Un nuovo coro:

"forza grande lodigiani, noi per te battiam le mani.

e di urlare non saremo stanchi, e questo coro lo fan tutti quanti"

sulle note di "Bartali" di Paolo Conte, cantata da Jannacci e da Lauzi

Se volete scaricarla vi consiglio la versione di Bruno Lauzi, è più ritmata.

potrebbe proseguire così…

"malvicini dacci il vino, che cantiam fino al mattino.

noi da sobri siamo un po stonati, ma da ubriachi facciam boati"

http://www.youtube.com/watch?v=k1-fnvM_SKU

http://www.youtube.com/watch?v=xo-6mgRVTl4

 

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Per non dimenticare….

 

 

 

www.gabrielesandri.it


miMANCAlaLODIGIANI

un caro saluto a tutti voi amici… scusate il mio piccolo momento di malinconia…


Dopo _____ Lodigiani – Castel San Pietro, nel Settembre 2004, nessuno avrebbe scommesso un centesimo di Euro che nel 2008 gli Ultrà Lodigiani sarebbero ancora esistiti.

E invece oggi, nel Febbraio 2008, eccoci ancora qui, più uniti che mai, più volenterosi che mai e con la voglia di non mollare mai…

…e allora fate il vostro gioco, continuate a scommettere, ma non puntate contro gli Ultrà Lodigiani, rischiereste di perdere tutto!

…ORA E SEMPRE AVANTI ULTRA’ LODIGIANI!


