Rabbia

Avete avuto mai la sensazione di voler volare alto sentendovi però come degli uccelli in gabbia che non hanno neanche lo spazio per fare un metro? Avete mai avuto la sensazione di avere una libertà solo apparente che copre una prigionia ben più schiacciante? Avete mai avvertito l’inutilità delle cose di cui parlate o sentite dire ogni giorno, con la percezione che non si affrontano mai gli unici discorsi per cui varrebbe la pena di vivere? Avete mai letto libri che parlano di eroi che si ribellano allo stato delle cose, o film che ne mostrano le loro gesta? E leggendo, o vedendo, non avete mai invidiato le palle che hanno avuto queste persone di rifiutare l’ordine delle cose, di rinnegare il conformismo e le regole che ci hanno accompagnato fin dalla nascita? Avete mai avuto l’irrefrenabile voglia di spaccare tutto sperando che con quell’irrazionale gesto potesse poi effettivamente cambiare tutto l’universo?

Caravan era una miniserie a fumetti della Sergio Bonelli editore, e il mese scorso è uscito l’ultimo numero. Una serie intelligente, creata da un autore quale Michele Medda che ha sempre avuto il dono non indifferente di non essere mai banale. La serie, per dirla in maniera molto breve, parla di un’intera cittadina americana evacuata a causa dell’apparizione in cielo di nubi colorate mai viste prima. In 24 ore avviene l’evacuazione, e intanto tutti si chiedono cosa sarà mai successo: un attacco atomico, batterico, una nuova arma, gli alieni?  I militari chiaramente non forniscono nessuna risposta ed eseguono solo il loro compito, talvolta anche in maniera brutale, di isolare gli abitanti della cittadina dal resto del mondo,  di controllare l’evacuazione e scortare tutti  in un luogo nascosto. Comincia così il viaggio senza meta di questa gigantesca carovana lungo gli Stati Uniti, con poche soste, mai un contatto con altre città o villaggi, strade completamente isolate e controllate al passaggio degli abitanti di Nest Point (questo il nome della città evacuata). Ovviamente, oltre a non avere alcuna spiegazione da autorità e militari, a tutti gli evacuati viene staccato il segnale dei ripetitori cellulari e la connessione ad internet. Sono isolati dal resto del mondo senza sapere un perché. Al centro della vicenda c’è la famiglia Donati, di chiara origine italiana, con la madre Stephanie, il padre Massimo, il figlio di 16 Davide e la bambina Ellen di meno di 10 anni, più la fidanzata del figlio grande Jolene con sua madre Carrie. Ma sono infiniti gli zoom su altri personaggi della comunità e sui militari, carcerieri e carcerati di fatto. Nascono molte situazioni di tutti i tipi, amicizie, odi,  unioni di cittadini, tradimenti, violenze, situazioni inverosimili e quant’altro. Ma, nonostante gli sforzi dei militari di tenere l’ordine qualcuno prova a fuggire, e alcuni perdono la vita. Ad effettuare queste fughe in realtà sono pochi temerari cittadini che diventano sempre di meno, e i più si accontentano della protezione dei militari senza più chiedere spiegazioni, e subendo anche angherie ed ingiustizie. Alla fine la famiglia Donati, la più sfortunata, viene decimata perché prima un pazzo assassino uccide la madre (situazione che si è creata solo a causa dell’evacuazione), e poi anche il padre Massimo  perde la vita in un tentativo di fuggire in un vicino villaggio e saperne di più. E’qui che l’equilibrio creatosi finora si spezza: anche se nessuno reagisce alla morte di Massimo, il suo compagno di fuga (su tante persone solo 2 avevano scelto di mettere a repentaglio la vita per tutti), ritrovato ferito dai militari a causa di una caduta,  riesce a dare a Davide un pennino trovato presso un elicottero dell’esercito precipitato nei pressi del campo allestito per far sostare la carovana. Il pennino rivela la verità delle cose: le nubi apparse sul cielo di Nest Point erano solo effetti ottici allestiti dal governo. Tutto un esperimento creato per capire, in caso di emergenza, fino a che punto la popolazione avrebbe ubbidito alle autorità; un esperimento per valutare problemi, criticità, reazioni, metodi in situazioni che un giorno potrebbero avvenire in guerra. Quando Davide scopre questa verità, dopo aver perso, per un esperimento, la madre e il padre, la vuole urlare a tutti. Convoca quindi molti amici del padre, dell’ex comitato, e gli spiega tutto. Ma al momento di aprire il pennino questo risulta vuoto, come se i file non vi fossero mai stati inseriti. Chiaramente tutti fanno un’estrema fatica a credergli, pensano, i “grandi”amici di famiglia, che più che altro si tratta di un vaneggiamento di un povero ragazzo che ha perso tutto. Solo poche persone all’esterno, sentendo la rabbia urlata di Davide, gli danno retta, un paio per l’esattezza. A questo punto Davide, mettendo i atto un piano astuto, riesce a fuggire dalla carovana con Ellen, Carrie e Jolene. Il finale, come da tradizione è aperto (non si sa nulla sul dopo fuga) ma almeno lascia una speranza. La morale, secondo me molto attendibile è questa: tu dai alle persone la sicurezza, il sostentamento, dei momenti di divertimento (che i soldati della carovana di Nest Point avevano allestito appositamente) e il popolo, troppo pecorone, troppo preoccupato a saziarsi la pancia, non ti si rivolterà mai e poi mai. Le autorità possono persino ammazzare, ma finché le persone ammazzate non sono i tuoi cari allora la gente, dopo aver fatto magari un po’ di morale, tornerà al proprio egoismo di sempre. Solo in pochi provano a rompere questo equilibrio, ma se ci provano restano soli, abbandonati dall’altrui vigliaccheria.

