigiani e dagli Ultrà Lodigiani. Nel bel mezzo del 2011 ci siamo ancora noi, ed esiste, almeno nel cuore di molti, la Lodigiani. Ecco le lettere:
 

"…………se ti rispondo e riprendo l’argomento divento un fiume in piena……………….e dal dopo/sondaggio che ho deciso..provato..sforzato a non pensarci più….questa faccenda dall’avvento dei Tulli in poi mi ha troppo “avvelenato” ma il fatto è che purtroppo ancora mi brucia da morire!!! Forse sarò rimasto l’unico, che ti devo dire, ma gli amori del resto non si sa come nascono, non c’e mai un motivo logico..è sentimento….
Purtroppo non sono più un ragazzo, avendo già compiuto ben 47 anni, ma lo ero alla fine degli anni ’70…quando a roma tra le tante giocava una squadretta nel campionato di Promozione…si chiamava Lodigiani…giocava a san basilio….lanciava giovani in gamba ma al tempo stesso divertiva e vinceva le partite…segnava Cerasoli…, insomma un modello di stile ed organizzazione…..ben presto se ne occuparono le cronache locali ed anche nazionali anche se eravamo ancora e comunque il calcio minore….anzi…”il minore ma non troppo” dal titolo di una trasmissione sportiva di una delle prime radio private che cominciavano a nascere in quegli anni……..inutile dilungarmi…queste storie le sai tu meglio di me…e così la presi talmente in simpatia che cominciai a seguirla per tutto il lazio…arrivò l’”interregionale” ….i primi anni ’80…la vittoria anche di quel campionato…..della coppa italia dilettanti …….l’approdo in C2!!!
Tralascio tutta la storia che ben conosciamo ma in quegli anni un sogno forse una certezza cominciava a nascere dentro di me……mentre sparivano tutte la altre società che a roma pure occasionalmente avevano raggiunto quel traguardo (banco di roma, almas, casalotti) sentivo fortemente che la Lodi no, la Lodi avrebbe scritto la storia, la Lodi sarebbe divenuta prima o poi la naturale alternativa a Roma e Lazio nel calcio che conta, nel calcio dei grandi! Il cammino era stato tracciato…..la Lodi aveva ormai i cromosomi della realtà professionistica emergente a tutti gli effetti! La storia, il nome, il blasone, la fama, la tradizione, le capacità organizzative e manageriali (a parte piccoli incidenti di percorso che capitano a tutti..) !!!!!
Infatti arrivò così il Flaminio e la promozione in C1 !!! Anzi 10 campionati consecutivi di C1!  E vengo a te…..ho visto battere il Palermo due volte al flaminio e al tre fontane, il Catania, la Reggina e tralascio tanti squadroni delle più grandi città….e il ricordo di quello spareggio finale all’Olimpico poi non svanirà mai…..era l’attesa certificazione: quella società, quel nome, erano entrati nella testa e nella pelle di TUTTI…la Lodi aveva superato l’esame di maturità….era realtà..la Lodigiani era ufficialmente la terza squadra di roma!!!!! Non una squadra arrivata lì per caso………..e il ritorno,  a Salerno c’ero io lì all’Arechi arrivato in treno sotto quel nubifragio di giugno che fece rinviare la partita ma poi tornai sempre io, sempre in treno, con un unico grande sogno che stava per avverarsi….la serie B!!!!! e allora l’italia intera dalle Dolomiti a Pantelleria avrebbe parlato di noi…di quei piccoli…realtà di quartiere che ha riscritto la storia….o meglio la geografia del calcio italiano!!!! E a quel punto, pensavo, eravamo “arrivati”! sarebbero