Giustizia per Gabriele
Giustizia in generale


Come da tre anni a questa parte, mi ritrovo di fronte ad una data che di certo non può lasciare indifferente chi, come me, ha sempre vissuto di stadio e ultras. E’ proprio insistendo a pensare che ho maturato la certezza che il caso di Gabriele non va visto come un caso a sé stante, che a noi sta comunque ben a cuore per ovvi motivi (un ragazzo giovane, di Roma, con la passione dello stadio) ma come insieme di un sistema marcio che ormai è in completa decomposizione. Ho sempre pensato: cosa sarebbe successo, in un caso analogo ma all’estero, in una situazione identica a quanto successo a Gabriele Sandri? In un qualunque stato europeo, magari con qualche minima eccezione, il poliziotto sarebbe stato subito messo agli arresti, sospeso dal servizio e avrebbe avuto anche un processo per direttissima data la fragranza del reato. A cosa abbiamo invece assistito noi? A teorie campate per aria su proiettili di rimbalzo, ad omertà da parte delle istituzioni pubbliche, e all’ennesimo tentativo di depistare e persino insabbiare le indagini. E questo non è un caso isolato. Altre volte ho fatto i nomi di ragazzi o uomini morti da un giorno all’altro, a volte in libertà, a volte in carcere, per l’eccessiva brutalità o l’incredibile idiozia di uno o più agenti delle forze dell’ordine. E allora forse Gabriele, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e tutti gli altri vanno inquadrati non come casi isolati, ma facenti parte di un sistema che ormai è un vero stato di polizia. Partendo dal presupposto che in nessuna parte del mondo esistono forze dell’ordine perfette ed impeccabili, vi domando: quante volte avete sentito in Italia un Ministero dell’Interno, un dirigente di polizia, un agente, chiedere scusa e riconoscere un errore suo o dei propri sottoposti? Io non lo ricordo, al massimo, in casi un pò troppo lampanti, tipo Stefano Gugliotta (ve lo ricordate?) si è dovuto riconoscere l’errore, si è promesso di approfondire le indagini sui poliziotti che lo hanno pestato a sangue, e poi non se ne è più parlato, come era ovvio. L’ultimo passaggio logico dei miei pensieri, mi porta a ciò che sta accadendo in tutta Italia in questi ultimi mesi: gente incazzata che scende in piazza per difendere i propri diritti, dalla Lombardia alla Sicilia, e che quasi sempre in maniera eccessiva ed ingiustificata viene caricata da agenti di polizia: a quanti casi abbiamo assistito in questi ultimi mesi? Io ricordo i manganelli a iosa contro i manifestanti di Terzigno e Giugliano, le cariche contro i manifestanti Aquilani a Roma, la recentissima carica di Brescia, a Torino contro gli studenti, in Val di Susa contro i No Tav, a Napoli contro gli operai Fincantieri,  e troppi se ne possono citare. E guardate che qua non si sta parlando di stadio, e quindi come dice qualcuno, del solito vittimismo degli ultras….qua si parla di vita reale, di gente che scende in piazza per i propri diritti, per il lavoro, o per difendere il proprio territorio. Però anni fa, quando non c’era questa tensione sociale, e le cariche riguardavano pesantemente solo gli ultras erano solo questi ultimi ad essere sempre dalla parte del torto secondo l’occhio sociale, e noi eravamo dei pazzi visionari quando dicevamo che ciò che facevano allo stadio era solo un laboratorio che poi si sarebbe esteso, in caso di necessità, fuori dallo stadio. Ed ecco che allora tutti i conti tornano: Gabriele Sandri, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Riccardo Rasman, Aldo Bianzino, le tante misteriose morti di carcere passate sotto silenzio, le cariche allo stadio, alle università, in mezzo ai cortei dei ragazzi, davanti ai cantieri o in mezzo ai disoccupati, nei posti di presidio o davanti alle discariche, l’omertà, il concetto che il poliziotto che serve (ma nel vero senso della parola) lo Stato ha sempre ragione, deve essere impunito, tiene il posto di lavoro e viene persino promosso, la copertura di questure e Ministero, il controllo sociale dei mezzi di informazione, l’arresto selettivo di contestatori al passaggio di qualche politico, le querele mandate qua e là a chi dice troppo, le leggi bavaglio contro l’informazione e quelle contro lo sviluppo di internet, le leggi anti-costituzionali anti-ultras, le leggi a completa discrezione della polizia, l’anonimato degli agenti delle forze dell’ordine mai dotate di un numero identificativo ben visibile, il controllo mafioso-piduista dello Stato si sintetizzano in un solo concetto: Stato di Polizia. Paranoico? Forse un pò. Ma non lontano dalla realtà. Perché se continuassi col delirio di ciò che sto scrivendo potrei cominciare ad elencare, sempre sommariamente perché è impossibile ricordare tutto, ciò che abbiamo subito come cittadini in questi ultimi anni sotto ogni punto di vista e che può essere protetto solo da un intervento massiccio della polizia o di chi in sua vece. C’è solo una cosa che non riesco a capire: spesso i poliziotti o carabinieri che si celano dietro una divisa o dietro dei caschi non sono altro che ragazzi come noi che subiscono un sistema marcio e che vengono sfruttati e sottopagati: mi chiedo come sia possibile che quando scoppia qualche caso nessuno abbia mai la coscienza di denunciare ciò che magari non ha fatto ma visto fare da dei colleghi, o quando sente ordini assurdi impartiti dai superiori, come quello di caricare e picchiare gente inerme. Forse anche quello è un sistema di ricatti per chi non sta al gioco, e di promozioni per chi si sa fare i cazzi suoi.
Mi sono molto allontanato dal caso Gabriele, ma l’ho fatto cercando di seguire un filo logico, per arrivare al controllo totale che oggi subiamo e del quale spesso in tanti, troppi, non si rendono conto. Certo, noi chiediamo Giustizia per Gabriele, però, oltre a quello, dovremmo chiedere Giustizia e basta per ogni abuso che ormai si consuma quotidianamente di fronte ai nostri occhi. Anche se spero sempre che Spaccarotella passi almeno 10 anni in una prigione (cosa che tanto non avverrà mai), non credo che dovremmo fossilizzarci su un caso, ma combattere l’intero attuale sistema di potere, con le sue ingiustizie e i suoi sporchi giochi. Perché se il sistema fosse stato diverso Spaccarotella non avrebbe avuto un giorno di libertà da quel giorno di 3 anni fa, e avrebbe perso il lavoro. Ma forse, in un sistema più sano, Gabriele sarebbe ancora vivo, e noi non saremmo ancora qui a chiedere, ora e sempre: GIUSTIZIA.