E’ o non è questa la situazione che viviamo tutti i giorni in Italia anche se non ci chiamiamo Nest Point? Quello che è successo in quest’opera di fantasia non è una similitudine di ciò che la realtà ci offre tutti i giorni? Quanto abbiamo subito e continuiamo a subire da una casta che ha sempre più privilegi e ci impone obblighi sempre più insostenibili per pagare la propria incapacità? E su milioni di cittadini, quante famiglie Donati ci sono che osano almeno un minimo alzare la testa per opporsi alla volontà di quattro cialtroni che pretendono di decidere vita e morte di ognuno di noi? Non sono riflessioni scontate, anche perché mi sto rendendo conto che ogni giorno che passa divento più insofferente a tutto lo schifo che ci sta circondando. Non è dietrologia, né qualunquismo, né pessimismo….siamo governati da una classe politica corrotta, il cui uomo più rappresentativo è uno che ha dettato le regole del consumismo da decenni e che ha sempre fatto i propri interessi, specialmente da quanto è entrato in politica….solo che dopo i danni che ha fatto a questo paese col controllo dei media (non solo televisioni….) ne ha fatti anche a livello politico, portandoci allo sfascio…permettendosi di comprare coi propri soldi il resto della politica italiana, opposizione compresa e in primis, in cambio di squallidi favori…abbiamo un parlamento di pregiudicati, alle Camere vieni eletto come premio se sei stato in galera…e poi vorrebbero far sentire me un delinquente solo perché ho scelto uno stile di vita diverso da quello di una massa sottomessa e acefala, solo perché non scendo a patti con nessuno e ho la capacità di dire no alle porcate. Il problema è che purtroppo spaccare casa per la rabbia non serve a niente, rimaniamo comunque dei repressi. Ma come si fa ad accettare che ogni forma di pensiero libero venga soffocata? Hanno cominciato coi mezzi di informazione (tv, stampa), per pa
ssare a noi ultrà  e per finire al web che è rimasto l’ultima fonte di informazione libera. Ci stanno mettendo in mutande facendoci credere di indossare vestiti di Armani, ed il bello è che quasi tutti ci credono.

