L’impegno

Avevo promesso un sunto finale sulla nostra piccola rassegna tenutasi fino a Sabato scorso presso la Fondazione Gabriele Sandri. Lo faccio parlando dell’impegno.


L’impegno, come suggerisce la stessa parola, è un concetto impegnativo. Perché poi c’è impegno e impegno. C’è l’impegno di chi ormai ha dato la parola, anche se non ha tanta voglia di portarlo a termine (ma lo fa comunque), e c’è l’impegno di chi fa qualcosa col fuoco dentro, di chi l’impegno lo prende con il cuore e con le azioni, l’impegno di chi si porta magari tutto sulle spalle ma non gli pesa. Per quanto mi riguarda,ne i miei quasi 18 anni di Lodigiani, il mio è stato il secondo caso, anche se a volte, determinate situazioni, hanno fatto si che mi trovassi nel primo.


L’impegno è uno di quei valori sacri, uno di quegli elementi essenziali necessari affinché una cosa riesca o meno. Di sicuro l’impegno è una di quelle cose che si fa peccato mortale quando lo si tradisce.  Io posso dire che, solitamente, l’impegno è una cosa che si riconosce subito; da noi, per forza di cose, è sempre stato così. Un fatto del 2001, è passato tempo ma è emblematico. A parte me, non faccio nomi, tanto non serve, io e un’altra persona stavamo passando in rassegna gli articoli della fanzine che sarebbe uscita il Sabato seguente (che poi, a ripensare a quelle serate che diventavano puntualmente nottate per chiudere una fanzine, altro che impegno…cuore e sudore direi…). Ce n’era uno di un ragazzo che, pur essendo un assiduo del gruppo, non aveva mai scritto su “Voce in Capitolo”, e se quella volta lo aveva fatto fu solo per una nostra pressante richiesta in riunione affinché sui nostri numeri non ci fossero sempre le solite firme. Non io, ma l’altra persona, quando lesse l’articolo, disse: “ma che è sta merda? E’ impubblicabile! Me fanno schifo degli articoli così!”. E io provai a giustificare il nostro malcapitato scrittore, dicendo che comunque si era impegnato. Mentivo perché in realtà non ero io quello che aveva ragione. Eppure si premiò lo sforzo di chi fece una cosa chiaramente contro volontà, e l’articolo venne pubblicato. Questo per dire che, talvolta, non è necessario il sacro fuoco per impegnarsi, anche se chi ha quel fuoco crea un abisso con chi non lo ha. In ogni caso, non pubblicando quell’articolo, mi sarei ad ogni modo sentito uno schifo a non premiare chi, comunque, aveva fatto uno sforzo.