Cristiano Sandri quali sono le parole che
ancora vanno dette.
«Voglio dire quello che avevo in testa i primi giorni dopo l’omicio di mio fratello, far presente meglio tutto quel bailamme mediatico e la strumentalizzazione che hanno fatto della morte di Gabriele: hanno parlato di violenza nel calcio, di decreti, di scontri, hanno richiamato il caso Raciti ma Gabriele con tutto questo non c’entra niente. Hanno ucciso un ragazzo e hanno provato a nasconderlo. Già dall’inizio».
Per come è stata diffusa la notizia?
«Per quello, perché non hanno fermato il campionato, per quello che è stato sostenuto in una conferenza stampa talebana del questore di Arezzo dove è stato impedito ai giornalisti di fare domande, per quello che si diceva ancora il giorno dopo in Parlamento: si sosteneva la tesi incredibile di un colpo sparato in aria, si prendeva tempo».
Perché?
«La discriminante è la divisa. Il fatto che ci fossero di mezzo le istituzioni in un delitto talmente grave, così grave, ha fatto sì di cercare fino alla fine di nasconderlo, di salvare il salvabile. Ma non c’era più niente da salvare. Hanno fatto emergere un’immagine distorta di quello che era accaduto, hanno parlato di terrorismo… una cosa simile è degna dei peggiori regimi dittatoriali. "Caso Sandri: arrestati i terroristi". In Italia è andata così, all’estero la BBC ha aperto: "Poliziotto uccide a sangue freddo un tifoso". Non è un titolo, né una forzatura, è stata la realtà».
Adesso, da tempo, se ne parla poco.
«Adesso c’è silenzio. Assordante. Eppure una notizia così andrebbe sviscerata da tutti i punti di vista, andava trattata dai vari Porta a portae Matrix che, a parte l’immediatezza della notizia, a parte l’audience che facevano all’istante, non hanno detto più niente. Oblio».
Quanto voluto?
«O voluto o dettato dalla tirature di copie, dallo
share. Ma com’è possibile che le armi si usino così? Come non parlarne? Come non sviscerare una notizia così grave? Così grande nella sua gravità?. Io ho ringraziato personalmente il testimone che ha raccontato di aver visto quel signore mettersi in posizione per prendere la mira perché altrimenti ho paura che ancora oggi staremmo a parlare di colpi sparati in aria. Ho detto che il silenzio è assordante perché lo abbiamo ascoltato in prima persona, soprattutto qualche giorno fa».
Qualche giorno fa sono uscite delle perizie…
«Già, parliamo di perizie e di accertamenti tecnici: questo signore, questo agente, ha avuto la voglia di sparare. Per quanto riguarda la tesi della deviazione della pallottola, l’unica che potrà sostenere la difesa, gli accertamenti che sono stati depositati riguardano gli elementi chimici rinvenuti sul proiettile per vedere appunto se ha toccato qualche colpo estraneo prima di uccidere Gabriele. Dalla relazione del consulente del pubblico ministero, quindi non il nostro, emerge che non ci sono elementi che possano indicare l’impatto con un corpo diverso. Noi questa relazione l’avevamo in mano da venti giorni, ma ci dicevamo: "Ora se occuperà la stampa, adesso arriverà la televisione", invece se non fossimo stati noi a fornire un’indicazione del genere non se ne sarebbe parlato per quel po’ che si è tornato a fare. Non se ne sarebbe parlato per niente».
Fa aumentare la rabbia?
«Sì, perché ti trovi impotente… Noi ci troviamo in difficoltà perché non vorremmo emergere come quelli che forniscono le informazioni alla stampa o che vanno per televisioni, però… Dopo due giorni avremmo potuto lanciare un’agenzia, ne abbiamo aspettati venti».
Il presidente Napolitano nel suo messaggio
di fine anno non ha ricordato Gabriele, ve
l’aspettavate?
«Il presidente Napolitano è stata la seconda persona dopo Veltroni a farsi vivo con noi, e si è fatto sentire veramente. Ci ha detto di essere rimasto sgomento per un evento del genere, ha parlato di gravità estrema. Il presidente non ha parlato di generica violenza negli stadi come hanno fatto certi media, cercando l’orribile equazione: è stato ucciso un poliziotto, poi un tifoso… »
Invece…
«Invece il calcio non c’entra niente. Che quei ragazzi andavano a vedere la Lazio a Milano si è saputo dopo. Chi ha sparato a 60 metri, con le auto che passavano, coi ragazzi che non avevano né sciarpe né bandiere, non sapeva fossero tifosi. E’ stato un atto di volontà di uno scellerato, di un delinquente, come ha avuto modo di dire il procuratore capo di Arezzo, non io».
Ci sono sentimenti di rabbia nei confronti
delle forze dell’ordine?
«Noi non vogliamo generalizzare, capiamo bene
che non tutti gli ambienti sono uguali, che ogni
categoria ha i suoi interpreti. Proprio per questo
chi ha sbagliato deve pagare. Abbiamo avuto la visita del capo della polizia, il dottor Manganelli, che ha ammesso la responsabilità di quell’appartenente alle forze dell’ordine»
Avete amici poliziotti?
«Sì, ne abbiamo anche come amici di famiglia».
Come si sono posti?
«Con difficoltà , non si spiegavano, non si spiegano come sia potuto accadere una cosa simile, un gesto così sconsiderato: un’arma un poliziotto la deve usare perché è in pericolo la vita propria o quella degli altri. Basta».
Non sono state prese alcune misure cautelari
nei confronti dell’agente Spaccarotella.
«Questo signore è a piede libero. Tutti quanti si sono sbrigati a dire, giustificando col ritornello "l’inquinamento della prova, reiterazione del rato, pericolo di fuga… non ci sono gli estremi per…" Beh… Per l’inquinamento della prova non è stato detto nulla sul fatto che la zona in cui ha sparato il poliziotto non è stata posta sotto sequestro, dei due colpi che sono stati sparati, caso strano, è stato rinvenuto soltanto il bossolo del proiettile che secondo loro è stato sparato in aria, e non quello che invece ha raggiunto mio fratello. Per quanto riguarda la reiterazione del reato… uno che prende un’arma e spara con questa facilità si può immaginare anche che un giorno esca di casa e dia una bastonata in testa a qualcuno. Ecco, facciamolo qui il parallelismo con il caso del povero Raciti dove il minore indagato è stato raggiunto dalla custodia cautelare. E non c’entrava. "La legge è uguale per tutti", c’è scritto sui banchi delle aule di giustizia. Dovrebbe. 
E dovrebbe far riflettere».
Il tempo che variabile è adesso?
«Noi confidiamo nella celerità del procedimento,
a febbraio verranno depositate le ultime relazioni sugli accertamenti disposti dal pubblico ministero, e da lì a poco attendiamo che il pm concluda le indagini e richieda il rinvio a giudizio del poliziotto. Noi immaginiamo in primavera, inizio estate. Non vorremmo che questo silenzio, quest’annacquamento sia l’ombrello sulla notizia perché così quando si arriverà al verdetto magari la posizione dello Spaccarotella venga in qualche modo affievolita».
Quale verdetto sarebbe "affievolito"?
«Per il reato di cui si è macchiato questo individuo il codice penale prevede 21 anni di carcere. Non un giorno di meno».
Non un giorno di meno.
«Non cerco e non cerchiamo vendetta. Ma giustizia giusta. Ci aspettiamo questo giudizio, non un colpo di spugna, né operazioni di ortopedia giuridica per alleggerire la posizione dell’agente che comunque, a mio avviso, sarà molto difficile effettuare».
Spaccarotella, un giorno lo incontrereste?
«No, e io non lo voglio incontrare per il resto della mia vita».
Il perdono?
«In questo momento non ci sono proprio i presupposti per perdonare una persona che senza criterio ha avuto la voglia di ammazzare».
(Interviene il papà) «Una persona che qualche
ora dopo aver commesso il fatto ha detto bugie e
ha risposto al citofono a voi giornalisti: "Fatemi vivere tranquillo". Come si fa poche ore dopo quello che hai fatto a dire "fatemi vivere tranquillo". Come si fa?».
Tra le tante cose dette, invece quella più
importante, quella più bella, più giusta?
«Ciò che ci ha detto Napolitano, il presidente della Repubblica: "Starò sempre al vostro fianco". E poi la gente. L’affetto della gente è più forte di ogni strategia comunicativa, più forte del silenzio. La vicenda ha colpito tutti quanti, perché tutti quanti hanno vissuto la possibilità di avere in quella macchina il proprio figlio, il proprio fratello, il proprio amico. Ci sosterranno anche in futuro per quello che sarà una vicenda che purtroppo durerà nel tempo dal punto di vista giudiziario. In questo, però, sono abbastanza tranquillo: ogni persona non si dimenticherà di questo fatto, ogni persona farà in modo di far trionfare la giustizia giusta. Perché è inaccettabile tutto. Gabriele Sandri dev’essere un momento di riflessione per tutta la società civile».
Quello che ha ferito di più?
(Interviene il papà) «Quando il ministro Amato
ha detto che se si prendevano due caffé all’autogrill non sarebbe successo».
«La gestione della notizia, non solo nell’immediato ma due-tre giorni dopo, il fatto che ancora adesso tutti i responsabili siano a loro posto. Magari al poliziotto hanno cambiato mansione per evitare di andare a sparare in giro, ma sta al suo posto; il questore di Arezzo che ci ha regalato quelle dichiarazioni mostruose che hanno ammazzato Gabriele una seconda volta, sta ancora lì, come se non fosse successo nulla. Non so se tutto questo sia stato voluto per non far esplodere la situazione, alzato un polverone apposta: la menzogna dei colpi in area, il no-stop al campionato quando il fatto è avvenuto alle 9.18 e c’era tutto il tempo. Tutto il tempo perché si scatenasse quello che è capitato».
     