Avevo speranza negli ultrà come movimento di aggregazione veramente libero, anti-sistema e controcorrente. Un ultimo barlume e baluardo  di speranza per chi sa pensare con la propria testa. Un movimento che mi ha sempre fatto sentire orgoglioso di appartenervi, e oggi mi accorgo che non è così, dato che, chi in maniera sfacciata, chi di nascosto, si sta accettando l’ultima porcata, la più grande, la più repressiva: la tessera del tifoso, o daspo a vita. Leggo il comunicato degli Interisti che accetta la tessera del tifoso e mi scendono i coglioni letteralmente a terra…che certe minchiate provengano dal mondo dei benpensanti ormai lo posso anche accettare e ci sono abituato…ma che vengano da gente che dovrebbe essere come me non lo accetto veramente. Dicono che l’unica maniera per non danneggiare la tifoseria e la loro squadra è fare la tessera. Sempre con la voglia di spaccare qualcosa mi chiedo: ma che cosa è più importante? Seguire la tua squadra di merda o poter ancora dire di avere una dignità? Accettare l’ordine delle cose per quanto ingiusto o avere ancora la capacità di guardarsi allo specchio senza farsi per forza schifo? E mi chiedo quale perverso meccanismo può spingere degli uomini ad accettare che gli venga fatto di tutto….perché vivere in Italia adesso è come vivere a casa  tua con l’obbligo che però l’unico spazio che puoi abitare è il cesso! Eppure finché questi uomini (mezzi uomini o quaqquaracqua’ direi)sanno che gli danno la casa si accontentano eccome del cesso…forse saprebbero accontentarsi anche di avere solo la tazza del cesso per poter vivere e dopo….chissà, forse dopo che gli tolgono anche quell’ultimo spazio di vita forse anche questo tipo di uomini cominceranno a ribellarsi, a dire no, a prendere coscienza di quello che ci è stato fatto ormai da troppi anni. Siamo veramente rimasti in troppo pochi a credere in qualcosa, sia che si parli della tessera del tifoso, sia che si parli di qualunque altro argomento. Viviamo in uno Stato che è una immensa Nest Point, e l’unica speranza sono le rare famiglie Donati sparse in giro.

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PISANU, AMATO, MARONI, OSSERVATORIO, CASMS, LEGA CALCIO, PENNIVENDOLI, SINDACATI DI POLIZIA…

…ON T'ENCULE!

AH DIMENTICAVO…

ANCHE LA TURCHIA CI HA SUPERATO…

NO ULTRAS? NO EURO 2016!


L'ultima farsa prima della calata del sipario

La decisione di giocare a porte chiuse Genoa – Milan l'ultima beffa ad un movimento ultras che le istituzioni negli ultimi anni hanno fatto a pezzi

Quando tempo fa parlai della famosa trasferta dei Napoletani a Roma, in cui i Napoletani furono accusati ingiustamente di azioni mai accadute, gridai al complotto e al piano pilotato dalle alte istituzioni, con il solito scopo di farsi beffe del movimento ultras, delegittimarlo, e renderlo sempre più impopolare di fronte a chi ultras non è, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione italiana. Con la decisione di far giocare oggi Genoa – Milan a porte chiuse si è fatto persino di peggio, per una serie di ragioni e circostanze che definire casuali è a dir poco forzato.

La decisione del Casms di aprire il settore ospiti di Genova ai Milanisti ha destato molto stupore, lo stesso provocato dall'analoga decisione di aprire al tempo che fu il settore ospiti dei Napoletani a Roma. Da quel momento si è concentrata su Genoa – Milan una incredibile attenzione mediatica, accompagnata da strani episodi che in normali dinamiche ultras non avverrebero mai. A cominciare da un presunto comunicato dei Genoani trasmesso via internet (dove ormai hanno tutti paura a scrivere minacce o cose del genere, soprattutto in ambito ultras), nel quale venivano fatte minacce ai Milanisti per nulla velate. Il tutto è continuato sempre via Web, coi Genoani che da una parte minacciavano di vendicare la morte di Spagnolo di 15 e passa anni fa (ma episodio ancora fresco che persino io ricordo come fosse ieri), e i Milanisti che avrebbero risposto per le rime. Uno scambio dialettico sotto gli occhi di tutti, da una parte aiutato da quei cretini da tastiera duri a morire, ma dall'altra parte è lecito domandarsi quanti di questi messaggi minatori possano risultare veritieri. L'ultimo episodio che qualche fonte ha definito quello decisivo per la disputa della partita a porte chiuse, è stata l'apparizione di una scritta sui muri di Milano in cui si annunciava che i Milanisti avrebbero ammazzato un altro Genoano. Poi la decisione di far giocare il match a porte chiuse e, ovviamente, la classica, becera, perbenista carica mediatica dei media contro gli ultras, con i classici epiteti di accompagnamento come teppisti di vecchio pelo, terroristi, ricattatori della società e chi più ne ha più ne metta.

Tutta questa serie di episodi, almeno a chi non crede alla favole, o più semplicemente a chi è dentro alle dinamiche ultras, sono poco convincenti. Poco convincenti perché è adesso che il governo sta spingendo per far diventare definitiva ed irrevocabile la tessera del tifoso, che ha destato, fino a pochi mesi fa, opposizioni da parte di tutti gli sportivi e addetti ai lavori, o quasi. Adesso che la protesta sta montando di nuovo serve un deterrente che faccia cambiare idea alla gente, che faccia sembrare gli ultras ancora più cattivi di quanto si è fatto credere finora. E quale occasione migliore se non quella dove si può rispolverare un morto per scontri tra ultras, anche se l'episodio è passato da molti anni? Occasione peraltro che capita in una città come Genova che è tra le più attive a protestare contro la tessera del tifoso, quindi perché non prendere due piccioni con una fava? Appare inoltre forzata tutta la serie di eventi da me descritti qualche riga fa: perché far giocare una partita a porte chiuse se il Casms aveva dato via libera? Perché allora il Casms non ha subito vietato la trasferta dei Milanisti come del resto ha fatto in questi anni per partite in cui tale divieto era a dir poco ridicolo? Ed è logico che ad alzare l'attenzione mediatica su tutto possa essere una scritta fatta in un muro qualsiasi di Milano e che CHIUNQUE può aver fatto? Per non parlare dei messaggi su internet: chi ti dice che la gente che ci scrive siano veramente Genoani e Milanisti e non mitomani vari, o se appartenenti alle tifoserie gente che comunque non farebbe niente nella vita reale? A questo punto prendere una decisione del genere vuol dire riconoscere un potere immenso a chiunque abbia voglia di fare qualche mattata, o qualcosa di goliardico anche se di cattivo gusto. E se fosse stato un quindicenne fomentato a fare quella scritta? E se a minacciare su internet fossero stati ragazzetti brufolosi che non escono di casa per stare davanti al web e alla play? Pensate che potere enorme si sta dando a chiunque!

A meno che la situazione non sia un'altra: prima autorizzi la trasferta, poi fai succedere il finimondo facendo enfatizzare dai media ogni cosa che succede, fino alla scelta di una decisione forte, con conseguente messa all'indice del mondo ultras. Tutto pianificato, e magari facilitato da qualche coglione che casca subito nella trappola. E così via libera alla tessera del tifoso, e a tutte le porcate e conseguenze che ne derivano. Ora si che le nostre ore sono contate. E vissero tutti felici (cornuti,) , e contenti.


02/02/2007 – 02/02/2010

AVETE SVUOTATO GLI STADI…

AVETE TOLTO COLORE AL CALCIO…

AVETE UCCISO IL MOVIMENTO ULTRAS…

AVETE UCCISO IL CALCIO…

AVETE DETTO STRONZATE SU STRONZATE…

CI AVETE LUCRATO (TESSERA DEL TIFOSO DOCET)….

