Gli anni

…stessa storia, stesso posto, stesso bar. Chissà se gli 883, che fecero da colonna sonora a molte delle nostre adolescenze, avrebbero mai pensato di dare lo spunto ad un articolo sugli Ultrà Lodigiani. Ma credo non ci sia migliore accostamento musicale in tal caso. Gli anni passano, e nessuno ce li porta indietro. Sacrosanta verità su cui nessuno può obiettare. Tuttavia ci sono modi e modi di affrontare la propria esistenza, e modi e modi di sentirsi addosso la propria età. Lo stadio, il tifo e la curva, sono da sempre un antidoto alla vecchiaia, e non mi sorprenderebbe se qualche sociologo lo avesse già scritto in uno dei suoi manuali universitari.

Eppure, a pensarci, sembra incredibile che siano passati già 11 anni. Undici anni di esistenza sono minimo un ottavo della vita di un uomo. Sono due lustri più un anno ed anche il tempo medio che uno studente di Medicina impiega per diventare dottore. Io se mi guardo indietro, percorrendo questo salto a ritroso e chiudendo gli occhi, sento ancora l’odore di quelle prime volte al Flaminio. Rivedo le facce, risento i discorsi e mi spunta automatico un sorriso, probabilmente inglobato da un pizzico di malinconia, classico del ricordo di un qualcosa che difficilmente potrà tornare. Era un’amichevole estiva al Flaminio (Lodigiani-Roma), quando conobbi per la prima volta gli Ultrà Lodigiani. Ero un sedicenne, come tanti all’epoca, appassionato di tifo ma non ancora inquadrato, anche se vedere quel gruppo scalcinato e diverso da ciò che ero abituato a vedere nelle due curve della Capitale non mi rimase affatto indifferente. Nella stupidità adolescenziale che ti porta ad invadere il campo per mero esibizionismo (negli anni avrei poi imparato che tale atteggiamento, pur se parte integrante del movimento, va accuratamente evitato e stigmatizzato in determinate situazioni) mi ero così avvicinato al settore dove campeggiava quello striscione biancorosso sovrastato da un tamburo. Di getto, senza neanche pensarci, iniziai a parlare con dei ragazzi seduti in balaustra per fargli i complimenti. Il loro tifo mi era piaciuto. Originale, spassoso e colorato. Uno di loro, Giorgio, mi disse: “Vieni con noi sabato, giochiamo contro il Gela”. Forse neanche ci scambiammo i numeri. Internet praticamente non esisteva, ne’ tantomeno tutti i suoi surrogati che oggi vanno per la grande. C’erano gli appuntamenti e basta. E’ persino strano parlare così di un lasso di tempo non certo millenario, ma siamo nella società dove questo genere di trasformazioni sono all’ordine del giorno. Sta di fatto che quello fu solo il primo dei tanti appuntamenti del sabato in Via Flaminia. C’era di tutto il quel mondo. Il matto, il preciso, lo zozzone cronico, il ladro, il casual. Forse a dieci chilometri dallo stadio ci saremmo persino schifati e, al caso, messi le mano addosso. Una maniera talmente ecumenica di vivere lo stadio che ti entrava subito dentro. Non ci misi molto a trovarmi a mio agio, prendendo parte anche alle prime trasferte ed incrementando in maniera irreversibile la mia passione per tutto ciò che riguardava il movimento ultras. Poi venne la Cisco, ci fu l’esperienza in Prima Categoria, i fatti di Carpineto e tutte quelle pagine nere che purtroppo conosciamo per averle vissute in prima persona, ma di cui oggi non ho assolutamente voglia di parlare.

Quando si arriva a 18 anni, ci si sente generalmente forti, pieni di se e finalmente liberi di poter fare ciò che si vuole. Triste cartina al tornasole di una verità mai più falsa, dato che dalla maggiorità in poi si comincia veramente a fare i conti con la vita, e soprattutto in un paese come il nostro, il saldo rischia di essere straziante e negativo. Essere maggiorenni per un gruppo ultras non è mai un qualcosa scontato, ci sono gruppi che hanno fatto la storia e che pure si sono sciolti prima. Certo, è vero, noi non abbiamo più una squadra da tempo. Ma abbiamo noi stessi, o almeno ciò che rimane. Quello spirito che, in fondo, anche chi si è allontanato per le più disparate ragioni mantiene dentro di sé. Perché Ultrà Lodigiani è stato, ed è tutt’oggi un qualcosa di indelebile ed unico nel suo genere. Sono le mille serate passate in giro per Roma, nel cuore di una città che pian piano si trasformava sempre meno a nostra immagine e somiglianza. Sono gli striscioni fatti nei luoghi più desolati, bui e sporchi della città, le trasferte, le cazzate, i treni presi sempre e solo senza biglietto, i gemellaggi impossibili, il gergo tutto nostro, le risate ed anche i momenti più bui. Ma tutto vissuto insieme. Perché la prima cosa che ho appreso quando ho messo piede su quei gradoni umidi e colmi di fascino, è che lo stadio, il gruppo ed il tifo, sono un qualcosa di aggregante. Un qualcosa che deve andare sempre oltre. E se così non è tanto vale andare a spendere il proprio tempo da qualche altra parte. Perché se la curva diventa una ragione di vita, una battaglia quasi militaresca, viene quasi completamente svuotata del suo significato. Il tuo compagno di curva deve essere parte integrante di te stesso, dentro e fuori dallo stadio. Unità d’intenti, amicizia e passione. Per me gli UL ’96 hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi tanto. A volte forse pure troppo nel modo di vivere ed affrontare il mondo attuale delle curve. Un credo da cui non posso prescindere. E poi penso per chi, come Stefano, quel pezzo di stoffa ha rappresentato forse più di metà della vita. Ripenso a quelle serate passate a parlare al telefono, per ore, con Nikola, Taxi e poi con Stefano stesso. Le cazzate tirate fuori dal cilindro di personaggi fiabeschi ed improbabili come lo Spastico, il Tarantino e Borgognoni. Le stranezze mai banali del Roscio ma anche le sue idee geniali e spesso risolutorie. Le decine di tifoserie conosciute in giro per l’Italia, nelle stazioni e negli autogrill. Ma anche gli incontri e le sole chiacchiere con i tanti ragazzi che ho visto passare e con gli ultimi che hanno effettivamente seguito attivamente un qualcosa di assimilabile alla Lodigiani Calcio. Perché si può mentire agli altri ma non a noi stessi, il rimorso rimane quello di aver vissuto solo una parte di questa storia. Ma la gioventù sarà per sempre intrisa di biancorosso. Di quei bandieroni che alle prime armi sventolavo con così tanta passione da farmi venire i calli sulle mani, oppure da quell’agitazione che ebbi quando per la prima volta mi fu affidato lo striscione da trasferta. Lo ricordo come fosse oggi, quel pezzo di stoffa con la sigla del gruppo, prima lo appesi addirittura in stanza, poi quando mia madre cominciò a dar segni d’insofferenza lo riposi in uno zaino, ma non potevo far a meno di controllare se ci fosse, dandogli un’occhiata di tanto in tanto. Ecco, forse è questa poesia, questa pazzia e questa sorta di rincorsa ai feticci che manca ai ragazzi di oggi. Questo voler sognare di fronte ad una curva che canta, un tamburo che batte ed un pezzo di stoffa che sventola. Gli manca la poesia. Gli mancano i sentimenti. Gli manca persino la curiosità. E’ triste a dirsi, perché non ho 50 anni, ma 27. Eppure il distacco generazionale si sente in maniera lampante. Troppo presi, i ragazzi di oggi, a fotografarsi con i cellulari e a far video alla loro curva che tenta di cantare. Non si rendono conto che sono loro lo spettacolo, sono loro a dover mantenere alto il nome della città e della propria tifoseria. E’ diventato tutto di plastica. Nascessi oggi con gli ideali di dieci anni fa, mi farebbe schifo il movimento ultras ed il calcio in generale. E chissà comunque, cosa sarei diventato senza aver incontrato sulla mia strada i ragazzi del Flaminio. Difficile da dirsi, difficile anche immaginare di poter imboccare un bivio differente.

Probabilmente i nostri vessilli, le nostre bandiere ed i nostri drappi non avvertiranno più di tanto il peso dell’età su di loro. Forse si sentiranno giovincelli finalmente emancipati. Ma a noi, che il fato ce li ha tolti dalle mani per riporli nelle nostre case, a noi che il mondo ultras e la Lodigiani ci sono sfuggiti dalle mani, chi ce la restituisce quella gioventù spensierata, gagliarda e spavalda? Quelle serate che facevi le cinque del mattino ed andavi a dormire con l’adrenalina a mille perché avevi vissuto. Eri stato un protagonista e non un triste comprimario mischiato in una società che spesso disprezzi e non tolleri. Gli Ultrà Lodigiani sono stati l’epicentro della vita per molti di noi. Anche se oggi qualcuno lo nega o se ne tira fuori in maniera defilata. Tra due anni saranno venti. Due decenni. Cinque lustri. Noi siamo sempre in attesa che qualcosa si smuova, perché è inutile negarlo, la speranza è l’ultima a morire e se si ama un qualcosa, che sia una donna, un’ideale o una squadra di calcio, si fa comunque di tutto per riportarla vicino a sé. Nessuno può dire con certezza se lo rivivremo mai. Se un giorno ritorneremo insieme sugli spalti a cantare i nostri bellissimi cori. Ciò di cui sono certo però, è che la mia militanza ultras può svolgersi solamente con questo gruppo, a cui ho giurato fedeltà eterna, forse inconsciamente, in quel Lodigiani-Gela di tanti anni fa, ed a cui oggi faccio gli auguri con tutto il cuore ed i sentimenti possibili. E gli auguri vanno anche a tutti noi che abbiamo contribuito a far si che UL ’96 non fosse solo una sigla, ma un qualcosa di animato e vivo contribuendo alla sua sopravvivenza. Gli auguri vanno persino a chi ha girato le spalle al gruppo ed a chi se ne è dimenticato. Sono certo che nella propria mente e nella propria anima, ha ancora un po’ di spazio per quei sabati al Flaminio.

Non so se attraverso queste righe sono riuscito ad esprimere bene i miei sentimenti ed il mio pensiero. Ci sono delle cose, così limpide e semplici dentro di noi, che è difficile riportare su un foglio Word. Ho pensato diverse settimane prima di scrivere un articolo sul gruppo. Perché nulla nasce per caso. Ho riflettuto su cosa potesse uscire fuori parlandone in questo periodo della mia vita. Un po’ come il vino, più si cresce e più lo si apprezza. Orgoglioso di essere cresciuto con persone che hanno sempre ragionato facendo dell’essere ultras un credo pulito, sano e genuino. Mai sporcato da interessi, compromessi ed atteggiamenti fuori dalle nostre regole.

…gli anni del tranquillo siam qui noi, siamo qui noi!

Orgogliosamente Ultrà Lodigiani 1996!

Simone


18 Maggio 1996 – 18 Maggio 2014…Ultrà Lodigiani oltre tutto

Gli Ultrà Lodigiani diventano…maggiorenni, e festeggiano i loro 18 anni dalla fondazione.

Nonostante la lunga inattività, e la trasformazione in un’altra sigla per far fronte all’assenza di una prima squadra e curare “istituzionalmente”  il nome e la storia della società Lodigiani, il gruppo si dichiara, in attesa di futuri eventi, ancora attivo, nella speranza che la sorte torni, almeno per un po’, ad essere più benevola con noi.

Un augurio, quindi,a chi porta ancora la sigla Ultrà Lodigiani nel cuore, e crede, in manera forte, che prima o poi il vento torni a girare dalla nostra parte.

In attesa di nuove, e buone notizie (alcune, speriamo, imminenti)…

AUGURI ULTRA’ LODIGIANI!


Lodigiani – Futbolclub, finale Torneo Beppe Viola, Ciampino, 21/06/2012

Articolo di Simone – UL’96

Partire per un esilio e tornare, anche se per un solo giorno, nella propria casa con la propria famiglia e con tutto quello a cui si tiene ha un valore particolare. Unico ed inequiparabile. Agli Ultrà Lodigiani negli ultimi anni è successo spesso e personalmente ha sempre lasciato dentro una bella sensazione. Un tuffo nel passato ed una speranza per il futuro. La consapevolezza che c’è ancora chi come te crede in un ideale ormai fuori moda, fuori dai tempi e chi da poco ci si è avvicinato e scopre l’esistenza di persone, nel loro piccolo, del tutto folli ed irrazionali. Non sto qui ad elencare per la centesima volta cosa sono per me gli Ultrà e gli Ultrà Lodigiani soprattutto, ma mi limito a dire che a noi il fato sinora non ha davvero reso giustizia. E come ha detto giustamente oggi Giorgio a fine giornata: ‘succederà che ci sciogliamo ed il giorno dopo riparte la prima squadra’…ça va sans dire!

 
Organizziamo un po’ tutto all’ultimo così la mattina stessa della Finale (che si giocherà presso il campo Superga di Ciampino) ci sono alcuni giri da fare per acquistare bomboletta e carta da striscione. Eh si, perchè ovviamente non vogliamo farci sfuggire la ghiotta opportunità di mettere in evidenza il nostro disappunto (ormai oserei dire atavico) nei confronti di una società rea di aver per l’ennesimo anno lasciato cadere il discorso prima squadra senza la minima voglia di intraprenderlo. Come ai bei tempi pertanto mi scorrazzo in giro per una Roma avvolta da una simpatica calura il bustone con il materiale al suo interno facendo tappa intermedia sul posto di lavoro.
 
Alle 16,30 è già ora di riprendere tutto e scendere giù in fermata dove stranamente un solerte (quanto omaggioso) bus passerà portandomi alla fermata metro di EUR Fermi facilmete violata passando dietro ad un manager pagante. In teoria dovrei prendere il treno delle 17,23 e scendere alla fermata Sassone (uah) che dista all’incirca 1km dal campo, ma grazie alla celeberrima efficienza della Linea B riesco ovviamente a perderlo e così m’imbarco sul primo treno che effettua la fermata di Ciampino, quello delle 17,31. Dire che trabocca di pendolari e  l’aria condizionata non funziona mi sembra alquanto superfluo no? All’altezza di Capannelle una borissima zia (capelli ossigenati e trucco da Pierrot) raggiunge la coda del treno dove sono posizionato. Ovviamente essendo sprovvisto del titolo di viaggio (e quindi dalla parte della ragione) ne approfitto per domandarle se il convoglio fermerà anche a Casabianca (che avevo visto su Google Map essere più vicina al campo rispetto Ciampino), lei annuisce andandosene. Peccato che una volta ripartito dalla stazione ciampinese salti a piè pari suddetta fermata arrestando la propria corsa in quel di Santa Maria delle Mole e provocando un vortice di volgarità e blasfemia da parte del sottoscritto. Fortuna vuole tuttavia che dopo 5 minuti transiti un treno nella direzione opposta che questa volta mi lascia a Casabianca dove il buon Giorgio mi raccoglie portandomi al campo.
 
All’arrivo siamo io, Giorgio e Nikola e dopo un po’ di uniranno altri 3 ragazzi dell’Albalonga. Utilizziamo il parcheggio antistante lo stadio per realizzare lo striscione che così recita: ‘QUESTI RAGAZZI MERITANO GLORIA…PRIMA SQUADRA PER LA NOSTRA STORIA!’. Altra piccola soddisfazione quella di poter fare, anche se nel nostro piccolo, queste semplici attività di stadio che un tempo erano routine. Cerchiamo un posto dove appenderlo ed alla fine optiamo per la rete dietro la porta in maniera che tutta la tribuna possa leggerlo (soprattutto i destinatari principali presenti oggi in un vero e proprio ‘parterre de roi’), da segnalare che causa vento contrario (e come te sbaji…) e scomodità varie sarà non facile impresa quella di farlo reggere senza cedimenti. Impresa alla fine riuscita alla grande dato che quando lasceremo il campo sarà ancora la.
 
A 10 minuti dal fischio iniziale le pezze sono appese e ben in vista mentre noi, posizionati ovviamente nella tribuna in maggioranza occupata dai ‘sostenitori’ del Futbolclub, cominciamo birre alla mano il nostro show canoro. Ma prima c’è spazio per una pacchiana suonata dell’Inno di Mameli che noi, tra il serio ed il faceto, fischiamo invocando il Papa Re ed il Regno di Napoli senza risparmiare qualche frecciatina al buon Garibaldi. Poi finalmente la partita inizia e noi, molto più agevolmente del previsto, si riprende in mano il nostro repertorio canoro tra gli sguardi stupiti e divertiti degli altri spettatori. Non mancano sciarpate fatte con le cinte, trenini al ritmo della Lambada e finti scontri con il Roscio inseguito da Nikola sin dentro gli spogliatoi. Da segnalare un fotografo che ci segnala come il nostro striscione sia ‘messo all’incontrario’ suscitando ovviamente la nostra ilarità. All’intervallo oltre alla musica anni ’60 diffusa dal centro del campo notiamo anche la presenza della prosperosa Serena De Ceglie che, in nome dei sani valori dello sport (come enumerato dagli organizzatori), si presenta praticamente seminuda per premiare questo e quell’altro personaggio. Ovviamente non mancano i cori da parte nostra, tra cui quello di mia invenzione ‘Se vuoi farti caricare siamo qua!’. E’ poi il turno di Simone Farina (il giocatore del Gubbio che durante la passata stagione ha dato il la allo scandalo del calcio scommesse raccontando la propria vicenda personale) il quale inizialmente viene accolto dai nostri sinceri applausi salvo poi trasformarli in cori a favore di Luciano Moggi, delle scommesse e dell’antisportività in generale. Il secondo tempo ricomincia e noi, con un po’ più di fatica, continuiamo a farci sentire con il coro ‘Sembra impossibile, che seguo ancora te…’ che fomenta e non poco! Ritiriamo fuori i cori a rispondere, il repertorio ‘Made in Naples’ e tante altre cose cadute forse nel dimenticatoio. Intanto in campo la situazione non si sblocca e si arriva così al triplice fischio ancora sullo 0-0. Per la sfortuna delle nostre corde vocali ci saranno altri due tempi aggiuntivi.
 
Alla ripresa mostriamo di avere ancora voglia di tifare mentre purtroppo la Lodigiani subisce il gol che si rivelerà decisivo ai fini del risultato finale fomentando i bambini posizionati dietro di noi che d’ora in avanti cominceranno a cantare per i loro parenti o amici in campo. Chiaramente fomentati dalla nostra presenza. L’ultras stimola, c’è poco da fare! Sta di fatto che all’intervallo del primo supplementare va via la luce allungando ancor più i tempi di un match iniziato alle 19,30 ed alle 21,10 non ancora finito (ricordiamo che parliamo di Giovanissimi, con tempi regolamentari da 35′). Il ‘dj’ propone canzoni d’annata come ‘Sapore di Sale’, ‘In Ginocchio da te’, ‘A Saint-Tropez’ etc etc tutte ovviamente cantate con grande goliardia. Sottolineiamo il disagio cantando ‘Quanto costa la bolletta, quanto costa la bolletta?’ ed auto rispondendoci poco dopo ‘La paghiamo noi, la paghiamo noi, la bolletta la paghiamo noi!’. Dopo 20′ circa la partita finalmente riprende e noi diamo tutto quello che ci è rimasto per aiutare i ragazzi in campo. Ma purtroppo non c’è più niente da fare ed il Futbolclub si aggiudica il ‘Beppe Viola’. Tuttavia dispensiamo applausi e ringraziamenti a questi ragazzi che hanno onorato la maglia fino in fondo. Poi giusto il tempo di staccare le pezze, salutarci ed andarcene. Da notare come io, sprovvisto di mezzi privati, avrei dovuto riprendere il treno delle 23,09. Dal momento in cui mi sentivo a dir poco stremato ho fermato la prima macchina in uscita dal parcheggio chiedendo al conducente ‘Scusi se va verso Roma potrebbe darmi un passaggio?’ e ricevendo la risposta affermativa del medesimo il quale si rivelerà un personaggio alquanto losco ed ambiguo. Afferma infatti di lavorare per Rete Oro e di essere in partenza per l’Ucraina nella giornata di domani. Sembra infatti che l’abbiano (ma chi???) invitato alla partita dell’Italia. Oltre a dispensarmi consigli sull’attività di giornalista (del genere: ‘non ti puoi esporre molto come hai fatto oggi’) comincerà letteralmente ad interrogarmi sul modulo di gioco di Zeman e sulle squadre allenate dal boemo. Mah!
 