potuti passare uomini, presidenti, dirigenti, manager, allenatori, giocatori e anche noi tifosi…..ma lei no! La Lodi era ormai nell’olimpo, era una partecipante di diritto al gran ballo, la benvenuta, lo aveva conquistato sul campoil diritto..ormai una realtà per la quale poter dichiarare il proprio tifo a chiunque in qualsiasi angolo d’Italia senza provocare facce strane in chi ci avesse ascoltati, una fede ben compresa e a quel punto anzi quasi invidiata da tutti gli altri tifosi per lo straordinario risultato ottenuto!!!! Per farla breve, per capirci, sognavo esattamente quello che è successo in realtà a Verona con la favola del CHIEVO fiore all’occhiello di tutto il veneto da 20anni ed esempio in italia e………….. resto convinto ci fossero tutte le premesse (ne ero fermamente convinto cancellando tutti gli anni della storiaccia cisco…………..) perche la cosa si potesse realizzare addirittura….. fino all’anno scorso o poco più!!!! se solo gli attuali (e vecchi) proprietari avessero assimilato il 10% di questo mio sfogo/sentimento………………complimenti per carità a questo “atletico roma” (ma chi è?????) ma nessuno si dimentichi mai come e perché questa squadra si è ritrovata in serie C seppur ripescata dalla D dalla Federazione (per meriti sportivi!!!!) Perché c’eravamo arrivatinoi fino a lìsul campo!!!!
(riconoscoa questisolo la vittoria dell’anno scorso) e ora sono lì a giocarsi questa serie B, tanto sognata e inseguita da me per la mia Lodi…….e se ripenso all’umiliazione del sondaggio……………………….quanto ai Ciaccia te lo dissi due anni fa…nessuno li conosceva…per carità noi avemmo la brutta esperienza dei Longarini…ma si sa gli uomini e quindi i presidenti comunque passano ma lì si trattava solo di sostenere chi avesse voluto sposare la causa Lodi e questi, a quanto leggevo, sembravano oltretutto pure disposti………(almeno quei maledetti di prima si sapeva…..pensavano solo ai loro affari……ma erano passati!!!!!) ma che potevo fare??? Ero solo contro tutti!!!! A voi bastava la prima categoria….pur di riavere la prima squadra…….una beffa atroce…..c’era da fare una manifestazione di piazza…raccogliere firme sensibilizzando la città… magari andare sotto al “corriere dello sport”!!!! ridiamo la vera Lodigiani ai romani !!! ho sperato…ma niente! Potevo arrampicarmi sul Colosseo…..compiere un gesto sensazionale che avesse colpito l’opinione pubblica…….
oggi ripensavo alla possibilità all’epoca di coinvolgere in questo discorso magari chissà..un signore che si chiama Francesco Totti….per l’amore sempre confessato per la squadra della sua infanzia…dei primi calci…chissà che effetto anche per lui andare oggi al Flaminio e vedere al posto della sua Lodi…l’atletico roma………..
alla luce di quanto detto purtroppo ti confesso che non ho mai avuto il coraggio di vedere e seguire quelle attuali sfide con castelverde…quattro strade…lunghezza etc….che quest’anno ci ha regalato Malvicini…….. (il grazie a lui rimane e rimarrà in eterno per aver creato la nostra Lodi e realizzato tanti miei sogni…..ma oramai……) mi faceva troppo male!!!!! E tutte le tristi ultime faccende (Moretti…..) che tu hai seguitoin prima persona …..che tristezza…….che peccato……ORA ci si poteva riprendere quella storia lasciata 18 anni fa a salerno….contro la corazzata di Delio Rossi……ora………………."