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11/11/2007 – 11/11/2010

GIUSTIZIA PER GABRIELE!

"Ho appena finito di suonare… ed ora come al solito in partenza per portarvi fino alla vittoria"


Alba Villa-Lodigiani 1-2

Clamoroso a Rieti…

Che dire? Si è passati in 7 giorni da una Lodigiani amorfa, arrendevole ed irritante ad una squadra battagliera, arcigna ed ordinata in campo.

Quella andata di scena al "Vecchiarelli" di Rieti è stata una gara che ha visto gli uomini di Giumento dominare per ampi tratti portando a casa 3 punti meritatissimi con un punteggio che avrebbe potuto essere ben più largo rispetto al 2-1 finale.

I biancorossi partono subito forte cingendo d'assedio l'area avversaria ed al 10', direttamente su calcio di punizione, Mazza firma il vantaggio ospite con tutti i giocatori che vanno ad abbracciare il mister in panchina. L'Alba Villa fatica a reagire e non impensierisce praticamente mai Morganti se non con qualche velleitaria conclusione da fuori area. Poco prima dell'intervallo arriva il raddoppio con un grandissimo gol di Vinella che scavalca l'estremo difensore avversario con un fine pallonetto da circa 7 metri. Si va così al risposo sullo 0-2 tra gli applausi dei presenti giunti dalla Capitale.

Nella ripresa l'Alba Villa tenta di reagire ed al 54' riesce ad accorciare le distanze con un bel gol in girata di Rosati. Tutto lascia presagire ad un secondo tempo a senso unico con i reatini protratti all'attacco alla ricerca del punto del pari, in realtà la Lodigiani incassa il colpo e ricomincia a macinare gioco ed occasioni fallendo minimo 5 palle gol nitide. I padroni di casa sono inermi e non riescono praticamente mai a creare qualcosa di veramente concreto.

Siparietto nel finale quando l'arbitro fischia la fine delle ostilità salvo poi far rientrare in campo le squadre per giocare l'ultimo minuto di recupero che gli era evidentemente sfuggito. A termini di regolamente non so quanto questo sia possibile, ma certamente  il direttore di gara aveva già dimostrato in precedenza la propria incompetenza fischiando praticamente ogni singolo contatto ed ogni presunto fuorigioco. Nei 60 secondi di recupero sul recupero non succede però nulla, usciamo vittoriosi e con 3 punti che ci danno speranza per il futuro. Domenica prossima alla Borghesiana arriva il lanciatissimo Monterotondo Scalo, sarà un ottimo banco di prova per testare le ambizioni di questi ragazzi!