18 Maggio 1996 – 18 Maggio 2014…Ultrà Lodigiani oltre tutto

Gli Ultrà Lodigiani diventano…maggiorenni, e festeggiano i loro 18 anni dalla fondazione.

Nonostante la lunga inattività, e la trasformazione in un’altra sigla per far fronte all’assenza di una prima squadra e curare “istituzionalmente”  il nome e la storia della società Lodigiani, il gruppo si dichiara, in attesa di futuri eventi, ancora attivo, nella speranza che la sorte torni, almeno per un po’, ad essere più benevola con noi.

Un augurio, quindi,a chi porta ancora la sigla Ultrà Lodigiani nel cuore, e crede, in manera forte, che prima o poi il vento torni a girare dalla nostra parte.

In attesa di nuove, e buone notizie (alcune, speriamo, imminenti)…

AUGURI ULTRA’ LODIGIANI!

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Corrispondenza del gruppo

Non è giusto che tutte le missive che arrivano alla nostra posta del gruppo restino nel cassetto. Pur lasciando l'anonimità agli autori, le voglio pubblicare. Due lettere diverse, sentiumenti diversi, età (47 anni la prima, 18 la seconda) diverse, modi di vedere le cose diversi, ma in tutto ciò un unico filo conduttore: il solco tracciato, nel corso degli anni, dalla Lodigiani e dagli Ultrà Lodigiani. Nel bel mezzo del 2011 ci siamo ancora noi, ed esiste, almeno nel cuore di molti, la Lodigiani. Ecco le lettere:
 