 

"Salve, vi scrivo a nome di tutto il mio gruppo. Faccio parte dei Red Boys,
siamo un gruppo nato da poco, che segue le partite del GS Opera Roma, una squadra dilettante romana, con passato tra 1° e 2° Categoria. Da qualche anno,però, la squadra è costretta a giocare in un torneo amatoriale, "I tornei di Roma", che nonostante sia forse il + prestigioso della capitale, ci va un po'stretto. La nostra squadra (che in questo campionato è risultata vincitrice!!) è di proprietà del Teatro dell'Opera di Roma (per farvi capire, un po' comel'Astrea è di proprietà della polizia penitenziaria) ma anche per via deldistacco che ha avuto negli ultimi anni dal Teatro, i finanziamenti sonoarrivati in maniera minore, purtroppo.

Allora, quest'anno, il nostro gruppo (formato da ragazzi che seguivano giàprima la squadra) è nato per dimostrare al mondo i nostri 3 ideali principali:
-Per essere ultras non conta né il numero, né la categoria in cui giochi, masolo dedizione e passione
-Gli unici valori sani rimasti nella società di
oggi sono lo sport, quello
vero, e l'amicizia, e noi vogliamo dimostrarlo!!
-L'amore per la propria squadra e il DIVERTIMENTO legato al calcio, vannooltre i pregiudizi e la repressione

Ci tenevo a dirvi che il nostro gruppo si ispira a voi, alle vostre battaglie
e alle vostre avventure…siete il nostro modello più grande, e ci tenevo a
scrivervi per dirvi "GRANDI"!!!

Ho conosciuto gli UL96 grazie a un componente dei Red Boys, F.(che spesso va alla Borghesiana, e che mi ha detto che un tempo aveva contattato il gruppo perchè voleva seguirlo in trasferta, ma causa lo sbaglio dell'orario non è potuto venire). Lui è un simpatizzante della Lodigiani e, ancora prima che fondassimo il gruppo, lui mi ha detto di visitare il vostro sito per conoscere la Lodigiani e i suoi tifosi…ci sono andato il mese scorso, sono rimasto entusiasta dopo aver visto la vostra dedizione e il vostro impegno, ma anchemolto divertito…così mi venuta l'idea di scrivervi!! (….)."

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Per fatti come quelli contenuti nel racconto che segue non smetterò mai di indignarmi. Poi però il male del calcio sono i tifosi che vanno trattati come bestie e tesserati:
 

    Esposto degli ultras per i fatti di Cittadella

Lunedì 20 Giugno 2011 12:34
Dopo i sette Daspo arrivati in seguito ai fatti di Cittadella-Vicenza del febbraio scorso, la risposta degli ultras biancorossi è un esposto inviato al ministero degli Interni e alla procura della Repubblica di Padova.
Qui sotto riportiamo il testo integrale del documento, sottoscritto da 83 tifosi (che si riservano la costituzione di parte civile) e depositato dall'avvocato Luca Moscheni.