In conclusione posso dire che è stato un pomeriggio fantastico che però lascia l’amaro in bocca. Sappiamo che si è trattato solo di un episodio sporadico che non avrà seguito ne’ conseguenze molto probabilmente. Tuttavia noi ci speriamo sempre. Ed oggi grazie Ultrà Lodigiani, tutto il resto è noia!
 
Simone – Ultrà Lodigiani 1996

 


Inaugurazione “Cuore e sudore”

“Cuore e sudore, 40 anni di storia, 15 d’amore

Pronti, partenza, via!

Giornata inaugurale di Sabato 5 Novembre 2011

Detto e ribadito più volte, inutile credere ad una casualità totale delle cose. Se la Fondazione Sandri non ci avesse contattato a Luglio, di cosa parleremmo oggi? Cosa avrebbe fatto il nostro gruppo se non rimuginare sulle stesse cose? Oggi, invece, abbiamo di cui parlare, fermo restando che le conclusioni verranno fatte solo a fine manifestazione.


Parliamo per esempio di ciò che noi abbiamo fatto per preparare questo evento: pur rimarcando lo stress, nonché la mancanza di abitudine, nell’organizzare una rassegna come questa (e meno male che si è svolta in uno spazio non eccessivamente grande o andavamo in tilt), il gruppo ce l’ha messa tutta. E’ stato un lavoro corale, di gruppo nel vero senso della parola, dove più o meno tutti hanno rispettato le consegne prese. Mi scuso io, piuttosto, per aver presentato un video incompleto e non di qualità perfetta, cercherò di rimediare al più presto. In ogni caso, il lavoro preparatorio, svoltosi a dovere, ha fatto si che ci siamo presentati al giorno prestabilito, 5 Novembre 2011, presso la Fondazione Sandri, senza che mancasse veramente nulla, se non delle piccole cose alle quali si è rimediato presso negozi vicini (quant’è cara Prati!) o con brevi sortite fuori dal quartiere.


Nervosismo tanto veramente. Troppa la paura che qualcosa andasse storto, troppa la stanchezza, nonché lo stress accumulato nei giorni precedenti, troppo il timore un fiasco completo. Dalle 10 di mattina, comunque, quasi tutto il gruppo era già al lavoro, prendendosi il suo spazio nella Fondazione, che non finiremo mai di ringraziare, e decidendo cosa mettere e dove, con svariati ripensamenti e prove tecniche di ogni tipo.


Col passare delle ore, e l’avvicinarsi delle 17, è inevitabilmente aumentata la stanchezza con il relativo nervosismo, anche se, già dalle 14, era più che chiaro che quello che doveva esser fatto, sarebbe stato alla fine fatto.
Ore 17:00. Tutto pronto. Le magliette più belle della Lodigiani su dei busti offerti dalla Fondazione, le altre su dei cartoni ritagliati, gli album sistemati con ogni didascalia possibile, la vastissima oggettistica, i capi di abbigliamento più vari (t-shirt del gruppo, berretti, persino una cravatta, per non parlare delle mitiche sciarpe di cui una della stagione 82/3!), letture e gadgets da dare in omaggio, e il nostro striscione “Giustizia per Gabriele” che ci fissava dall’alto della scalinata a chiocciola, dove era stato appeso.


Con grande puntualità sono arrivati i nostri primi ospiti, di cui molti, alla fine, non so neanche chi fossero e perché stavano là. Il primo che ho visto è stato un Tonino Ceci in forma smagliante come non lo avevo mai visto, sorridente che mi / ci porta (il “mi” è a evidenziare che a fine mostra la tengo io) un regalo per la rassegna, ovvero la storica maglia bianca dell’Adidas a strisce fine blu, col vecchio simbolo della Lodigiani, indossata da lui stesso il giorno della promozione della Lodigiani in serie D. Era il 1980. Quasi commosso prendo il regalo e saluto Malvicini, che mi annuncia che sta per arrivare l’ospite (veramente) più inatteso: l’ingegner Lodigiani! Mai visto in quasi 20 anni di Lodigiani, e osservato solo in qualche rara foto di repertorio biancorosso, oggi sarebbe venuto a conoscere gli ultrà della squadra che porta il suo nome. Nell’attesa mi dicono che è arrivato Cristiano Sandri col suo piccolo Gabriele, e a quel punto rientro nell’edificio della Fondazione, senza sapere che da quel momento, per la mole di gente incontrata, non ne sarei più uscito fino a fine mostra.


Fare rappresentanza non è mai stato il mio forte, ma parlare con i più svariati ospiti di Lodigiani mi ha messo subito a mio agio. Poi è arrivato, con suo figlio, l’Ingegner Lodigiani, che con un sorriso smagliante, nonostante qualche acciacco dovuto all’età, ci ha accompagnato per la restante parte del pomeriggio. Mi ha sorpreso la sua voglia di ascoltarci,  la disponibilità, e sinceramente, non ho mai visto una persona che in almeno un’ora di permanenza, non ha smesso un attimo di avere un’espressione allegra e piena di gioia. L’Ingegnere, per me, è sempre stata una figura stranamente estranea al contesto Lodigiani. Una persona immersa nel suo lavoro di costruttore fin quando ha potuto lavorare, l’uomo che gestiva con successo una delle più grandi aziende di costruzioni del mondo, colui che ha dato il suo nome ad una piccola squadra senza prevederne minimamente gli effetti futuri, era lì, a parlare con noi. Mi sono sempre chiesto cosa ne pensava di quella squadra che ha superato di fama un’azienda quasi secolare, del fatto che persino lui, come Lodigiani, oggi, è riconosciuto dai più per la squadra tanto che per l’azienda. Gliel’ho domandato, e dopo avermi ricordato che in questi anni solo una persona lo ricordava più per l’azienda che per la squadra, ha detto che ne era ben contento, ed era sincero. Non mi pare una persona che mente, neanche per diplomazia. Per me la presenza del vero Lodigiani a questa mostra ha rappresentato un cerchio leonardesco, un qualcosa che può chiedere un’epoca ma, forse, aprirne un’altra, un surreale in cui Garcia Marquez avrebbe sguazzato in lungo e in largo, facendo della Lodigiani la sua nuova Macondo e dell’Ingegnere il suo novello José Arcadio Buendía (non avete letto “Cent’anni di solitudine”? Fatelo.).