La triste realtà, purtroppo, è che l’impegno, almeno da queste parti, non viene premiato. Anzi, viene talvolta umiliato, perfino ridicolizzato. Può essere l’impegno di un genitore che sacrifica la vita per i suoi figli e che rimane impotente quando essi prendono una cattiva strada. Può essere il dipendente che entra in azienda a volte persino gratis, e si impegna a tutto spiano per poi non essere pagato e far infine posto ad un’altra persona che si illuderà come lui. Può essere la ricerca di un professore che magari sacrifica parte della serata se non di più per portare il giorno dopo in classe del materiale interessante che alla fine i suoi ragazzi neanche vedranno. Ma può anche essere l’atteggiamento di chi sa che ti porti dietro una determinata croce, e da davanti ti dice “sei un eroe”, e alle spalle “sei un coglione”(parafrasando una frase ormai divenuta celebre nell’ambito del nostro gruppo).Purtroppo, temo, che anche il nostro lavoro per la mostra (e stavolta ci tengo a sottolineare anche il mio, non l’ho mai fatto ma ci deve pur essere una prima volta), abbia fatto al stessa fine. Forse è presto per dirlo, perché magari qualcosa a livello di interesse generale si sarà pur smosso (com’è che ha detto Quirino nel suo articolo? Ah si: “Che fine farà la Lodigiani, con il suo nome e la sua storia? Questo non mi è dato saperlo. Spero solo che alla fine, per rispetto e stima dei miei amici che ancora sostengono la “causa Lodigiani” qualcosa in questa assurda storia, per loro, possa filare liscio”), però stavolta, più di altro volte, stando per ore e prendendomi incazzature per quel cazzo di DVD, impaginando ben 16 pagine di fanzine (e correggendole e aggiungendogli delle appendici), rielaborando quei fogli del Trust che tanto non sono serviti neanche a dare una spinta al gruppo, creando le locandine e il file per la targa-ricordo da dare alla Fondazione e infine radunando il tanto materiale per questa mostra, ho avuto grandi aspettative. Per carità, hanno ragione i Buddhisti quando dicono che uno dei segreti della felicità consiste nel non avere aspettative su niente. Ma è ovvio che ogni persona, non essendo una fredda macchina calcolatrice, ha i suoi sogni, le sue ambizioni, le sue aspettative appunto. Ora non la faccio troppo lunga, e neanche scendo nei particolari elencando i motivi del mio malcontento, ma temo che solo nella giornata inaugurale parte di quelle aspettative si siano concretizzate. Il resto è stato solo una serie di incazzature e l’attesa che finalmente questa mostra finisse. Troppe quelle piccole cose che non sono andate e, come detto, un lavoro forse sproporzionato per una cosa che, sapevamo si piccola, ma per noi era importante. L’impegno c’è stato al 100%, ma la resa è stata del 20-30%. Questa è la mia analisi ultima, portata con molta amarezza ma anche con la consapevolezza che di più era difficile fare.


Finisco per ricongiungere il mio discorso iniziale alla nostra amata (si fa per dire) società Lodigiani: voi sapete che questo gruppo per la Lodigiani si è sempre impegnato, e voi siete sempre stati i primi che quell’impegno lo hanno annichilito. E’ ora che anche voi cominciate a fare qualcosa per salvare quello che noi abbiamo riconosciuto un pezzo essenziale del la storia calcistica di Roma. E’ bene che anche voi vi cominciate ad impegnare sul serio, perché può essere che prima o poi, chi si è sempre impegnato veramente, sbatte la porta e se ne va.

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Cuore e sudore: la lettera di Antonio Candreva

Arrivata all’ultimo minuto, e impossibile da stamparsi causa problemi tecnici alla stampante della Fondazione Sandri, ecco il testo della lettera che Antonio Candreva ci ha fatto arrivare per esserci vicino nella nostra iniziativa di rivalutare il nome della Lodigiani  Calcio!

“Fin da bambino ho sognato di fare il calciatore.
Giocavo sempre, continuamente anche in strada.
I miei genitori hanno compreso la mia passione per il calcio e mi hanno sostenuto senza esitazione!
Poi ho avuto la fortuna di approdare al settore giovanile della Lodigiani e la mia carriera ha subito un’impronta fondamentale.
Una societa’, la Lodigiani, che mi ha insegnato i valori del calcio, dello sport in generale: la fatica, l’impegno, la determinazione, e soprattutto il rispetto per compagni, allenatore, avversari.
Mi ha fatto crescere come uomo e come calciatore.
La Lodigiani con la sua grande tradizione meritetebbe palcoscenici calcistici di ben altro livello.
Lo sport deve essere un momento di aggregazione, passione, divertimento, mai di violenza.
Colgo l’occasione per salutarecon affetto tutta la famiglia di Gabriele Sandri che con la fondazione ha voluto proprio promuovere e diffondere i valori sani dello sport.

Antonio Candreva”


Quarto anniversario morte di Gabriele Sandri

4 Novembre 2007 – 4 Novembre 2011

Ricordando Gabriele

Il DVD uscito in occasione della nostra rassegna presso la Fondazione Gabriele Sandri, verrà pubblicato capitolo per capitolo su Youtube (in arrivo il Canale Lodigiani) e sarà scaricabile, sia integralmente, sia capitolo per capitolo, sul nostro sito. Tuttavia, essendo oggi la quarta ricorrenza dell’uccisione di Gabriele, ci è sembrato doveroso partire dall’ultimo capitolo del nostro DVD, dedicato a Gabriele. Per non dimenticare, ascoltando il suono del silenzio.