A seguito dei provvedimenti penali e amministrativi scaturiti dopo l’incontro Cittadella – Vicenza di sabato 19 febbraio 2011 vogliamo evidenziare alcuni tteggiamenti ambigui e provocatori avvenuti nella giornata da parte delle Forze dell’Ordine.
Per tutta la tifoseria vicentina la trasferta di Cittadella era l’occasione per una semplice scampagnata fuori porta. La mancanza di restrizioni e di totale tranquillità con la tifoseria avversaria, ha mobilitato centinaia di fans Berici, vogliosi di seguire la propria squadra.
La passione storica nella cittadina padovana e nei paesi limitrofi per i colori biancorossi contribuiva ancor di più a rendere la giornata un’ occasione festiva e spensierata.
Già dalle ore pre – partita la Città era occupata allegramente dalla maggior parte dei tifosi Vicentini che assiepati in vari locali della zona, attendevano tranquillamente l’avvicinarsi del fischio di inizio con gli stessi tifosi granata. Nessun contatto, nessuna tensione quindi.
E’ con l’arrivo nei pressi dello stadio che si comincia ad intuire però un aria di strana tensione da parte delle forze dell’ordine, presenti con il reparto celere di Padova ed i funzionari della stessa Questura in un fin troppo folto numero per l’occasione. Strana, perché fondata sul nulla, senza motivi e senza ragione.
Ed in effetti, la sensazione si trasforma presto in fatti concreti. Cominciano,innanzitutto, esternazioni di stupore, che diventano progressivamente lamentele, da parte dei tifosi vicentini, in quanto i controlli pre-filtraggio vengono fatti in un modo che, più che accurato, risulta invasivo, sia da parte degli Stewart – non autorizzati a ciò normativamente, perlomeno così ci risulta – sia e soprattutto da parte degli agenti. Molte ragazze vengono fatte svestire da giubbetti e felpe, restando in canottiera, riferendo un fortissimo disagio ed imbarazzo per un’attività che non sembra suggerita da alcun elemento di pericolosità per l’ordine pubblico o altro.
Il controllo anche dei biglietti non appare quello normale e praticato di prassi in occasione di ogni partita, bensì lento ed eccessivamente scrupoloso, creando un naturale e conseguente nervosismo. Non si avvertono, infatti, i motivi di tali scrupoli.
Poi iniziano i casi più eclatanti e provocatori.
Un ragazzo, solo per avere sotto il giubbetto uno stendardo assolutamente apolitico e neutrale che riportava i colori del Vicenza ed un Leone , viene svestito completamente e lasciato senza mutande di fronte agli ultimi tifosi presenti all’esterno, con forte imbarazzo e disagio nel ragazzo stesso e nei presenti al fatto, avvertito come inutile e contrario al buon costume nonché alla tutela della dignità e riservatezza umana.. Tutto questo , quindi, crea una normale irritazione dei presenti alla scena. Le critiche a tale comportamento vengono del tutto snobbate dagli agenti presenti, che continuano ad avere atteggiamento inutilmente aggressivo, per il momento in senso verbale.
Nonostante tutto si cerca da parte della tifoseria di tenere i toni bassi e di procedere per l’ingresso nell’impianto di gioco, con una metodica nei controlli che continua ad essere estenuante ed immotivata.
Quando all’esterno dello stadio erano rimaste poche decine di tifosi, accadeva che:
Veniva bloccato un tifoso udinese per un semplice stendardo bianconero;
Di seguito, venivano dapprima fermati altri 2 ragazzi con felpe coperte dal giubbetto e poi allontanati a mal parole ed insulti dal reparto celere. La loro colpa? Avere una felpa riportante la scritta di 10 cm ACAB, intravista da un agente durante la perquisizione. A nulla sono valsi i tentativi di alcuni di noi di interloquire con le forze dell’ordine, ma anzi minacciati e sospinti veniamo incanalati verso i tornelli.
Scoprendo il rifiuto di far entrare i 3 ragazzi nonostante siano in possesso di regolare biglietto e ritenendo l’atteggiamento assolutamente non provocatorio da parte nostra, si decide per solidarietà di abbandonare lo stadio e tornarsene a casa. Questa modalità di solidarietà era stata svolta già in altre occasioni, sia dalla tifoseria vicentina che da altre, senza problemi di sorta o conseguenze violente da parte dei tifosi stessi.