"…………se ti rispondo e riprendo l’argomento divento un fiume in piena……………….e dal dopo/sondaggio che ho deciso..provato..sforzato a non pensarci più….questa faccenda dall’avvento dei Tulli in poi mi ha troppo “avvelenato” ma il fatto è che purtroppo ancora mi brucia da morire!!! Forse sarò rimasto l’unico, che ti devo dire, ma gli amori del resto non si sa come nascono, non c’e mai un motivo logico..è sentimento….
Purtroppo non sono più un ragazzo, avendo già compiuto ben 47 anni, ma lo ero alla fine degli anni ’70…quando a roma tra le tante giocava una squadretta nel campionato di Promozione…si chiamava Lodigiani…giocava a san basilio….lanciava giovani in gamba ma al tempo stesso divertiva e vinceva le partite…segnava Cerasoli…, insomma un modello di stile ed organizzazione…..ben presto se ne occuparono le cronache locali ed anche nazionali anche se eravamo ancora e comunque il calcio minore….anzi…”il minore ma non troppo” dal titolo di una trasmissione sportiva di una delle prime radio private che cominciavano a nascere in quegli anni……..inutile dilungarmi…queste storie le sai tu meglio di me…e così la presi talmente in simpatia che cominciai a seguirla per tutto il lazio…arrivò l’”interregionale” ….i primi anni ’80…la vittoria anche di quel campionato…..della coppa italia dilettanti …….l’approdo in C2!!!
Tralascio tutta la storia che ben conosciamo ma in quegli anni un sogno forse una certezza cominciava a nascere dentro di me……mentre sparivano tutte la altre società che a roma pure occasionalmente avevano raggiunto quel traguardo (banco di roma, almas, casalotti) sentivo fortemente che la Lodi no, la Lodi avrebbe scritto la storia, la Lodi sarebbe divenuta prima o poi la naturale alternativa a Roma e Lazio nel calcio che conta, nel calcio dei grandi! Il cammino era stato tracciato…..la Lodi aveva ormai i cromosomi della realtà professionistica emergente a tutti gli effetti! La storia, il nome, il blasone, la fama, la tradizione, le capacità organizzative e manageriali (a parte piccoli incidenti di percorso che capitano a tutti..) !!!!!
Infatti arrivò così il Flaminio e la promozione in C1 !!! Anzi 10 campionati consecutivi di C1!  E vengo a te…..ho visto battere il Palermo due volte al flaminio e al tre fontane, il Catania, la Reggina e tralascio tanti squadroni delle più grandi città….e il ricordo di quello spareggio finale all’Olimpico poi non svanirà mai…..era l’attesa certificazione: quella società, quel nome, erano entrati nella testa e nella pelle di TUTTI…la Lodi aveva superato l’esame di maturità….era realtà..la Lodigiani era ufficialmente la terza squadra di roma!!!!! Non una squadra arrivata lì per caso………..e il ritorno,  a Salerno c’ero io lì all’Arechi arrivato in treno sotto quel nubifragio di giugno che fece rinviare la partita ma poi tornai sempre io, sempre in treno, con un unico grande sogno che stava per avverarsi….la serie B!!!!! e allora l’italia intera dalle Dolomiti a Pantelleria avrebbe parlato di noi…di quei piccoli…realtà di quartiere che ha riscritto la storia….o meglio la geografia del calcio italiano!!!! E a quel punto, pensavo, eravamo “arrivati”! sarebbero potuti passare uomini, presidenti, dirigenti, manager, allenatori, giocatori e anche noi tifosi…..ma lei no! La Lodi era ormai nell’olimpo, era una partecipante di diritto al gran ballo, la benvenuta, lo aveva conquistato sul campoil diritto..ormai una realtà per la quale poter dichiarare il proprio tifo a chiunque in qualsiasi angolo d’Italia senza provocare facce strane in chi ci avesse ascoltati, una fede ben compresa e a quel punto anzi quasi invidiata da tutti gli altri tifosi per lo straordinario risultato ottenuto!!!! Per farla breve, per capirci, sognavo esattamente quello che è successo in realtà a Verona con la favola del CHIEVO fiore all’occhiello di tutto il veneto da 20anni ed esempio in italia e………….. resto convinto ci fossero tutte le premesse (ne ero fermamente convinto cancellando tutti gli anni della storiaccia cisco…………..) perche la cosa si potesse realizzare addirittura….. fino all’anno scorso o poco più!!!! se solo gli attuali (e vecchi) proprietari avessero assimilato il 10% di questo mio sfogo/sentimento………………complimenti per carità a questo “atletico roma” (ma chi è?????) ma nessuno si dimentichi mai come e perché questa squadra si è ritrovata in serie C seppur ripescata dalla D dalla Federazione (per meriti sportivi!!!!) Perché c’eravamo arrivatinoi fino a lìsul campo!!!!
(riconoscoa questisolo la vittoria dell’anno scorso) e ora sono lì a giocarsi questa serie B, tanto sognata e inseguita da me per la mia Lodi…….e se ripenso all’umiliazione del sondaggio……………………….quanto ai Ciaccia te lo dissi due anni fa…nessuno li conosceva…per carità noi avemmo la brutta esperienza dei Longarini…ma si sa gli uomini e quindi i presidenti comunque passano ma lì si trattava solo di sostenere chi avesse voluto sposare la causa Lodi e questi, a quanto leggevo, sembravano oltretutto pure disposti………(almeno quei maledetti di prima si sapeva…..pensavano solo ai loro affari……ma erano passati!!!!!) ma che potevo fare??? Ero solo contro tutti!!!! A voi bastava la prima categoria….pur di riavere la prima squadra…….una beffa atroce…..c’era da fare una manifestazione di piazza…raccogliere firme sensibilizzando la città… magari andare sotto al “corriere dello sport”!!!! ridiamo la vera Lodigiani ai romani !!! ho sperato…ma niente! Potevo arrampicarmi sul Colosseo…..compiere un gesto sensazionale che avesse colpito l’opinione pubblica…….
oggi ripensavo alla possibilità all’epoca di coinvolgere in questo discorso magari chissà..un signore che si chiama Francesco Totti….per l’amore sempre confessato per la squadra della sua infanzia…dei primi calci…chissà che effetto anche per lui andare oggi al Flaminio e vedere al posto della sua Lodi…l’atletico roma………..
alla luce di quanto detto purtroppo ti confesso che non ho mai avuto il coraggio di vedere e seguire quelle attuali sfide con castelverde…quattro strade…lunghezza etc….che quest’anno ci ha regalato Malvicini…….. (il grazie a lui rimane e rimarrà in eterno per aver creato la nostra Lodi e realizzato tanti miei sogni…..ma oramai……) mi faceva troppo male!!!!! E tutte le tristi ultime faccende (Moretti…..) che tu hai seguitoin prima persona …..che tristezza…….che peccato……ORA ci si poteva riprendere quella storia lasciata 18 anni fa a salerno….contro la corazzata di Delio Rossi……ora………………."

 

"Salve, vi scrivo a nome di tutto il mio gruppo. Faccio parte dei Red Boys,
siamo un gruppo nato da poco, che segue le partite del GS Opera Roma, una squadra dilettante romana, con passato tra 1° e 2° Categoria. Da qualche anno,però, la squadra è costretta a giocare in un torneo amatoriale, "I tornei di Roma", che nonostante sia forse il + prestigioso della capitale, ci va un po'stretto. La nostra squadra (che in questo campionato è risultata vincitrice!!) è di proprietà del Teatro dell'Opera di Roma (per farvi capire, un po' comel'Astrea è di proprietà della polizia penitenziaria) ma anche per via deldistacco che ha avuto negli ultimi anni dal Teatro, i finanziamenti sonoarrivati in maniera minore, purtroppo.

Allora, quest'anno, il nostro gruppo (formato da ragazzi che seguivano giàprima la squadra) è nato per dimostrare al mondo i nostri 3 ideali principali:
-Per essere ultras non conta né il numero, né la categoria in cui giochi, masolo dedizione e passione
-Gli unici valori sani rimasti nella società di
oggi sono lo sport, quello
vero, e l'amicizia, e noi vogliamo dimostrarlo!!
-L'amore per la propria squadra e il DIVERTIMENTO legato al calcio, vannooltre i pregiudizi e la repressione

Ci tenevo a dirvi che il nostro gruppo si ispira a voi, alle vostre battaglie
e alle vostre avventure…siete il nostro modello più grande, e ci tenevo a
scrivervi per dirvi "GRANDI"!!!

Ho conosciuto gli UL96 grazie a un componente dei Red Boys, F.(che spesso va alla Borghesiana, e che mi ha detto che un tempo aveva contattato il gruppo perchè voleva seguirlo in trasferta, ma causa lo sbaglio dell'orario non è potuto venire). Lui è un simpatizzante della Lodigiani e, ancora prima che fondassimo il gruppo, lui mi ha detto di visitare il vostro sito per conoscere la Lodigiani e i suoi tifosi…ci sono andato il mese scorso, sono rimasto entusiasta dopo aver visto la vostra dedizione e il vostro impegno, ma anchemolto divertito…così mi venuta l'idea di scrivervi!! (….)."


Partizan OFK Beograd

  Tifo,battimani,torce,tamburi…ma in che anno stanno?

Sabato, 12 di marzo, allo stadio JNA del Partizan si è giocata Partizan – OFK Beograd, partita (del tifo) alla cui ho avuto la fortuna di assistere.
Ma partiamo dall'inizio, con una piccola premessa, diciamo societaria.
La partita inizia alle 15, io verso le 13 arrivo allo stadio e vado a cercare i biglietti. Arrivati al botteghino (incredibile,ancora esistono!!! Ma non sarà pericoloso vendere i biglietti il giorno della partita???) mi accorgo che accanto ai biglietti per la sfida contro l'OFK vi sono anche quelli contro la Crvena Zvezda (Stella Rossa) valevoli per la gara di coppa di mercoledì 16 di marzo. La ragazza al botteghino mi dice che la società agevola i tifosi, in che modo?!? Semplice! Acquistando un biglietto di Partizan – Crvena Zvezda se ne riceve uno omaggio per la sfida con l'OFK. Cio' mi fa rimanere col sorriso da una parte ma anche con la rabbia per la politica che le società, qui in Italia, adottano. Ah, sempre in ambito di agevolazioni bisogna anche riferire che per la sfida di pallacanestro Crvena Zvezda – Olimpia Lubiana la società vista l'ultima posizione dei bianco rossi invitava tutti al palazzetto, incentivando il tutto con un'entrata free.
Ma torniamo alla gara del Partizan…
Aime miei cari nostalgici vi devo riferire che i biglietti non sono ne nominativi (OVVIO!!!) ma nemmeno numerati,della serie chi prima arriva meglio alloggia…certo che tra botteghini funzionanti, niente biglietto nominativo,niente posto numerato il nostro "caro" Maroni avrebbe tanto da lavorare…ahahah…(non so se riderci su o piangerci).
Io acquisto la curva "Jug" ,che sta per sud, curva dei "Grobari" che tradotto sta per "Becchini", al modico prezzo di 200 dinari (circa 1,95 €) e il posto più caro la tribuna stava a 400 dinari (nemmeno 4 €).
Acquistato il biglietto mi faccio un giro fuori lo stadio,ansioso di entrare,cancelli aprono, aimè, solo alle 14.
Fuori la Jug vi sono diversi polizioti, precisamente facenti parte della Gendarmeria, e vi devo dire che non sembrano per nulla regalati. Vestiti tutti con tute mimetiche militari,paragomiti, paraginocchie e così via, e il più basso sarà stato 1,90…per fortuna la situazione era tranquilla.
finalmente arrivano le 14 e si aprono i cancelli a cui seguono veramente rigide perquisizioni.
Finalmente sono dentro! Lo stadio piano piano si va riempiendo e giungiamo così alle 15 e al calcio d'inizio.
Ora proverò in sintesi a raccontarvi e descrivervi il tutto…ma vi assicuro che descrivere una cosa del genere è impossibile, bisogna vedere con i propri occhi.
I Grobari sono fomentatissimi e il loro lanciacori li sprona a dare il massimo, prendendolo come un allenamento per il derby di mercoledì.
il tifo è una bolgia, tonalità più alta di almeno 5 volte (non scherzo) che qui in Italia, e il bello è che il loro lanciacori ad un certo punto,con un tifo della madonna, grida:"stoooop stoooop che cazzo fate…volete alzare sta cazzo de voce"…da non credere…dopo ciò la tonalità è ulteriormente aumentata.
Comunque cori tenuti a lungo e sempre cambiati, cioè non li ripetevano. E' stato bellissimo quando il Jug ha chiamato la tribuna a destra chiedendogli di alzarsi, si sono tutti alzati e hanno fatto un coro a rispondere tra curva e tribuna. Dopo di che, l'invito di alzarsi è stato rivolto all'opposta tribuna e anche sta volta si sono tutti, e dico tutti, alzati e hanno fatto il coro a rispondere. Finito ora è toccato alla curva che si è immaginariamente divisa in due verticalmente e si rispondevano a vicenda. BELLISSIMO…INDESCRIVIBILE.
Per non parlare dei cori in cui saltellavano, dove la curva sembrava venire giù, e i battimani, fatti da tutta la curva, dalla prima, all'ultima fila, e tutti coordinati. Era una muraglia umana.
Dall'altro lato i tifosi dell' OFK saranno stati un 150 circa,il che potrebbe sembrare poco, ma considerando che è la quarta squadra di Belgrado, e considerando che non solo a Belgrado, ma addirittura in tutta la Serbia la gente tifa prevalentemente Partizan o Crvena Zvezda, e considerando che giochi in trasferta e coi Grobari non puoi mai sapere che può succedere, credetemi per me è una bella presenza. Comunque, anche con la squadra sotto di un gol, hanno tifato tutta la partita e anche se erano collocati all'altro estremo si sentivano. Anche loro mi hanno "deliziato" con battimani indescrivibili, cori in cui saltellavano tutti insieme e con il sventolio incessante di tre bandieroni.
Posso dire che una persona abituata a vedere il tifo in Italia, che non possiamo nascondere che rispetto agli anni 80/90 è in calo, una volta che esce da una partita del Partizan (ma anche con la Crvena Zvezda il succo non cambia) può andare dritto al manicomio. Credetemi non  ci capite più nulla.


Possono continuare a vietarcele, dirci che il solo possesso è reato (tranne scrivere sull'etichetta che sono di libera vendita), possono considerarci tutti dei criminali perché ci piace usarle come coreografia, ma la realtà è che stiamo perdendo la cultura del tifo, stiamo diventando (anzi, già lo siamo) bigotti e moralisti. Questo quanto succede altrove, precisamente sull'altra sponda del mare:

Questo l'articolo che commentava il video:

"L’Hajduk Spalato compie 100 anni. Domenica scorsa, la formazione croata ha celebrato il primo centenario dalla sua fondazione e i tifosi più calorosi della squadra, chiamati la “Torcida” (il più antico gruppo organizzato di supporter in Europa, nato nel 1950), ha organizzato allo scoccare della mezzanotte una coreografia straordinaria: oltre tremila tra fuochi, torce e fumogeni sono stati accesi sulla città : «È un compleanno da ricordare, mi congratulo con tutti quelli che hanno l'Hajduk nel cuore», ha commentato Vlatko Marković, presidente della Federcalcio croata (HNS)"


Ultras. Ultime comunità di popolo

di Quirino, pubblicato sul Fondo Magazine (www.mirorenzaglia.org)

“Cosa spinge un tifoso del Torino ad andare a vedere una squadra che colleziona figure penose da anni e schiera carneadi che rispondono al nome di Di Cesare e Iunco che magari a gennaio andranno via? L’orgoglio di far parte della Maratona, una delle curve che hanno fatto la storia del tifo italiano. Di sentirsi parte di un qualcosa di più grande e di provare a fermare il tempo, di tornare per 90’ a quando lo stadio era il rito collettivo della domenica. O, analogamente, che cosa porta, quando le tv satellitari offrono i dribbling di Messi o le finezze di Robben comodamente lì sul piccolo schermo, un tifoso della Ternana o del Verona a farsi ore e ore di viaggio per una partita di Prima divisione e per dei giocatori che a fine partita neppure li saluteranno? L’appartenenza al proprio gruppo. Non è che bisogna esserne felici, di ciò, ma prenderne atto sì: l’ultras ha saputo continuare ad aggregare in una società liquida e sempre più disgregata.”[1]
 
Era un giorno di settembre di nove anni fa. Avevo a questo punto quindici o sedici anni. Come tanti altri non mi potevo accontentare della scuola, delle ragazze, della famiglia. Magari i libri c’erano già e forse anche qualcosa da scrivere, ma avevo bisogno di altro. Arrivò poco dopo anche la politica, ma non fu coinvolgente come la mia prima “iniziazione” adolescenziale. Sarà che una tribuna era meglio di un garage-sezione, che poi l’idea politica l’avrei cambiata, sarà che era una cosa più viva. Come dice Roberto Stracca nel suo ultimo articolo del 22 novembre 2010 sul Corsera, in un mondo senza naja, senza politica, senza aggregazione, c’è lo stadio come piazza per migliaia di giovani. O forse c’era. Per gioco, per passione, per pazzia. Ma comunque ci doveva essere.
 
Da adolescente inquieto quale ero, ovviamente non potevo accontentarmi. C’era la Roma, c’era l’incredibile curva Sud. Erano gli anni dello scudetto giallorosso, quale migliore occasione? Si certo, ci andavo, con i miei amici: ho fatto anche l’abbonamento, ed ho vissuto la magia di correre le scale in salita dopo i cancelli dello stadio: passi i controlli, (o li oltrepassavi quando si spingeva tutto insieme, come una marea umana, per entrare senza biglietto. Ma non c’erano i filtri come adesso), aumenti il passo, ancora di più quando sei sui gradini, senti già i cori e quando arrivi alla fine hai tutto l’Olimpico aperto davanti a te. Si c’era anche quello. Come c’era il calcio che giocavo io, ogni domenica mattina. Metterti i scarpini, i guanti, ed emozionarti anche per quello. Ma non mi bastava. Dovevo riempire anche il sabato di quella follia.
 
A Roma si sa c’è la Roma e c’è la Lazio. Un laziale invertirebbe l’ordine. Ma per quello che voglio dire cambia poco. Una passione per il calcio che riempie una città, muove i quartieri dormitorio. Forse il calcio è quello che rimane dell’anima di una città, che la sua anima sta smarrendo (o forse ha smarrito da tempo). Ma lì, nove anni fa, c’era anche un’altra squadra, la terza squadra della capitale: la Lodigiani. La sua storia era più o meno una favola: nasceva nel 1972 come squadra aziendale di una ditta di costruttori (la Lodigiani costruttori per l’appunto) per arrivare nel 1983 alla vittoria del campionato Interregionale e l’arrivo quindi in serie C2. A quell’epoca la Lodigiani giocava nel quartiere di San Basilio, al Francesca Gianni, che era un campo temutissimo, un “catino” vista l’animosità del popoloso quartiere romano. Poi si trasferisce allo stadio Flaminio, e all’inizio degli anni ’90 arriva anche in C1 sfiorando addirittura la serie B perdendo il match play-off con la Salernitana.
 
Io la Lodigiani la conoscevo benissimo. Come tutti i ragazzi della mia età che giocavano a calcio. Perché la Lodigiani aveva un settore giovanile importante, forse uno dei più importanti d’Italia nel centro sportivo della Borghesiana (dove si ritrova ancora la Nazionale). Per noi che sognavamo un futuro da calciatori la Lodigani era come la Roma o come la Lazio. Ma a livello di prima squadra era pur sempre una squadra di serie C1. Giocava al Flaminio, che è uno stadio enorme. Se guardavi le immagini in televisione quello stadio lo vedevi sempre vuoto. E quel settembre di nove anni fa, la Lodigiani era una squadra in caduta libera che aveva perso lo splendore del decennio passato.
 
Ma girovagando feci una scoperta. Esistevano gli Ultrà Lodigiani! Esisteva un gruppo di ragazzi che seguiva dal 1996 la squadra, e soprattutto la seguivano ovunque. In ogni luogo d’Italia, in ogni trasferta, senza saltarne una. Erano pochi, pochissimi. Ma suonavano il tamburo, e avevano uno stile retrò, anni ‘70/’80 che in curva Sud non andava più di moda. Se ne fottevano poi della politica che anche quello andava di moda. Decisi allora di buttarmi a capofitto, in quel settembre del 2001. Era tutto ciò di cui avevo bisogno.
 
Ricordo che arrivai lì al Flaminio accompagnato da mio padre. Che poi mi venne a prendere a ritorno.  Ma poi ovviamente non gli fu più permesso da parte mia. Io abitavo lontanissimo dal Flaminio. Dovevo prendere un autobus, poi un altro, poi quasi tutto il tragitto della metro A, e poi prendere il famosissimo tram 2 da piazza Mancini (famoso perché porta anche all’Olimpico). Ovviamente dato che la Lodigiani giocava di sabato pomeriggio e il sabato mattina io andavo a scuola me ne partivo da scuola con un panino. Da solo. Riuscì a portare tre amici nel tempo, ma non tornarono una seconda volta. Al diavolo lo struscio del sabato e le pischelle, io dovevo andare a vedere la Lodigiani!
 
Comprai la maglietta del gruppo, che definire autarchica era poco. Tifai tutta la partita come un forsennato. Conobbi gli altri ragazzi del gruppo e per qualche anno quello divenne il mio mondo. Il gruppo aveva una fanzine, anche quella autarchica, e fin dalla settimana successiva comincia a scriverci. Sempre. E’ da lì che cresce la mia passione per lo scrivere, alla faccia di tutti quelli che dicono che ultrà è solo violenza. Per me era divertimento. Era impegno. Era svago. Era condivisione. Non era la società liquida e disgregata della televisione.
 