Si è lasciato scatenare?
«Sì, per spostare l’attenzione lontano da quello
che è successo. Tutti sapevano nessuno ha fatto
nulla, tutti sapevano, nessuno ci ha detto niente.
Gabriele aveva i documenti con sé, sapevano chi era, dove abitava e non ci hanno nemmeno chiamato».
Come l’avete saputo?
«A me ha chiamato un amico-collega avvisato da un altro ragazzo, era attorno a mezzogiorno. Dopo mille chiamate per rintracciare il numero di casa (avevo il cellulare spento perché scarico quel giorno) mi ha detto: "Vai ad Arezzo", ma non perché. Mi ha detto: "Però fatti accompagnare", e lì ho capito che era successo qualcosa di brutto. Poi ho chiamato un altro amico per farmi accompagnare ed è lui che mi ha raccontato: "Hai sentito quello che è successo ad Arezzo? E’ stato ucciso un tifoso della Lazio". Mentre andavo, la radio mi ha detto nome e cognome. Mio fratello».
"Mio fratello". Gabriele Sandri, un ragazzo
ucciso nella sua auto mentre andava a vedere la Lazio. "Mio fratello". 
Cristiano Sandri è un tifoso?
«Da 33 anni, sono nato nel ’74, sono della Lazio.
Mio padre è tifoso della Lazio, è lui che mi ha portato a vederla quand’ero piccolissimo. Me lo ricordo, era lo stadio di Pisa, una partita di Coppa Italia, avrò avuto sì e no 5 anni . Era sera, c’erano le luci. Più che altro ho immagini di quello stadio.
Sono stato abbonato in curva dai miei 16 anni anni fino a i 30, poi, così come va per molti altri che hanno vissuto lo stadio, gli amici si sono spostati in tribuna e con loro anch’io. Mio fratello invece continuava ad andare »
Sei più tornato allo stadio?
«No, da quel giorno no».
Hai intenzione di farlo?
«Sì, perché ho quasi l’impressione che tornandoci fisicamente ci posso riportare anche mio fratello.
Certo, quando mi sentirò di affrontare questo…
A parte vedere una Curva, la Curva Nord intitolata a Gabriele Sandri fa…Fa».
A Badia al Pino sei più tornato?
«Quando abbiamo fatto i sopralluoghi per le perizie, ho visto non proprio il punto, ma dove hanno messo le sciarpe: i colori di tutte le squadre».
Per certi versi veramente un monumento,
non solo simbolico. La morte di Gabriele
potrebbe…
«Ho sentito tanti amici, tifosi della Lazio, tifosi
della Roma, la morte di Gabriele ha dato una nuova consapevolezza di valori in tanti. La consapevolezza del valore della vita che mai può essere messo in discussione, né a rischio».
La morte di Gabriele può far cambiare in meglio le cose del calcio e quindi anche quelle della vita?
«Sì, è giusto parlare di sacrificio per mio fratello.
Dalla sua morte non ho più sentito parlare di episodi di violenza negli stadi. Si deve parlare di sacrificio perché Gabriele possa venir preso sempre a simbolo per situazioni positive, in tutte, non solo nel calcio. Per questo ogni situazione a lui legata dovrà essere ricordata per l’alto valore della vita che rappresenta. Ogni iniziativa fatta sarà in tal senso: il valore stesso della vita».
Per il prossimo derby s’era parlato di fare
qualcosa, avete pensate voi a qualcosa?
«Sì, il prossimo derby potrebbe essere un’occasione importante per dimostrare una presa di coscienza di tutti i tifosi, nella circostanza della Roma e della Lazio, ma non solo loro. Purtroppo
quando si parla di tifosi lo si fa come ci si riferisse a una categoria di sottosviluppati e non di cittadini, di essere pensanti. Non so se io… sarebbe un’occasione importante. L’ultimo derby l’ho visto proprio con Gabriele … 
Potrebbe essere un’occasione anche per me».