“Cuore e sudore”: l’articolo del Corriere Laziale

Unico organo di stampa a parlare della giornata di Sabato, grazie alla preziosa presenza di Michele, è stato il Corriere Laziale, oltre a Supertifo (chiaramente nuova edizione), di cui era presente il direttore ma non so se e quando uscirà l’articolo. Per quanto abbastanza breve, il pezzo racchiude tutto quello che c’è da dire di saliente sulla nostra giornata inaugurale di Sabato. L’importante è che se ne parli, perché la Lodigiani ha ancora tanto da dire. Qui sotto l’articolo, che potete ingrandire e leggere cliccando sullo stesso.


Inaugurazione “Cuore e sudore”

“Cuore e sudore, 40 anni di storia, 15 d’amore

Pronti, partenza, via!

Giornata inaugurale di Sabato 5 Novembre 2011

Detto e ribadito più volte, inutile credere ad una casualità totale delle cose. Se la Fondazione Sandri non ci avesse contattato a Luglio, di cosa parleremmo oggi? Cosa avrebbe fatto il nostro gruppo se non rimuginare sulle stesse cose? Oggi, invece, abbiamo di cui parlare, fermo restando che le conclusioni verranno fatte solo a fine manifestazione.


Parliamo per esempio di ciò che noi abbiamo fatto per preparare questo evento: pur rimarcando lo stress, nonché la mancanza di abitudine, nell’organizzare una rassegna come questa (e meno male che si è svolta in uno spazio non eccessivamente grande o andavamo in tilt), il gruppo ce l’ha messa tutta. E’ stato un lavoro corale, di gruppo nel vero senso della parola, dove più o meno tutti hanno rispettato le consegne prese. Mi scuso io, piuttosto, per aver presentato un video incompleto e non di qualità perfetta, cercherò di rimediare al più presto. In ogni caso, il lavoro preparatorio, svoltosi a dovere, ha fatto si che ci siamo presentati al giorno prestabilito, 5 Novembre 2011, presso la Fondazione Sandri, senza che mancasse veramente nulla, se non delle piccole cose alle quali si è rimediato presso negozi vicini (quant’è cara Prati!) o con brevi sortite fuori dal quartiere.


Nervosismo tanto veramente. Troppa la paura che qualcosa andasse storto, troppa la stanchezza, nonché lo stress accumulato nei giorni precedenti, troppo il timore un fiasco completo. Dalle 10 di mattina, comunque, quasi tutto il gruppo era già al lavoro, prendendosi il suo spazio nella Fondazione, che non finiremo mai di ringraziare, e decidendo cosa mettere e dove, con svariati ripensamenti e prove tecniche di ogni tipo.


Col passare delle ore, e l’avvicinarsi delle 17, è inevitabilmente aumentata la stanchezza con il relativo nervosismo, anche se, già dalle 14, era più che chiaro che quello che doveva esser fatto, sarebbe stato alla fine fatto.
Ore 17:00. Tutto pronto. Le magliette più belle della Lodigiani su dei busti offerti dalla Fondazione, le altre su dei cartoni ritagliati, gli album sistemati con ogni didascalia possibile, la vastissima oggettistica, i capi di abbigliamento più vari (t-shirt del gruppo, berretti, persino una cravatta, per non parlare delle mitiche sciarpe di cui una della stagione 82/3!), letture e gadgets da dare in omaggio, e il nostro striscione “Giustizia per Gabriele” che ci fissava dall’alto della scalinata a chiocciola, dove era stato appeso.