Sono stato per 3 anni sulle tribune deserte del Flaminio. Ma ora non vorrei parlare più di me. Perché gli Ultrà Lodigiani esistono ancora, nonostante la loro storia, sicuramente sconosciuta, è la tipica storia da calcio moderno.
 
In quei tre anni passati a tifare, la Lodigiani era retrocessa in C2 e nel 2003 retrocesse anche in serie D. Fu un ripescaggio a salvarla dall’abisso. Ma proprio in quel periodo l’azienda Gruppo Cisco si avvicina alla società Lodigiani. Il presidente dell’azienda oltre ad essere molto ricco ha anche il pallino del calcio, e il suo nome anni prima si era sentito per l’acquisto della Lazio. Inoltre esisteva una squadra dilettantistica già da anni, la Cisco Collatino. Gli Ultrà Lodigiani capirono al volo ciò che stava accadendo e boicottarono quell’ibrido che si stava creando (che prese il nome di Cisco Lodigiani).  Nel 2005 infatti la Lodigiani scomparve del tutto, per fare spazio alla Cisco Roma. Praticamente un’azienda comprava una squadra di calcio, prendendone il nome e la storia. Con questo sarebbero dovuto scomparire anche gli Ultrà. Ma questo non accadde.
 
Non avevano più la squadra, poiché la Nuova Lodigiani società creata poco dopo ripartì completamente dal settore giovanile. Per anni gli Ultrà hanno seguito i ragazzini della Juniores, e non hanno smesso di urlare la loro rabbia contro la Cisco che si faceva pubblicità con Di Canio in campo…
 
…nel 2008 la storia sembra ripartire dalla prima categoria. Tornando all’inizio, Stracca si chiedeva cosa spingeva gli ultrà del Torino, della Ternana e dell’Hellas a girare l’Italia per delle squadre ormai in declino. Gli Ultrà Lodigiani ripartivano invece dalla prima categoria, che è l’inferno del calcio per chi ha lasciato la sua squadra in C. L’anno scorso c’è stato il salto in Promozione, ma gli Ultrà sono stati tutti diffidati. Per un litigio da paese in una partita di prima categoria…
 
Tante squadre sono fallite in questi anni. E ora sono nell’inferno del calcio. Tante squadre il paradiso del calcio non lo hanno mai conosciuto. Ma i loro ultras ci sono ancora. Nonostante tutto. Certo il movimento ultras ha delle macchie come diceva anche Stracca. Ma anche cose belle.
 
Gli Ultrà Lodigiani ci sono ancora. E mi piacerebbe che ci fossero ancora pischelli di 16 anni che hanno bisogno solo di questo per sentirsi vivi.


[1] Roberto Stracca, Tifo, violenza, orgoglio. In curva le ultime tribù, Corriere della Sera 22/11/2010

Giustizia per Gabriele
Giustizia in generale


Come da tre anni a questa parte, mi ritrovo di fronte ad una data che di certo non può lasciare indifferente chi, come me, ha sempre vissuto di stadio e ultras. E’ proprio insistendo a pensare che ho maturato la certezza che il caso di Gabriele non va visto come un caso a sé stante, che a noi sta comunque ben a cuore per ovvi motivi (un ragazzo giovane, di Roma, con la passione dello stadio) ma come insieme di un sistema marcio che ormai è in completa decomposizione. Ho sempre pensato: cosa sarebbe successo, in un caso analogo ma all’estero, in una situazione identica a quanto successo a Gabriele Sandri? In un qualunque stato europeo, magari con qualche minima eccezione, il poliziotto sarebbe stato subito messo agli arresti, sospeso dal servizio e avrebbe avuto anche un processo per direttissima data la fragranza del reato. A cosa abbiamo invece assistito noi? A teorie campate per aria su proiettili di rimbalzo, ad omertà da parte delle istituzioni pubbliche, e all’ennesimo tentativo di depistare e persino insabbiare le indagini. E questo non è un caso isolato. Altre volte ho fatto i nomi di ragazzi o uomini morti da un giorno all’altro, a volte in libertà, a volte in carcere, per l’eccessiva brutalità o l’incredibile idiozia di uno o più agenti delle forze dell’ordine. E allora forse Gabriele, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e tutti gli altri vanno inquadrati non come casi isolati, ma facenti parte di un sistema che ormai è un vero stato di polizia. Partendo dal presupposto che in nessuna parte del mondo esistono forze dell’ordine perfette ed impeccabili, vi domando: quante volte avete sentito in Italia un Ministero dell’Interno, un dirigente di polizia, un agente, chiedere scusa e riconoscere un errore suo o dei propri sottoposti? Io non lo ricordo, al massimo, in casi un pò troppo lampanti, tipo Stefano Gugliotta (ve lo ricordate?) si è dovuto riconoscere l’errore, si è promesso di approfondire le indagini sui poliziotti che lo hanno pestato a sangue, e poi non se ne è più parlato, come era ovvio. L’ultimo passaggio logico dei miei pensieri, mi porta a ciò che sta accadendo in tutta Italia in questi ultimi mesi: gente incazzata che scende in piazza per difendere i propri diritti, dalla Lombardia alla Sicilia, e che quasi sempre in maniera eccessiva ed ingiustificata viene caricata da agenti di polizia: a quanti casi abbiamo assistito in questi ultimi mesi? Io ricordo i manganelli a iosa contro i manifestanti di Terzigno e Giugliano, le cariche contro i manifestanti Aquilani a Roma, la recentissima carica di Brescia, a Torino contro gli studenti, in Val di Susa contro i No Tav, a Napoli contro gli operai Fincantieri,  e troppi se ne possono citare. E guardate che qua non si sta parlando di stadio, e quindi come dice qualcuno, del solito vittimismo degli ultras….qua si parla di vita reale, di gente che scende in piazza per i propri diritti, per il lavoro, o per difendere il proprio territorio. Però anni fa, quando non c’era questa tensione sociale, e le cariche riguardavano pesantemente solo gli ultras erano solo questi ultimi ad essere sempre dalla parte del torto secondo l’occhio sociale, e noi eravamo dei pazzi visionari quando dicevamo che ciò che facevano allo stadio era solo un laboratorio che poi si sarebbe esteso, in caso di necessità, fuori dallo stadio. Ed ecco che allora tutti i conti tornano: Gabriele Sandri, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Riccardo Rasman, Aldo Bianzino, le tante misteriose morti di carcere passate sotto silenzio, le cariche allo stadio, alle università, in mezzo ai cortei dei ragazzi, davanti ai cantieri o in mezzo ai disoccupati, nei posti di presidio o davanti alle discariche, l’omertà, il concetto che il poliziotto che serve (ma nel vero senso della parola) lo Stato ha sempre ragione, deve essere impunito, tiene il posto di lavoro e viene persino promosso, la copertura di questure e Ministero, il controllo sociale dei mezzi di informazione, l’arresto selettivo di contestatori al passaggio di qualche politico, le querele mandate qua e là a chi dice troppo, le leggi bavaglio contro l’informazione e quelle contro lo sviluppo di internet, le leggi anti-costituzionali anti-ultras, le leggi a completa discrezione della polizia, l’anonimato degli agenti delle forze dell’ordine mai dotate di un numero identificativo ben visibile, il controllo mafioso-piduista dello Stato si sintetizzano in un solo concetto: Stato di Polizia. Paranoico? Forse un pò. Ma non lontano dalla realtà. Perché se continuassi col delirio di ciò che sto scrivendo potrei cominciare ad elencare, sempre sommariamente perché è impossibile ricordare tutto, ciò che abbiamo subito come cittadini in questi ultimi anni sotto ogni punto di vista e che può essere protetto solo da un intervento massiccio della polizia o di chi in sua vece. C’è solo una cosa che non riesco a capire: spesso i poliziotti o carabinieri che si celano dietro una divisa o dietro dei caschi non sono altro che ragazzi come noi che subiscono un sistema marcio e che vengono sfruttati e sottopagati: mi chiedo come sia possibile che quando scoppia qualche caso nessuno abbia mai la coscienza di denunciare ciò che magari non ha fatto ma visto fare da dei colleghi, o quando sente ordini assurdi impartiti dai superiori, come quello di caricare e picchiare gente inerme. Forse anche quello è un sistema di ricatti per chi non sta al gioco, e di promozioni per chi si sa fare i cazzi suoi.
Mi sono molto allontanato dal caso Gabriele, ma l’ho fatto cercando di seguire un filo logico, per arrivare al controllo totale che oggi subiamo e del quale spesso in tanti, troppi, non si rendono conto. Certo, noi chiediamo Giustizia per Gabriele, però, oltre a quello, dovremmo chiedere Giustizia e basta per ogni abuso che ormai si consuma quotidianamente di fronte ai nostri occhi. Anche se spero sempre che Spaccarotella passi almeno 10 anni in una prigione (cosa che tanto non avverrà mai), non credo che dovremmo fossilizzarci su un caso, ma combattere l’intero attuale sistema di potere, con le sue ingiustizie e i suoi sporchi giochi. Perché se il sistema fosse stato diverso Spaccarotella non avrebbe avuto un giorno di libertà da quel giorno di 3 anni fa, e avrebbe perso il lavoro. Ma forse, in un sistema più sano, Gabriele sarebbe ancora vivo, e noi non saremmo ancora qui a chiedere, ora e sempre: GIUSTIZIA.


I mondiali anti-tifo

E pensare che Francia'98 non ci piaceva per niente. Come prima esperienza ai mondiali (e anche unica per ora) ci si aspettava qualcosa di più ultras, era il 1998 ed era lecito. Lo chiamavamo il mondiale dei mischiati, perché in pratica non c'erano settori ben definiti per ogni tifoseria, ed era facile che il tuo vicino di posto fosse uno della squadra opposta o, ancora più facile, un francese. E lo chiamavamo il mondiale dei seduti perché, in alcune gare per mancanza di mentalità, in altre per obbligo imposto dalle forze dell'ordine, non si riusciva a tifare in piedi. Ma, a giudicare da quanto visto in Sudafrica, l'edizione degli Official Fans al seguito dell'Italia fu un'edizione di lusso.

Partiamo da una premessa: per tutti, raggiungere il Sudafrica sarebbe stata un'impresa, indifferentemente dal continente di provenienza. Persino per gli stessi Africani è un'odissea raggiungere la punta meridionale del loro continente. Pertanto, riuscendo a partire solo gente impaccata di soldi, di fatto non si sono visti hooligans, barras bravos, e neanche il solito gruppetto nutrito di ultras delle tifoserie balcaniche (Serbia e Slovenia) con l'aggiunta della Grecia. Qualche tifoso colorato, qualcuno più scatenato degli altri, ma nel complesso una calma piatta pazzesca. Cori durante le partite non pervenuti o soffocati dalle vuvuzelas, che come, da tradizione coatta, in Italia hanno fatto subito moda, anche se spero che finita la fissa collettiva vengano buttate nel cassonetto dei rifiuti.

Come solito nei mondiali, bandiere vietate e praticamente anche i tamburi, tanto che gli unici che ho sentito sono stati quelli dei giapponesi e il tamburo di Manolo "El bombo", tifoso da decenni al seguito della Spagna, , ormai vendutosi anch'esso al merchandising moderno. Un mondiale quindi asettico, abulico, dove l'unica nota di colore era rappresentata dalle maglie dei tifosi.

A livello di presenze si può fare qualche confronto, sempre partendo dal presupposto che si è trattato di gente con i soldi o che ha risparmiato una vita per un'esperienza del genere. Forse è per questo che non c'è da soprendersi del fatto che le tifoserie più numerose della fase eliminatoria siano state Australia e Stati Uniti (ebbene si…). Chiaramente numerosi Brasiliani e Argentini, non hanno sfigurato neanche i Cileni con la loro macchia rossa. Dei Giapponesi, oltre ad un timido tamburo, è spiccato lo striscione Ultras Nippon, di sicuro la moda dell'ultras per la nazionale è passata anche da loro. Restando all'Asia non tantissimi i Sudcoreani, e assenti ovviamente giustificati i Coreani del Nord. Le tifoserie africane, sostenute spesso anche dai locali, si sono fatte notare chiaramente per un discreto numero, ma soprattutto per roba folkloristica che normalmente non si vede nei campi di calcio (stregoni, gente travestita da animali e da alberi, acconciature strane e così via). Unica eccezione del continente nero i non-neri Algerini, veramente calorosi e numerosi, chissà come hanno fatto a viaggiare da una parte all'altra del continente (dubito che tutti abbiano preso il lucroso aereo in un paese assai povero). Infine le tifoserie europee. La presenza più massiccia è stata fatta da Inglesi, comunque molto timidi, Olandesi (solita macchia arancione e niente più), Spagnoli nella fase finale, e Tedeschi in vacanza intercontinentale.

Chiudo questa rassegna parlando degli Italiani, anche se poco c'è da dire non solo per la presenza ovviamente esigua (non eravamo tanti in Francia, figuriamoci in Sudafrica), ma anche per la tempestiva eliminazione degli azzurri. Presenti le solite pezze che ormai sono fisse da anni, tra cui Casarano ed Angri. Tifo praticamente impossibile dato il numero e le vuvuzelas. Ma del resto il progetto Ultras Italia, se mai realmente esistito, si è già ridimensionato da anni a questa parte, visto che anche gli ultimi sognatori hanno preso atto che il tifo per la nazionale, aleno per la nostra, è una cosa impossibile.

Ma del resto, in ogni manifestazione internazionale bisogna farsi una ragione che la realtà è questa: tifo nullo dentro lo stadio, molto folklore, gente che fa di tutto per una foto o un'inquadratura, tifoserie mischiate, strumenti del tifo banditi come da protocollo nazi-maroniano, costosità dell'impresa e via dicendo. Per chi ne ha la possibilità resta un'esperienza di vita bellissima e irripetibile, fatevelo dire da chi c'è stato….però mettetevi in testa una cosa: con gli ultras o col tifo organizzato non ha nulla a che vedere!