Poi è arrivato il momento della parte ufficiale, un mio improvvisato discorso, breve il più possibile e finalizzato solo a dei sinceri ringraziamenti alla Fondazione, a Cristiano Sandri, agli ospiti intervenuti e soprattutto al nostro impareggiabile gruppo), nonché la consegna di una nostra simbolica targa a Cristiano, dedicata a Gabriele (targa che riprendeva la frase di un articolo di Simone apparso su “Voce in Capitolo” numero 73). Dopo una replica di Cristiano Sandri (che ringrazio ancora adesso per la sua cordialità e per la benevolenza dimostrata verso di noi), pian piano abbiamo chiuso questa giornata inaugurale, che penso sia stata bella per tutti, o perlomeno me lo auguro.


Dopo un po’ di cazzeggio davanti alla Fondazione ormai chiusa e aver fatto danni in un bar circostante (tanto per non smentire la nostra fama), cena finale da Pizzami a sera inoltrata, con Guidi nostro lieto ospite (arrivato anche nel finale della parte inaugurale alla Fondazione, giusto in tempo per finire tutte le pizzette sul tavolo) assieme a Michele, nostra conoscenza da un po’ di tempo ormai.


Qualche conclusione a fine mostra; intanto, fino al 18, vi invito a visitare il nostro spazio presso la Fondazione Sandri dalle 10 alle 18, dal Lunedì al Sabato.

Ps: causa problemi al computer, non è stato possibile trasmettere l’intervento audio di Rinaldo Sagramola. Provvederemo a breve su questo spazio.


Comunicato  Ultrà Lodigiani del 25 Ottobre 2011

Oggetto: mostra sulla Lodigiani Calcio intitolata “Cuore e sudore, 40 anni di storia, 15 d’amore”
 

Dal 5 Novembre 2011 al 18 Novembre, gli Ultrà Lodigiani, su iniziativa della Fondazione Gabriele Sandri, organizzeranno nella Biblioteca del Calcio (sede della fondazione stessa) una piccola esposizione sulla Lodigiani Calcio e sul suo gruppo Ultrà, intitolata “Cuore e Sudore, 40 anni di Storia, 15 anni d’amore”.

L’esposizione, come suggerisce il titolo stesso, si propone di sintetizzare, attraverso immagini, video e materiale vario della squadra e del gruppo Ultrà Lodigiani, i 40 anni di storia ormai imminenti dell’AS Lodigiani (che cadono nell’Estate 2012) e i 15 anni( già in corso) del gruppo Ultrà Lodigiani.

Lo scopo della nostra piccola esposizione è quello di far conoscere al pubblico presente la storia della Lodigiani Calcio attraverso non solo i ricordi di tante annate gloriose sui campi di calcio, ma anche attraverso gli occhi della sua passionale tifoseria che, in particolare negli ultimi anni, ha combattuto su più fronti per far tornare in auge, calcisticamente e popolarmente parlando, il nome dell’AS Lodigiani.

Come molti sportivi sanno, l’AS Lodigiani è stata, e continua a esserlo nel cuore, la terza squadra calcistica dei Romani, dotata, nei passati anni, di un fortissimo vivaio che ha regalato decine di talenti al calcio professionistico (tra cui anche Toni e Totti campioni del mondo 2006); squadra che ha ottenuto anche grandi risultati sui campi di gioco, fino ad arrivare a sfiorare la serie B nella stagione 1993/94.

La nostra esposizione si terrà presso la Fondazione Gabriele Sandri in Piazza della Libertà 15, dal 5 al 18 Novembre. Dal 7 Novembre, l’esposizione sarà aperta dal Lunedì al Sabato, con orario continuato dalle ore 10:00 alle ore 18:00. L’inaugurazione si terrà Sabato 5 Novembre alle ore 17:00.

Il nostro gruppo ringrazia la Fondazione Gabriele Sandri per l’iniziativa e per lo spazio accordatoci, ricordando che, durante l’anno, la Fondazione svolge altre numerose attività volte a sensibilizzare il pubblico su tematiche riguardanti in particolare l’aspetto più popolare e culturale del tifo organizzato e non solo.

Ultrà Lodigiani 1996

Per ulteriori informazioni e domande: info@ultralodigiani.org
 


Corrispondenza del gruppo

Non è giusto che tutte le missive che arrivano alla nostra posta del gruppo restino nel cassetto. Pur lasciando l'anonimità agli autori, le voglio pubblicare. Due lettere diverse, sentiumenti diversi, età (47 anni la prima, 18 la seconda) diverse, modi di vedere le cose diversi, ma in tutto ciò un unico filo conduttore: il solco tracciato, nel corso degli anni, dalla Lodigiani e dagli Ultrà Lodigiani. Nel bel mezzo del 2011 ci siamo ancora noi, ed esiste, almeno nel cuore di molti, la Lodigiani. Ecco le lettere:
 

"…………se ti rispondo e riprendo l’argomento divento un fiume in piena……………….e dal dopo/sondaggio che ho deciso..provato..sforzato a non pensarci più….questa faccenda dall’avvento dei Tulli in poi mi ha troppo “avvelenato” ma il fatto è che purtroppo ancora mi brucia da morire!!! Forse sarò rimasto l’unico, che ti devo dire, ma gli amori del resto non si sa come nascono, non c’e mai un motivo logico..è sentimento….
Purtroppo non sono più un ragazzo, avendo già compiuto ben 47 anni, ma lo ero alla fine degli anni ’70…quando a roma tra le tante giocava una squadretta nel campionato di Promozione…si chiamava Lodigiani…giocava a san basilio….lanciava giovani in gamba ma al tempo stesso divertiva e vinceva le partite…segnava Cerasoli…, insomma un modello di stile ed organizzazione…..ben presto se ne occuparono le cronache locali ed anche nazionali anche se eravamo ancora e comunque il calcio minore….anzi…”il minore ma non troppo” dal titolo di una trasmissione sportiva di una delle prime radio private che cominciavano a nascere in quegli anni……..inutile dilungarmi…queste storie le sai tu meglio di me…e così la presi talmente in simpatia che cominciai a seguirla per tutto il lazio…arrivò l’”interregionale” ….i primi anni ’80…la vittoria anche di quel campionato…..della coppa italia dilettanti …….l’approdo in C2!!!
Tralascio tutta la storia che ben conosciamo ma in quegli anni un sogno forse una certezza cominciava a nascere dentro di me……mentre sparivano tutte la altre società che a roma pure occasionalmente avevano raggiunto quel traguardo (banco di roma, almas, casalotti) sentivo fortemente che la Lodi no, la Lodi avrebbe scritto la storia, la Lodi sarebbe divenuta prima o poi la naturale alternativa a Roma e Lazio nel calcio che conta, nel calcio dei grandi! Il cammino era stato tracciato…..la Lodi aveva ormai i cromosomi della realtà professionistica emergente a tutti gli effetti! La storia, il nome, il blasone, la fama, la tradizione, le capacità organizzative e manageriali (a parte piccoli incidenti di percorso che capitano a tutti..) !!!!!
Infatti arrivò così il Flaminio e la promozione in C1 !!! Anzi 10 campionati consecutivi di C1!  E vengo a te…..ho visto battere il Palermo due volte al flaminio e al tre fontane, il Catania, la Reggina e tralascio tanti squadroni delle più grandi città….e il ricordo di quello spareggio finale all’Olimpico poi non svanirà mai…..era l’attesa certificazione: quella società, quel nome, erano entrati nella testa e nella pelle di TUTTI…la Lodi aveva superato l’esame di maturità….era realtà..la Lodigiani era ufficialmente la terza squadra di roma!!!!! Non una squadra arrivata lì per caso………..e il ritorno,  a Salerno c’ero io lì all’Arechi arrivato in treno sotto quel nubifragio di giugno che fece rinviare la partita ma poi tornai sempre io, sempre in treno, con un unico grande sogno che stava per avverarsi….la serie B!!!!! e allora l’italia intera dalle Dolomiti a Pantelleria avrebbe parlato di noi…di quei piccoli…realtà di quartiere che ha riscritto la storia….o meglio la geografia del calcio italiano!!!! E a quel punto, pensavo, eravamo “arrivati”! sarebbero potuti passare uomini, presidenti, dirigenti, manager, allenatori, giocatori e anche noi tifosi…..ma lei no! La Lodi era ormai nell’olimpo, era una partecipante di diritto al gran ballo, la benvenuta, lo aveva conquistato sul campoil diritto..ormai una realtà per la quale poter dichiarare il proprio tifo a chiunque in qualsiasi angolo d’Italia senza provocare facce strane in chi ci avesse ascoltati, una fede ben compresa e a quel punto anzi quasi invidiata da tutti gli altri tifosi per lo straordinario risultato ottenuto!!!! Per farla breve, per capirci, sognavo esattamente quello che è successo in realtà a Verona con la favola del CHIEVO fiore all’occhiello di tutto il veneto da 20anni ed esempio in italia e………….. resto convinto ci fossero tutte le premesse (ne ero fermamente convinto cancellando tutti gli anni della storiaccia cisco…………..) perche la cosa si potesse realizzare addirittura….. fino all’anno scorso o poco più!!!! se solo gli attuali (e vecchi) proprietari avessero assimilato il 10% di questo mio sfogo/sentimento………………complimenti per carità a questo “atletico roma” (ma chi è?????) ma nessuno si dimentichi mai come e perché questa squadra si è ritrovata in serie C seppur ripescata dalla D dalla Federazione (per meriti sportivi!!!!) Perché c’eravamo arrivatinoi fino a lìsul campo!!!!
(riconoscoa questisolo la vittoria dell’anno scorso) e ora sono lì a giocarsi questa serie B, tanto sognata e inseguita da me per la mia Lodi…….e se ripenso all’umiliazione del sondaggio……………………….quanto ai Ciaccia te lo dissi due anni fa…nessuno li conosceva…per carità noi avemmo la brutta esperienza dei Longarini…ma si sa gli uomini e quindi i presidenti comunque passano ma lì si trattava solo di sostenere chi avesse voluto sposare la causa Lodi e questi, a quanto leggevo, sembravano oltretutto pure disposti………(almeno quei maledetti di prima si sapeva…..pensavano solo ai loro affari……ma erano passati!!!!!) ma che potevo fare??? Ero solo contro tutti!!!! A voi bastava la prima categoria….pur di riavere la prima squadra…….una beffa atroce…..c’era da fare una manifestazione di piazza…raccogliere firme sensibilizzando la città… magari andare sotto al “corriere dello sport”!!!! ridiamo la vera Lodigiani ai romani !!! ho sperato…ma niente! Potevo arrampicarmi sul Colosseo…..compiere un gesto sensazionale che avesse colpito l’opinione pubblica…….
oggi ripensavo alla possibilità all’epoca di coinvolgere in questo discorso magari chissà..un signore che si chiama Francesco Totti….per l’amore sempre confessato per la squadra della sua infanzia…dei primi calci…chissà che effetto anche per lui andare oggi al Flaminio e vedere al posto della sua Lodi…l’atletico roma………..
alla luce di quanto detto purtroppo ti confesso che non ho mai avuto il coraggio di vedere e seguire quelle attuali sfide con castelverde…quattro strade…lunghezza etc….che quest’anno ci ha regalato Malvicini…….. (il grazie a lui rimane e rimarrà in eterno per aver creato la nostra Lodi e realizzato tanti miei sogni…..ma oramai……) mi faceva troppo male!!!!! E tutte le tristi ultime faccende (Moretti…..) che tu hai seguitoin prima persona …..che tristezza…….che peccato……ORA ci si poteva riprendere quella storia lasciata 18 anni fa a salerno….contro la corazzata di Delio Rossi……ora………………."

 

"Salve, vi scrivo a nome di tutto il mio gruppo. Faccio parte dei Red Boys,
siamo un gruppo nato da poco, che segue le partite del GS Opera Roma, una squadra dilettante romana, con passato tra 1° e 2° Categoria. Da qualche anno,però, la squadra è costretta a giocare in un torneo amatoriale, "I tornei di Roma", che nonostante sia forse il + prestigioso della capitale, ci va un po'stretto. La nostra squadra (che in questo campionato è risultata vincitrice!!) è di proprietà del Teatro dell'Opera di Roma (per farvi capire, un po' comel'Astrea è di proprietà della polizia penitenziaria) ma anche per via deldistacco che ha avuto negli ultimi anni dal Teatro, i finanziamenti sonoarrivati in maniera minore, purtroppo.

Allora, quest'anno, il nostro gruppo (formato da ragazzi che seguivano giàprima la squadra) è nato per dimostrare al mondo i nostri 3 ideali principali:
-Per essere ultras non conta né il numero, né la categoria in cui giochi, masolo dedizione e passione
-Gli unici valori sani rimasti nella società di
oggi sono lo sport, quello
vero, e l'amicizia, e noi vogliamo dimostrarlo!!
-L'amore per la propria squadra e il DIVERTIMENTO legato al calcio, vannooltre i pregiudizi e la repressione

Ci tenevo a dirvi che il nostro gruppo si ispira a voi, alle vostre battaglie
e alle vostre avventure…siete il nostro modello più grande, e ci tenevo a
scrivervi per dirvi "GRANDI"!!!