“L’11 novembre ha vinto la pretesa che la morte di un uomo in divisa abbia lo stesso valore della morte di un tifoso esagitato, ed è chiaro che l’incidente che ha visto come vittima Gabriele Sandri è stato soltanto il pretesto atteso da tempo per scatenare una guerra già a lungo pianificata proprio a questo scopo”. (Riccardo Cascioli, La dittatura delle minoranze, gennaio 2008 Il Timone).

In quei giorni sui principali media è stato scritto che “Il calcio doveva fermarsi per Gabriele Sandri, come si era fermato per Filippo Raciti”, oppure: “La vita di un ultras vale quanto quella di un poliziotto”. I commenti erano di una posizione equidistante tra gli ultras e le forze dell’ordine, come se il pur condannabile errore di un poliziotto avesse lo stesso valore del disastro scatenato successivamente. Si è creato così, un preoccupante clima – scrive Cascioli – che ricorda tanto da vicino quel famigerato “né con le BR né con lo Stato”.

Tutti hanno visto in Tv quelle scene di devastazione, magari ci siamo indignati, ma in fondo ci sono sembrati due eserciti di pari dignità. Quello che è accaduto quel giorno va ben oltre il fatto di cronaca, la sensazione è che il Paese sia stato ostaggio di una minoranza violenta, com’è successo qualche settimana fa con l’odiosa censura al Papa alla Sapienza. La stessa minoranza violenta e becera che oggi si permette di dileggiare la figura dell’ispettore Raciti.

Certamente la vita d’ogni persona è preziosa a prescindere dall’età, dalla razza, dalla professione e così via. Lo sappiamo bene, noi che difendiamo la vita dal concepimento alla morte naturale. Ma la morte di un poliziotto nell’esercizio del suo dovere (ovvero di difendere la sicurezza dei cittadini) è di una gravità molto superiore alla morte accidentale di un ultras durante l’esercizio di quello che lui sente un dovere, ovvero lo scontro coi nemici, siano essi tifosi di un’altra squadra o la polizia. (Ibidem).

Una società che sa distinguere il bene e il male, dovrebbe essere capace di distinguere anche chi opera per la sicurezza dei cittadini e per applicare le leggi e chi invece vuole trasgredire quelle leggi e mette a rischio la sicurezza di tutti. Quindi è giusto che la città di Catania proclami il lutto cittadino per la morte dell’agente Filippo Raciti, assassinato da ultras scatenati dopo il derby Catania – Palermo, mentre non avrebbe dovuto proclamarlo se a morire fosse stato un suo aggressore.