Per correttezza e per evitare nuove tensioni, come sempre fatto anche in passato, avvertiamo della decisione un agente della Digos di Vicenza affinchè ne informi anche i colleghi Patavini. Questo, in sostanza, era sempre stato il comportamento di prassi, conseguenza di un rapporto di dialogo instaurato con gli agenti della Digos vicentina in queste occasioni, attraverso cui queste situazioni si erano sempre risolte con un allegra partita a pallone o chiacchierata all’esterno dello stadio (fatti riportati, tra l’altro, più volte, anche nelle cronache del Giornale di Vicenza).   Nel mentre si attendono risposte, qualche tifoso decide di avviarsi verso il portone di uscita di sicurezza, per vedere che stava accadendo, cancello che ci accorgiamo però essere bloccato all’esterno.
Questi tifosi, infatti, provano per una prima volta ad uscire ma il cancello viene chiuso in modo repentino e violento dall’esterno; lì per lì non si sa nemmeno da chi. Ad un secondo tentativo, per esasperazione più deciso, partono le prime manganellate e ci si rende conto che fuori a tener chiuso il cancello vi è un reparto della celere.. Si crea tensione e confusione, anche perché non si capisce il motivo per cui si attendeva una pacifica risposta dei funzionari della Digos e ci si trova, invece, la celere a sbattere portoni e partire con le cariche. Non si comprende perché, poi, si possa arrivare a limitare la libertà delle persone, la loro libertà di circolazione, soprattutto quando tale uscita dallo stadio era stata correttamente comunicata.
A quel punto vola qualche calcio da parte di alcuni ragazzi sul cancello ma nulla più. In risposta, nuovi colpi di manganello. Finalmente il cancello si apre e si avvia un dialogo con due funzionari di Polizia, diretto a chiarire l’intero accaduto. In sostanza, si voleva capire: perché il divieto di accesso di alcuni ragazzi, soprattutto quelli con la felpa ed indicati in narrativa più sopra; perché il blocco all’uscita, comunicato in tranquillità ad un agente della Digos di Vicenza; perché un atteggiamento così immediatamente violento della celere, quando l’uscita dallo stadio, come già accaduto in passato, sarebbe avvenuto in accordo con la Digos, senza alcuna volontà di scontro o disordini, per pura e semplice “solidarietà” ed amicizia con altri ragazzi; nel mentre si tenta questo dialogo, purtroppo le manganellate continuano da parte di alcuni agenti della celere. Perchè? Perché minare il buon esito del dialogo con tale atteggiamento inutilmente violento?
Soprattutto un agente ben identificabile (indicato da tutti i presenti come provocatore; tutti, indistintamente, da visuali diverse , in momenti diversi) per la stazza minuta ma ben attento a coprirsi il volto con il foulard del reparto mobile, continua ad invitarci fuori per continuare a rincarare la dose di manganellate. Ai continui richiami del funzionario, l’agente della Celere non calma la sua ira ed anzi con inviti espliciti (“Venite fuori merde, vi rompo il culo”) continua a provocare i tifosi presenti, agitando volutamente ed esplicitamente il manganello verso i tifosi vicentini, tant’è che alcuni di essi cercano di abbassargli il manganello. A questo gesto, l’agente in questione immediatamente intensifica i suoi atteggiamenti provocatori ed offensivi, in primo luogo verbali ed in secondo luogo agitando in continuazione il manganello, colpendo anche qualcuno dei presenti.
Nei diversi minuti in cui alcuni tifosi cercano di dialogare con i funzionari di Polizia presenti – in modo costruttivo, pacifico, chiarificatore, tant’è che alla fine verrà acconsentita l’uscita dallo stadio -, questo agente continua nel suo comportamento, offensivo, provocatorio e si ritiene non adeguato a chi porta una divisa delle Forze dell’Ordine.
A nulla sono serviti i richiami dei Funzionari presenti in loco; chi cerca di parlare con i Funzionari stessi, viene continuamente distratto da questo personaggio, dai suoi insulti, dalle sue minacce; con grande pazienza, alla fin fine, con ripetuti interventi da una parte e dall’altra (molti ragazzi si prodigano per mantenere il dialogo, nonostante la voglia di menar le mani del poliziotto in questione e il nervosismo di alcuni vicentini), la situazione viene chiarita e i tifosi vicentini che lo desiderano, finalmente possono uscire sul piazzale esterno allo stadio.
Tutto ciò premesso, con il presente esposto chiediamo che si voglia