Ho conosciuto gli UL96 grazie a un componente dei Red Boys, F.(che spesso va alla Borghesiana, e che mi ha detto che un tempo aveva contattato il gruppo perchè voleva seguirlo in trasferta, ma causa lo sbaglio dell'orario non è potuto venire). Lui è un simpatizzante della Lodigiani e, ancora prima che fondassimo il gruppo, lui mi ha detto di visitare il vostro sito per conoscere la Lodigiani e i suoi tifosi…ci sono andato il mese scorso, sono rimasto entusiasta dopo aver visto la vostra dedizione e il vostro impegno, ma anchemolto divertito…così mi venuta l'idea di scrivervi!! (….)."


Sui 15 anni di un grande gruppo


15 anni. E forse neanche te ne accorgeresti se non per il fatto che, a differenza di prima, hai qualche capello e qualche pelo di barba bianchi, e che il mondo intorno a te è stato distrutto come se fosse esploso un ordigno nucleare. Forse hanno ragione quei filosofi che, un po’ ingenuamente, ammettiamolo, dicono che il tempo non esiste, o se esiste non è misurabile: come mi spiegate altrimenti il fatto che mi sembra ieri che ci fu quell’allegra trasferta a Castel di Sangro del 18 Maggio 1996, trasferta che sanciva l’inizio ufficiale del nostro gruppo? Pare strano, ma quella giornata la ricordo quasi a memoria, ed è per questo che, già, pare ieri o al massimo l’altro ieri, mentre spesso dell’altro ieri non ricordo veramente quasi nulla. Così come ricordo benissimo quel giorno di Settembre del’96, Lodigiani-Ancona, io, Francesco e altri ragazzi con la pezza OFL, fomentatissimi e spavaldi più che mai. Ma mentre per quelle, ed altre giornate della tua vita, particolarmente belle, veramente ti sembra che il tempo sia una colossale fregatura, vedi che intorno alla tua vita, e anche dentro perché no, le cose sono fin troppo cambiate. Prima eri un ragazzetto mezzo scemo, al limite della deficienza, ora l’anagrafe dice che dovresti essere un tantino più maturo e con la testa sulle spalle: non vorrei, ma purtroppo è così. Il tempo ti insegna a stare coi piedi per terra, e purtroppo pure i sogni mano a mano si allontanano da te finché un bel giorno ti fanno “ciao ciao” con la mano e poi non li vedi più. Non è una questione mia, penso che ciò che ho passato, passo tuttora io, capiti veramente un po’ a tutti. Qualcosa di quei desideri, di quelle speranze che avevo una volta, li ho ancora, ma li tengo a fatica al guinzaglio, perché loro, i sogni più attaccati al tuo modo di essere, sono dei cani troppo vivaci che vogliono andare per conto loro, e tu sei diventato troppo lento, o forse solo svogliato per poterli tenere con te. E fai fatica. Poi ognuno di noi ha i propri campi della vita per sognare. Cretini per quanto siamo, io e gli altri ragazzi di questo gruppo abbiamo usato come veicolo quel campo con 22 giocatori, arbitro, guardalinee, ma soprattutto quello che vi sta dietro, ovvero una curva colorata e traboccante di tifo per la propria squadra. O almeno, questo famoso campo di pallone, con curve possibilmente dietro alle spalle, con presenza ospite al seguito ovviamente, è ciò che ha avvicinato tutti noi a questo gruppo. Già, perché, avendo vissuto tutti gli anni di Ultrà Lodigiani (a parte uno in stato di semi-pensione), posso ricordare tutte le facce che vi sono entrate la prima volta, così come posso ricordare le stesse facce quando ne sono uscite: in questo gruppo sono entrati ragazzi pieni di gioia e di vita, forse alcuni un po’ tristi e depressi (ma erano l’eccezione), ma che vedevano negli Ultrà Lodigiani un mondo a sé, per esaltare il proprio ego sognatore, per evadere, per sballare, per affermare la propria giovinezza, la propria differenza e la propria supremazia sul mondo. Gente con la luce negli occhi che tutto poteva immaginare, tranne che, nel giro di più o meno poco tempo (che poi rimane sempre soggettivo, appunto) avrebbe dovuto fare i conti con la vita vera, quella dura che quando ti alzi la mattina vorresti subito sprofondare nel sonno per non doverla affrontare. Perché, soprattutto certi cambiamenti di età chiedono un pegno, e quel pegno è l’alterazione prima, e poi lo smarrimento di te stesso. Ora aldilà di tutto, esserci sempre stato ha dei privilegi, ti fa capire: e io ho capito che tutta la gente che è andata via, indipendentemente dalle questioni personali, è andata via perché la propria personalità strideva con un gruppo che ha ben altri proclami, quali il divertimento, l’anticonformismo, il rifiuto di tutto il perbenismo della società e di essere inquadrati in ranghi omologati. E già, perché, prima di tutto, in un gruppo, che non è per forza il nostro, e neanche per forza di stadio, ti ci devi riconoscere, devi vedere che almeno una parte di te (ma non una parte qualsiasi, una parte essenziale) si rispecchia fortemente in esso. Che differenza tra la gente che è arrivata da noi con quella che se n’è andata un po’ di tempo dopo: le stesse persone almeno sulla carta d’identità, ma non nella loro espressione facciale né nella loro interiorità.
E poi ci sono, anzi, vengono per primi, i ragazzi che ancora compongono questo gruppo. Rimasti in pochi ma uniti da anni di amicizia, di risate, di tempo passato insieme. Una differenza sostanziale c’è tra questa ultima versione del gruppo, che ha comunque perso i suoi pezzi, e quelle precedenti: che insieme abbiamo affrontato delle battaglie vere, ci siamo dimostrati un gruppo anche ben al di fuori delle semplici questioni di stadio: siamo rimasti tutto sommato uniti e abbiamo affrontato nemici ben più seri rispetto alle annate precedenti del gruppo: ci siamo beccati insieme denunce e daspo, abbiamo assistito a disgrazie, per fortuna momentanee, dei nostri componenti aiutandoci e rimanendo vicini, abbiamo cominciato un po’ insieme a guardare ad altri aspetti della vita che non siano quelli di stadio, e forse è bene che sia stato così: non solo perché, oltre agli scazzi passeggeri, credo fortemente nella nostra amicizia, ma perché se aspettavamo che fosse la Lodigiani a darci la spinta per rimanere uniti, allora potevamo stare ben freschi; una squadra che negli ultimi anni non è spesso neanche esistita, prima squadra in bilico tutti gli anni, Cisco (merda), anni di sole giovanili, Moretti e ultimamente voci di andare a Ciampino, insomma, la Lodigiani più che la nostra passione, la nostra