Gli anni

…stessa storia, stesso posto, stesso bar. Chissà se gli 883, che fecero da colonna sonora a molte delle nostre adolescenze, avrebbero mai pensato di dare lo spunto ad un articolo sugli Ultrà Lodigiani. Ma credo non ci sia migliore accostamento musicale in tal caso. Gli anni passano, e nessuno ce li porta indietro. Sacrosanta verità su cui nessuno può obiettare. Tuttavia ci sono modi e modi di affrontare la propria esistenza, e modi e modi di sentirsi addosso la propria età. Lo stadio, il tifo e la curva, sono da sempre un antidoto alla vecchiaia, e non mi sorprenderebbe se qualche sociologo lo avesse già scritto in uno dei suoi manuali universitari.

Eppure, a pensarci, sembra incredibile che siano passati già 11 anni. Undici anni di esistenza sono minimo un ottavo della vita di un uomo. Sono due lustri più un anno ed anche il tempo medio che uno studente di Medicina impiega per diventare dottore. Io se mi guardo indietro, percorrendo questo salto a ritroso e chiudendo gli occhi, sento ancora l’odore di quelle prime volte al Flaminio. Rivedo le facce, risento i discorsi e mi spunta automatico un sorriso, probabilmente inglobato da un pizzico di malinconia, classico del ricordo di un qualcosa che difficilmente potrà tornare. Era un’amichevole estiva al Flaminio (Lodigiani-Roma), quando conobbi per la prima volta gli Ultrà Lodigiani. Ero un sedicenne, come tanti all’epoca, appassionato di tifo ma non ancora inquadrato, anche se vedere quel gruppo scalcinato e diverso da ciò che ero abituato a vedere nelle due curve della Capitale non mi rimase affatto indifferente. Nella stupidità adolescenziale che ti porta ad invadere il campo per mero esibizionismo (negli anni avrei poi imparato che tale atteggiamento, pur se parte integrante del movimento, va accuratamente evitato e stigmatizzato in determinate situazioni) mi ero così avvicinato al settore dove campeggiava quello striscione biancorosso sovrastato da un tamburo. Di getto, senza neanche pensarci, iniziai a parlare con dei ragazzi seduti in balaustra per fargli i complimenti. Il loro tifo mi era piaciuto. Originale, spassoso e colorato. Uno di loro, Giorgio, mi disse: “Vieni con noi sabato, giochiamo contro il Gela”. Forse neanche ci scambiammo i numeri. Internet praticamente non esisteva, ne’ tantomeno tutti i suoi surrogati che oggi vanno per la grande. C’erano gli appuntamenti e basta. E’ persino strano parlare così di un lasso di tempo non certo millenario, ma siamo nella società dove questo genere di trasformazioni sono all’ordine del giorno. Sta di fatto che quello fu solo il primo dei tanti appuntamenti del sabato in Via Flaminia. C’era di tutto il quel mondo. Il matto, il preciso, lo zozzone cronico, il ladro, il casual. Forse a dieci chilometri dallo stadio ci saremmo persino schifati e, al caso, messi le mano addosso. Una maniera talmente ecumenica di vivere lo stadio che ti entrava subito dentro. Non ci misi molto a trovarmi a mio agio, prendendo parte anche alle prime trasferte ed incrementando in maniera irreversibile la mia passione per tutto ciò che riguardava il movimento ultras. Poi venne la Cisco, ci fu l’esperienza in Prima Categoria, i fatti di Carpineto e tutte quelle pagine nere che purtroppo conosciamo per averle vissute in prima persona, ma di cui oggi non ho assolutamente voglia di parlare.

Quando si arriva a 18 anni, ci si sente generalmente forti, pieni di se e finalmente liberi di poter fare ciò che si vuole. Triste cartina al tornasole di una verità mai più falsa, dato che dalla maggiorità in poi si comincia veramente a fare i conti con la vita, e soprattutto in un paese come il nostro, il saldo rischia di essere straziante e negativo. Essere maggiorenni per un gruppo ultras non è mai un qualcosa scontato, ci sono gruppi che hanno fatto la storia e che pure si sono sciolti prima. Certo, è vero, noi non abbiamo più una squadra da tempo. Ma abbiamo noi stessi, o almeno ciò che rimane. Quello spirito che, in fondo, anche chi si è allontanato per le più disparate ragioni mantiene dentro di sé. Perché Ultrà Lodigiani è stato, ed è tutt’oggi un qualcosa di indelebile ed unico nel suo genere. Sono le mille serate passate in giro per Roma, nel cuore di una città che pian piano si trasformava sempre meno a nostra immagine e somiglianza. Sono gli striscioni fatti nei luoghi più desolati, bui e sporchi della città, le trasferte, le cazzate, i treni presi sempre e solo senza biglietto, i gemellaggi impossibili, il gergo tutto nostro, le risate ed anche i momenti più bui. Ma tutto vissuto insieme. Perché la prima cosa che ho appreso quando ho messo piede su quei gradoni umidi e colmi di fascino, è che lo stadio, il gruppo ed il tifo, sono un qualcosa di aggregante. Un qualcosa che deve andare sempre oltre. E se così non è tanto vale andare a spendere il proprio tempo da qualche altra parte. Perché se la curva diventa una ragione di vita, una battaglia quasi militaresca, viene quasi completamente svuotata del suo significato. Il tuo compagno di curva deve essere parte integrante di te stesso, dentro e fuori dallo stadio. Unità d’intenti, amicizia e passione. