I mondiali anti-tifo

E pensare che Francia'98 non ci piaceva per niente. Come prima esperienza ai mondiali (e anche unica per ora) ci si aspettava qualcosa di più ultras, era il 1998 ed era lecito. Lo chiamavamo il mondiale dei mischiati, perché in pratica non c'erano settori ben definiti per ogni tifoseria, ed era facile che il tuo vicino di posto fosse uno della squadra opposta o, ancora più facile, un francese. E lo chiamavamo il mondiale dei seduti perché, in alcune gare per mancanza di mentalità, in altre per obbligo imposto dalle forze dell'ordine, non si riusciva a tifare in piedi. Ma, a giudicare da quanto visto in Sudafrica, l'edizione degli Official Fans al seguito dell'Italia fu un'edizione di lusso.

Partiamo da una premessa: per tutti, raggiungere il Sudafrica sarebbe stata un'impresa, indifferentemente dal continente di provenienza. Persino per gli stessi Africani è un'odissea raggiungere la punta meridionale del loro continente. Pertanto, riuscendo a partire solo gente impaccata di soldi, di fatto non si sono visti hooligans, barras bravos, e neanche il solito gruppetto nutrito di ultras delle tifoserie balcaniche (Serbia e Slovenia) con l'aggiunta della Grecia. Qualche tifoso colorato, qualcuno più scatenato degli altri, ma nel complesso una calma piatta pazzesca. Cori durante le partite non pervenuti o soffocati dalle vuvuzelas, che come, da tradizione coatta, in Italia hanno fatto subito moda, anche se spero che finita la fissa collettiva vengano buttate nel cassonetto dei rifiuti.

Come solito nei mondiali, bandiere vietate e praticamente anche i tamburi, tanto che gli unici che ho sentito sono stati quelli dei giapponesi e il tamburo di Manolo "El bombo", tifoso da decenni al seguito della Spagna, , ormai vendutosi anch'esso al merchandising moderno. Un mondiale quindi asettico, abulico, dove l'unica nota di colore era rappresentata dalle maglie dei tifosi.

A livello di presenze si può fare qualche confronto, sempre partendo dal presupposto che si è trattato di gente con i soldi o che ha risparmiato una vita per un'esperienza del genere. Forse è per questo che non c'è da soprendersi del fatto che le tifoserie più numerose della fase eliminatoria siano state Australia e Stati Uniti (ebbene si…). Chiaramente numerosi Brasiliani e Argentini, non hanno sfigurato neanche i Cileni con la loro macchia rossa. Dei Giapponesi, oltre ad un timido tamburo, è spiccato lo striscione Ultras Nippon, di sicuro la moda dell'ultras per la nazionale è passata anche da loro. Restando all'Asia non tantissimi i Sudcoreani, e assenti ovviamente giustificati i Coreani del Nord. Le tifoserie africane, sostenute spesso anche dai locali, si sono fatte notare chiaramente per un discreto numero, ma soprattutto per roba folkloristica che normalmente non si vede nei campi di calcio (stregoni, gente travestita da animali e da alberi, acconciature strane e così via). Unica eccezione del continente nero i non-neri Algerini, veramente calorosi e numerosi, chissà come hanno fatto a viaggiare da una parte all'altra del continente (dubito che tutti abbiano preso il lucroso aereo in un paese assai povero). Infine le tifoserie europee. La presenza più massiccia è stata fatta da Inglesi, comunque molto timidi, Olandesi (solita macchia arancione e niente più), Spagnoli nella fase finale, e Tedeschi in vacanza intercontinentale.

Chiudo questa rassegna parlando degli Italiani, anche se poco c'è da dire non solo per la presenza ovviamente esigua (non eravamo tanti in Francia, figuriamoci in Sudafrica), ma anche per la tempestiva eliminazione degli azzurri. Presenti le solite pezze che ormai sono fisse da anni, tra cui Casarano ed Angri. Tifo praticamente impossibile dato il numero e le vuvuzelas. Ma del resto il progetto Ultras Italia, se mai realmente esistito, si è già ridimensionato da anni a questa parte, visto che anche gli ultimi sognatori hanno preso atto che il tifo per la nazionale, aleno per la nostra, è una cosa impossibile.

Ma del resto, in ogni manifestazione internazionale bisogna farsi una ragione che la realtà è questa: tifo nullo dentro lo stadio, molto folklore, gente che fa di tutto per una foto o un'inquadratura, tifoserie mischiate, strumenti del tifo banditi come da protocollo nazi-maroniano, costosità dell'impresa e via dicendo. Per chi ne ha la possibilità resta un'esperienza di vita bellissima e irripetibile, fatevelo dire da chi c'è stato….però mettetevi in testa una cosa: con gli ultras o col tifo organizzato non ha nulla a che vedere!

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