gioia, è diventata la nostra croce, una cosa che non ti dà soddisfazioni neanche se paghi migliaia di euro, e noi sempre dietro a cercare di tenerla in vita come fossimo noi i proprietari…altro che quei moderni di “squadra mia”! E che dire del nostro beneamato movimento ultras? Cosa abbiamo da dire oggi che possiamo veramente vantarci di essere gli ultimi reduci? Lo abbiamo prospettato a lungo di essere gli ultimi romantici, e oggi che lo siamo davvero cosa abbiamo da dire? Che sensazioni ci sono dietro ad un daspo che finisce e che non te ne frega quasi un cazzo perché tanto assieme alla libertà non ti ridanno più quelle curve con striscioni, bandieroni, tamburi, megafoni e coreografie? Cos’è quel senso di vuoto quando vedi le fototifo, che anni prima collezionavi e ti facevano diventare corrispondente di mezza Italia ultras, e vedi solo curve con poche persone, senza colori né umori? Cosa ci rimane a noi del movimento oggi, noi che andavamo a vedere Cavese-Taranto, Taranto-Catania, Giulianova-Teramo, Foligno-Reggiana, Prato-Carrarese e persino Cynthia Genzano – Fiumicino (e nella stessa giornata Colleferro-Scauri Minturno e Pisoniano-Roma VIII)? Quando parli di ultras e di Lodigiani sembra che tutti ti stiano prendendo a pedate su per il culo sperando che prima o poi cadi nel baratro! Oggi che siamo rassegnati a essere diventati quel che siamo, oggi che sappiamo che il movimento ultras è finito, oggi che sappiamo che la Lodigiani, se la continueremo a seguire, sarà un cappio eterno intorno al collo, non ci rimane che fare i conti con noi stessi e tra noi. Tornano, i conti? E voi ragazzi classi 1986-1987-1988, che siete cresciuti con questo gruppo, oggi, pensando agli Ultrà Lodigiani, come vi sentite? E’ proprio a voi che rivolgo, e dedico, questo articolo per i 15 anni di questo gruppo, è a voi che sto parlando…voglio dirvi a tutti una cosa, che avrei voluto magari in altre occasioni a voce ma non è capitato, oppure ho solo accennato piccoli termini di un discorso più ampio, ben più ampio. Vi ho conosciuto, più o meno a tutti, minorenni, alcuni persino ragazzini, e oggi vi vedo in quello scampolo di vita adulta che sancisce un passaggio senza più ritorno indietro. Non che io, il mitico Borgo,e i nostri amici Inglesi abbiamo un’età da buttar via, anzi, penso di poter parlare a nome di tutti dicendo che siamo ancora pieni di energie e di progetti per il futuro, disillusi si, un po’, forse, ma con qualche ideale dentro che ci darà ancora linfa per un tempo speriamo il più lungo possibile…però io vorrei vedere soprattutto voi, ragazzi che non hanno neanche superato la prima metà dei vent’anni, carichi, pieni di voglia di vivere, di energia, di spaccare, di gridare a tutti che il mondo appartiene a voi e a nessun altro! Cazzo che rabbia mi fate quelle volte che vi vedo ingoiati da problemi di vita che dovrebbe avere un quarantenne, quando vi vedo colmi di rassegnazione, di indifferenza, di pessimismo su tutto e tutti: quelle volte, purtroppo non rare, vi giuro, mi chiedo quale rullo compressore vi abbia schiacciato l’anima fino a farvela diventare così apatica. Quando non vedete futuro su niente vi capisco, a volte condivido tutto, eppure quanto vi vorrei vedere con la voglia di spaccare tutto! Ho il fermo desiderio che i 15 anni di questo gruppo siano dedicati a voi, ad un pezzo della vostra vita che se ne è andata insieme, ma che vi possa gettare le basi per rimanere quelli che siete sempre stati: persone coraggiose, fidate, leali, che sanno ancora come prendere il mondo e guardarlo dall’alto verso il basso….ne avete ancora l’età, sfruttatela perché è il vostro patrimonio più grande: viaggiate, andate a conoscere altra gente e altre realtà, apritevi, leggete libri, sfondatevi di alcol quando vi va fino al vomito, spaccate qualsiasi cosa alla vostra portata se ne avete voglia, sudate, bucatevi, chiamate qualcuno alle 3 di notte (con l’anonimo naturalmente!), scatenatevi per un qualunque momento di esaltazione, mettetevi in cima al mondo e guardatelo con superiorità dall’alto verso il basso, scopate fino allo stremo delle forze, fregatevene dei luoghi comuni e delle aspettative che le persone hanno in voi, fregatevene del modo col quale gli altri vi vogliono vedere, andate oltre a ciò che spesso è consentito, ma per carità, date un segnale che siete vivi e che credete a ciò che fate, ribellatevi, non abbassate il capo e non abbiate quell’aria rassegnata che un giorno potrebbe diventare la vostra caratteristica distintiva. Le cose da vecchi lasciatele a chi è veramente più vecchio di voi, come il sottoscritto, che è pur sempre giovane (bene ricordarlo!), non tenete la stessa faccia che hanno avuto quelle persone del gruppo che un giorno si sono voltate, se ne sono andate, e poi non ho rivisto più o che, quando le ho riviste, non ho avuto una così grande idea della vita! Che questi 15 anni di Ultrà Lodigiani possano esservi utili a capire chi eravate quando siete entrati e dove state andando ora. Perché, arrivati a questo punto, ma si, magari ci sciogliamo anche domani, ma di questo gruppo vi resterà per sempre una traccia indelebile.
Se nel 1996 mi avessero detto che oggi avrei festeggiato un clamoroso quindicennale, per quanto deficiente ero, forse non ci avrei comunque creduto. Il decennale era sperato, ambìto, ma i 15 anni no, erano un po’ troppo. Non so a voi se è capitato, ma sicuramente si, quando pensate per un qualche motivo ad una data futura, col conseguente pensiero: “e io dove sarò in quella data? Cosa farò?”….senso di vertigine a parte, più che dovuto direi, se nel 1996 avessi dovuto immaginare me oggi avrei immaginato cose ben diverse. Ma va bene così, perché io, di questo gruppo, non posso lamentarmi davvero, e questo nonostante le tante delusioni avute, che tanto non le avessi avute con gli Ultrà le avrei avute altrove, almeno le ho avute in un ambito che a me piace, e che mi ha sempre divertito. Comunque vada sarà un successo, il futuro un’incognita, ma quello che è scritto è scritto, e noi abbiamo fatto tanto! Oggi si festeggia un po’ tutto, i nostri daspo scaduti, un amico di nuovo tra noi, i nostri 15 anni, noi stessi. Quindi AUGURI ULTRA’LODIGIANI! Perché NOI SIAMO GLI ULTRA’ LODIGIANI!

On line sul sito il racconto di Poggio Nativo – Lodigiani.