Con grande puntualità sono arrivati i nostri primi ospiti, di cui molti, alla fine, non so neanche chi fossero e perché stavano là. Il primo che ho visto è stato un Tonino Ceci in forma smagliante come non lo avevo mai visto, sorridente che mi / ci porta (il “mi” è a evidenziare che a fine mostra la tengo io) un regalo per la rassegna, ovvero la storica maglia bianca dell’Adidas a strisce fine blu, col vecchio simbolo della Lodigiani, indossata da lui stesso il giorno della promozione della Lodigiani in serie D. Era il 1980. Quasi commosso prendo il regalo e saluto Malvicini, che mi annuncia che sta per arrivare l’ospite (veramente) più inatteso: l’ingegner Lodigiani! Mai visto in quasi 20 anni di Lodigiani, e osservato solo in qualche rara foto di repertorio biancorosso, oggi sarebbe venuto a conoscere gli ultrà della squadra che porta il suo nome. Nell’attesa mi dicono che è arrivato Cristiano Sandri col suo piccolo Gabriele, e a quel punto rientro nell’edificio della Fondazione, senza sapere che da quel momento, per la mole di gente incontrata, non ne sarei più uscito fino a fine mostra.


Fare rappresentanza non è mai stato il mio forte, ma parlare con i più svariati ospiti di Lodigiani mi ha messo subito a mio agio. Poi è arrivato, con suo figlio, l’Ingegner Lodigiani, che con un sorriso smagliante, nonostante qualche acciacco dovuto all’età, ci ha accompagnato per la restante parte del pomeriggio. Mi ha sorpreso la sua voglia di ascoltarci,  la disponibilità, e sinceramente, non ho mai visto una persona che in almeno un’ora di permanenza, non ha smesso un attimo di avere un’espressione allegra e piena di gioia. L’Ingegnere, per me, è sempre stata una figura stranamente estranea al contesto Lodigiani. Una persona immersa nel suo lavoro di costruttore fin quando ha potuto lavorare, l’uomo che gestiva con successo una delle più grandi aziende di costruzioni del mondo, colui che ha dato il suo nome ad una piccola squadra senza prevederne minimamente gli effetti futuri, era lì, a parlare con noi. Mi sono sempre chiesto cosa ne pensava di quella squadra che ha superato di fama un’azienda quasi secolare, del fatto che persino lui, come Lodigiani, oggi, è riconosciuto dai più per la squadra tanto che per l’azienda. Gliel’ho domandato, e dopo avermi ricordato che in questi anni solo una persona lo ricordava più per l’azienda che per la squadra, ha detto che ne era ben contento, ed era sincero. Non mi pare una persona che mente, neanche per diplomazia. Per me la presenza del vero Lodigiani a questa mostra ha rappresentato un cerchio leonardesco, un qualcosa che può chiedere un’epoca ma, forse, aprirne un’altra, un surreale in cui Garcia Marquez avrebbe sguazzato in lungo e in largo, facendo della Lodigiani la sua nuova Macondo e dell’Ingegnere il suo novello José Arcadio Buendía (non avete letto “Cent’anni di solitudine”? Fatelo.).


Poi è arrivato il momento della parte ufficiale, un mio improvvisato discorso, breve il più possibile e finalizzato solo a dei sinceri ringraziamenti alla Fondazione, a Cristiano Sandri, agli ospiti intervenuti e soprattutto al nostro impareggiabile gruppo), nonché la consegna di una nostra simbolica targa a Cristiano, dedicata a Gabriele (targa che riprendeva la frase di un articolo di Simone apparso su “Voce in Capitolo” numero 73). Dopo una replica di Cristiano Sandri (che ringrazio ancora adesso per la sua cordialità e per la benevolenza dimostrata verso di noi), pian piano abbiamo chiuso questa giornata inaugurale, che penso sia stata bella per tutti, o perlomeno me lo auguro.


Dopo un po’ di cazzeggio davanti alla Fondazione ormai chiusa e aver fatto danni in un bar circostante (tanto per non smentire la nostra fama), cena finale da Pizzami a sera inoltrata, con Guidi nostro lieto ospite (arrivato anche nel finale della parte inaugurale alla Fondazione, giusto in tempo per finire tutte le pizzette sul tavolo) assieme a Michele, nostra conoscenza da un po’ di tempo ormai.


Qualche conclusione a fine mostra; intanto, fino al 18, vi invito a visitare il nostro spazio presso la Fondazione Sandri dalle 10 alle 18, dal Lunedì al Sabato.

Ps: causa problemi al computer, non è stato possibile trasmettere l’intervento audio di Rinaldo Sagramola. Provvederemo a breve su questo spazio.