Procedere 

 

Penalmente o in via disciplinare nei confronti degli agenti delle Forze dell’Ordine che si riterrà abbiano violato le norme di legge o di regolamento di disciplina, in particolar modo valutando la legittimità o meno di coloro che hanno provveduto:
ad imbarazzanti perquisizioni personali con comprovato denudamento di una persona;
a porre con metodi offensivi, ai limiti del contatto fisico, un ingiustificato divieto a circolare con una felpa con la scritta ACAB, di cui non risulta vietata né la vendita né la circostanza dell’indossarla;
a vietare con metodi violenti, provocatori ed offensivi la libera circolazione di persone comuni che volevano uscire dallo stadio e che avevano preventivamente avvertito un funzionario della Digos di Vicenza e di cui potrà essere fornito il nominativo, il numero di cellulare a riprova della veridicità di quanto detto.

Infine, si voglia valutare il comportamento di quell’agente della celere, da tutti indicato e individuato come offensivo e provocatore, che potrà essere facilmente identificato, essendo posizionato proprio vicinissimo ed alle spalle dei due funzionari della Digos con cui si era instaurato dialogo.
 

 


Alla fine solo la storia vince sempre

 
19 Giugno, sfuma il sogno dell’Atletico Roma, niente serie B, passa la Juve Stabia. Non regge più l’alibi che l’Atletico non è più la Cisco, che i Ciaccia hanno cambiato i colori sociali, che hanno rotto un pò col passato (più che altro quello scomodo dell’era-Tulli), e che, si dice, abbiano persino provato a ridare alla squadra il nome Lodigiani. E’vero, l’Atletico non possiamo odiarlo quanto abbiamo odiato la Cisco, può non stare neanche in grande antipatia, eppure, oggi come col Taranto, abbiamo gufato tutti Atletico Roma. Nessuno escluso. E credo sia un dato di fatto che ora stiamo godendo. L’Atletico Roma in serie B. No, sarebbe stato troppo. Perché è la Lodigiani la terza squadra di Roma, perché potevamo, dovevamo stare noi al loro posto, perché loro sullo scudetto si fregiano di quel 1972 che non gli appartiene, perché loro vorrebbero festeggiare i 40 anni di storia. Ma dove e come, se non ne hanno neanche uno, di anno di storia?
 
L’Atletico Roma non è calcio, ma è denaro, potere e politica. Prendiamo la famiglia Ciaccia. Un passato nel Fregene Calcio, anche lungo, e se non sbaglio pure al Maccarese. Imprenditori edili, i fratelli, di un certo rilievo. Ma poi si allargano oltre il litorale di Roma Nord, il lavoro ingrana, arrivano gli agganci giusti, quelli che ti fanno lavorare per davvero, e loro entrano nella società che comanda, quella che conta. E allora non basta più un Fregene Calcio per rappresentarsi, serve di più, serve il salto di qualità anche nel calcio. C’è la Cisco che sta finendo, e allora ecco l’acquisto, con un’idea: cambiargli un nome inglorioso, fare una squadra vincente, e soprattutto, far diventare il Flaminio un salotto della politica che conta. L’Atletico non fa propaganda di proselitismo come la Cisco, ai loro dirigenti basta riempire la tribuna autorità, facendola diventare il settore più caldo dello stadio, chiaramente escluso il settore ospiti quando hanno ammesso i sostenitori non tesserati. Nella tribuna del Flaminio si discute di politica e altri affari, il calcio è solo uno sfondo, un valore aggiunto, anche se la squadra ha il dovere di rappresentare l’immagine vincente dei loro padroni. Una squadra che ha il figlio di Previti come secondo in panchina ricorda molto la squadra libica in cui giocava il figlio di Gheddafi, un’altra situazione, certo, ma i meccanismi sono gli stessi. Nel calcio, come nell’edilizia, come qualsiasi cosa in questo Paese.
 
Una volta, una terza squadra di Roma, in lotta per la B, avrebbe attirato una folla immensa. Per Lodigiani – Salernitana, che peraltro era una semifinale, ci volle l’Olimpico, spettatori romani oscillanti tra i 5000 e i 7000. Non di certo i meno di 500 al Flaminio (ospiti esclusi) col Taranto o i 7-800 di oggi con Stabiesi e gufi vari infiltrati a scrocco in tribuna coperta. Storie diverse, calcio diverso.