CI AVETE ADDITATO COME MOSTRI DA SBATTERE IN PRIMA PAGINA…

CI AVETE FATTO PASSARE COME IL CANCRO DI QUESTO PAESE…

AVETE VIETATO TUTTO IL VIETABILE…

AVETE CALPESTATO LA COSTITUZIONE…

MA ANCORA NON CI AVETE DETTO…CHI HA UCCISO RACITI?

SIETE LA VERGOGNA DELL’ITALIA…ANZI…SIETE L’ITALIA! LURIDI BASTARDI…

NON MOLLEREMO MAI!


Dal Blog "Dentro lo Stadio" di Roberto Stracca, sito web del Corriere della Sera

Una delle poche analisi serie sulla manifestazione di ieri e sugli ultrà in generale non può essere ignorata. La propongo perché, a mio parere, è condivisibile quasi in pieno.

Non ghettizzare un non-movimento che sa aggregare

Scritto da: Roberto Stracca alle 22:01

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Che cosa resta della massiccia (considerando che non c’erano treni e pullman gratis come in altre occasioni, ma tutti sono arrivati con mezzi propri) manifestazione ultrà a Roma? Che fare dopo che oltre seimila ultrà (secondo il tg di La7) hanno attraversato le strade della capitale urlando qualche slogan pesante ma “in modo assolutamente pacifico” (come hanno sottolineato tutti i notiziari televisivi che hanno dato ampio risalto all’evento)? Che ne sarà della tanto discussa “tessera del tifoso” dopo che tanti ragazzi (“se sono uniti non verranno mai sconfitti”, lo slogan mutuato da una canzone degli Sham 69) hanno detto, scritto, urlato il proprio no.
Se gli ultrà fossero un movimento politico, le agenzie di stampa avrebbero già battuto fiumi di dichiarazioni con decine di politici pronti a dire che “è una piazza che deve essere ascoltata”. Qualche politico, a dire il vero, ha manifestato con loro. Come l’ex sottosegretario all’economia, Paolo Cento, esponente di Sinistra e Libertà (ma c’era anche Alessadnro Cochi
, delegato allo sport del sindaco di Roma, Alemanno). Ma gli ultrà, in genere, non piacciono troppo ai politici. E non perché ieri hanno scritto “Sì alla tessera del parlamentare”. “Stanno sulle balle – come ha spiegato, tempo addietro, Enrico Brizzi al Corriere- perché ragionano con la propria testa”.

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Gli ultras non sono un movimento, come dimostra il fatto che alcune tifoserie si sono dissociate dal corteo di Roma.  E forse non lo saranno mai. Troppe divisioni al proprio interno. La sbandierata “mentalità ultras” ha varie interpretazioni a seconda della latitudine del gruppo. Ma sono una grande realtà aggregativa. Forse l’ultima grande polo di aggregazione in una società sempre più liquida. Basti pensare al fatto che tanti ragazzi scelgono di essere ultrà nonostante godano di una pubblicistica peggiore dei terroristi. 
Certo in mezzo c’è chi ne approfitta per far propaganda politica, chi delinque perché delinque abitualmente, chi spaccia droga, chi compie atti violenti perché violento. Vanno puniti con lo stesso metro di giudizi di chi compie simili atti per strada, in discoteca, in un pub. Senza che nessuno chieda che si chiudano, strade, discoteche e pub o che Altrimenti andrebbero chiuse discoteche, e via discorrendo.  Una politica di pura repressione non porta da nessuna parte. Anzi fa solo il gioco di chi vuole pescare in acque torbide . C’è stato un momento di leggi speciali necessarie dopo la tragica morte dell’ispettore Raciti. Ma non si vive di emergenza. Né ghettizzando una forza viva per colpa delle mele marce.