Alessandro Pagano
(ex assessore siciliano)
http://www.alessandropagano.it


Si è tenuta oggi la consueta riunione dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, aperta da un minuto di raccoglimento in memoria di Ermanno Licursi e Filippo Raciti, (MA SI, QUEL COJONE SUICIDA DI GABRIELE CHI SE LO INCULA…!) morti rispettivamente il 27 gennaio e il 2 febbraio 2007. "I due tragici eventi, verificatisi in circostanze inaccettabili, (BEH GABRIELE DEL RESTO POTEVA PRENDERSI DUE CAFFE’ IN PIU’ E NON SAREBBE MORTO, PAROLA DI AMATO!) a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro- ha comunicato il ministero dell’Interno- hanno profondamente cambiato le regole per andare allo stadio, rafforzando e sviluppando la normativa di settore che, a causa di ripetute proroghe, non aveva trovato piena applicazione benchè vigente da oltre un anno e mezzo prima dei fatti di Catania (LE PROROGHE LE HANNO DATE GLI ULTRAS…). L’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive (ORGANO DITTATORIALE), infatti, all’indomani di tali tragici avvenimenti, sotto la diretta responsabilità dell’attuale capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, ha emanato 66 determinazioni che hanno influito, in maniera determinante, sull’approccio degli spettatori alle manifestazioni calcistiche (SI CE CREDO, NON MANDANDOLI ALLO STADIO, CE SO BONO PURE IO A RISLVE I PROBLEMI COSI’!). Innanzitutto, i 38 stadi con capienza superiore a 7.500 spettatori, sono stati velocemente ed in maniera efficace ‘messi a normà con l’installazione di sistemi di accesso controllati da tornelli e sistemi di video sorveglianza (BEH DIREI CHE SENZA TORNELLI CI SAREBBERO SICURAMENTE SCAPPATI ALTRI MORTI…). Sono state introdotte regole precise per l’ingresso di striscioni e mezzi di diffusione sonora all’interno degli impianti, (E VE NE VANTATE PURE? E’ DITTATURA!) recependo nel sistema italiano regole già praticate, con successo, in altri stati europei (IN QUALI PAESI? NEANHCE IN INGHILTERRA SI REPRIME IN MODO COSI’ STUPIDO ED INSENSATO, SENZA CONTARE POI CHE IN FRANCIA E GERMANIA MEGAFONI, TAMBURI, FUMOGENI E STRISCIONI SONO COMPLETAMENTE LIBERI!). Ciò ha consentito di migliorare lo spettacolo (AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH !!!!! MA CHE VE SETE CALATI PRIMA DE SCRIVE ‘STA FRASE???)ed accrescere le condizioni di sicurezza all’interno dei settori che, ormai, si presentano nella quasi totalità, ordinati e con vie di esodo libere da spettatori (CE CREDO ALLO STADIO NUN CE VA PIU’ NESSUNO…). Sono stati messi a punto meccanismi di intervento nei confronti delle tifoserie più violente, alle quali l’Osservatorio, in stretta intesa con i prefetti e i questori, in ben 52 occasioni ha impedito la trasferta (E BRAVI COJONI, VANTATEVENE PURE DI NON SAPER TUTELARE L’ORDINE PUBBLICO…PRAIA A MARE ED HOCKEI SU PISTA DOCET…AH MONGOLOIDI!). È ormai prossima l’entrata a regime del sistema di ‘stewarding’ (dall’1 marzo, ndr) la cui selezione e formazione è stata stabilita in un apposito provvedimento ministeriale varato in esito a un accurato studio effettuato, da uno specifico gruppo di lavoro dell’Osservatorio, a livello internazionale (HO CAPITO DAL PRIMO MARZO ANCHE GLI STEWARD DIVENTERANNO UFFICIALMENTE "INFAMI" COME QUALCUNO VESTITO DI BLU…). Naturalmente l’attività dell’Osservatorio mira anche a definire precise strategie per il futuro che passano attraverso iniziative di educazione alla legalità (LA DITTATURA E’ LEGALE?.) ed approfondimenti sulle caratteristiche di sicurezza negli stadi italiani, compresi quelli delle serie dilettantistiche".

GIUSTIZIA PER GABRIELE!