Certo, qualche analogia tra la Lodigiani di ieri e l’Atletico Roma c’è. Non c’è dubbio che anche la Lodigiani ha scalato qualche categoria con l’acquisto di un titolo, che anche la Lodigiani ha goduto di agganci potentissimi e di favori, e che rappresentava una grande, grandissima industria italiana, di quelle che oggi mancano e che rimpiangiamo. Il resto è tutto diverso. Il titolo preso dalla Lodigiani poi, era quello della Maiacat, squadra aziendale che aveva già deciso di togliere baracca e burattini. La Lodigiani non era neanche la sola squadra aziendale di allora, ve ne erano tante in Promozione a girone unico (l’attuale Eccellenza, e vincendo si andava in serie D): Tor Sapienza Voxon, Golagomma, Stefer, Sigma Tau, Forgav, Assiroyal, Bancoroma, Acotral, solo per citare quelle che la Lodigiani ha affrontato negli anni del dilettantismo. Perché il dilettantismo di allora non era solo squadre di paese o quartieri, ma veri e propri dopolavori, peraltro ben organizzati a livello sportivo. Ma la Lodigiani, rispetto a quelle squadre, e, soprattutto, rispetto all’Atletico Roma, ha sempre avuto un qualcosa in più: ha avuto la passione di gente competente alle spalle, ha iniziato dal basso, dai tornei aziendali, per poi scalare le categorie, anche se, prima di farlo, ha calcato campacci di terra a non finire. Così come era un campaccio l’allora Francesca Gianni , in terra, tra le campagne. La Lodigiani lo prese in gestione e lo fece diventare il centro che oggi conosciamo. Il quartiere è diventato parte sempre più integrante del progetto, fino a diventare un tutt’uno con la squadra. Passione poi allargata ai quartieri limitrofi e a Roma intera infine. E già dagli anni della Promozione la Lodigiani gettava le basi del “modello Lodigiani”, con un’attenzione totale a tutte le squadre del settore giovanile. Altro che squadra aziendale che campa solo con le rendite dei propri finanziatori. La Lodigiani Costruzioni finanziava, inutile negarlo, e anche grazie a quei soldi, e a quegli agganci, è cresciuta. Ma per il resto ha fatto tutto da sé, combattendo contro realtà altrettanto potenti. Poi anche quando la Lodigiani è entrata nell’Olimpo dei professionisti ha continuato a riempire le tribune non più del Francesca Gianni, ma dello stadio Flaminio. Un idillio assoluto, che ha avuto il culmine nel già citato spareggio del Giugno’94 contro la Salernitana. Poi la Lodigiani ha perso parte del suo pubblico, comunque numeroso in partite di cartello o play out, ha traslocato spesso al Tre Fontane, ha perso parte del suo appeal, ma fino al 2004 a Roma è stata una realtà assoluta, costruita con sforzi devastanti e sacrifici a non finire. E allora cos’è l’Atletico Roma? E’ il nulla, è lo specchio della società di oggi, dove puoi avere tutto se puoi comprare tutto, se hai gli amici nei posti che contano. E’il calcio di chi non ha né radici né tradizione, e di conseguenza, neanche un futuro. E’ un calcio che anche la gente non comprende più. I numeri di spettatori avuti quest’anno dai biancoblu sono stati agghiaccianti, una squadra seconda con 100 spettatori al Flaminio è imbarazzante, così come i play off senza praticamente un seguito, tribuna autorità esclusa, qualche ingenuo, e qualche noto pagliaccione a pagamento. Almeno alla gente questo calcio, sempre più lontano dalla vita di tutti i giorni, non piace.
 
Eppure loro oggi, hanno perso, e forse era naturale così. Avrebbero perso anche salendo in B, con un contesto simile. Perché alla fine è solo la storia a vincere, e quella non piomba dal nulla. Va costruita giorno dopo giorno.
 
L’auspicio è che la Lodigiani si riappropri della sua storia, perché è vera, sana e autentica. Perché in qualche maniera è sopravissuta al ciclone che si è abbattuto su di lei 8 anni fa e ora può guardare al futuro. Sperando che chi la guida abbia un minimo di coscienza di ciò che la Lodigiani è, con la sua incredibile storia. Il calcio ha bisogno di una nuova, vera, favola Lodigiani.


Dubbi e speranze


Scritto da Giorgio Red

17 Giugno 2001. Si torna a teorizzare di Lodigiani. Teorizzare non è parlare, forse più romantico, ma di certo meno pratico. Le voci sono discordanti, diverse, come diverse sono appunto le teorie. Le teorie che si sono fatte dal primo momento (mai maledetto) dal giorno di quel Lodigiani-RomaVIII categoria Allievi, che rendeva ufficiale la rifondazione, la rinascita della Lodigiani dopo la sventura Cisco e bla bla bla.
Ora è un sentire tutti e non sentir nessuno, si perchè gli innumerevoli personaggi che bivaccano tra La Borghesiana e San Basilio non si contano più, esclusi i fuori sede che ogni tanto tornano in auge. Di certezza c'è l'ufficialita della parte tecnica. La Lodigiani se mai avrà la prima squadra sarà priva del direttore Marco Guidi e del mister Stefano Giumento, che si sono accasati a Guidonia, in Eccellenza. Credo da tutti i più sentita auguri e speriamo sia un lieto arrivederci.
Comunque la settimana prossima dovrebbe (deve!!!) essere quella decisiva. Noi abbiamo dimostrato il nostro attaccamento alla causa senza se e senza ma con la passione che ci ha sempre contraddistinto. Siamo carichi di idee e di voglia di lavorare per il bene della squadra, della prima squadra. Invitiamo tutti gli azionisti della AS Lodigiani Calcio di tenere in considerazione questo e di sfruttare correttamente tutto quello che verrà offerto. Per la Lodigiani, per il suo bene. Fate chiarezza, saremo con voi!

Avanti Lodigiani, avanti Ultrà Lodigiani. Voi in campo, noi sugli spalti, uniti si può volare!


Gli accattoni

 

La Lodigiani è in vendita. Nel frattempo che i Moretti cercano di piazzare disperatamente le loro quote, svalutate da una politica gestionale e di bilancio disastrosa, accantonando pure proposte bislacche e prive di concretezza, sul futuro della prima squadra, ma anche delle stesse giovanili, si addensano nubi più nere di quelle viste negli ultimi giorni a Roma. A prendere in mano la situazione dovrebbero essere i soci di minoranza, quella miriade (troppi) di persone che non è interessata a vendere le proprie quote se non a prezzi quasi da usura: nel frattempo la loro soluzione è semplice, ovvero puntare solo sulle giovanili  e scuola calcio(tra l'altro senza investire), tagliare i costi inutili (praticamente tutto, in primis la prima squadra), continuare a prendere profitti dove possono (scuola calcio e il trasferimento di qualche giocatore più interessante) e cacciare zero euro per ogni singola voce di spesa che il club richiede. Si dice che l'unione fa la forza, e avere tanti piccoli soci che si dividono le spese è un vantaggio: nella Lodigiani non è così, i soci di minoranza vogliono ricevere senza dare niente, vogliono vedere i profitti, ma non sanno che prima di poterli vedere bisogna programmare, investire e spendere, parola che questi uomini inconsistenti hanno eliminato dal proprio vocabolario. Per loro la Lodigiani è un mero business, se si guadagna spartiamo, se si è in perdita allora attaccateve tutti a 'sta ceppa! Oltre tutto, questi piccoli personaggi in cerca di investitore, con la loro deleteria presenza, inquinano, deturpano, la storia della Lodigiani: Sagramola ce l'ha insegnato e ha creato il modello Lodigiani, per vincere vanno si bene i giovani, ma serve una prima squadra per lanciarli, in altri termini serve serietà e programmazione. Altrimenti, cari piccoli dirigenti, se volete far profitti con bambini e ragazzini, vendete le vostre quote della Lodigiani e compratene del Savio, dell'Atletico 2000 o del San Lorenzo. Sempre che siano alla vostra portata, naturalmente. La politica storica della Lodigiani comprende tanta gioventù e una prima squadra. Accattoni e saltimbanchi al seguito non fanno parte di questa tradizione.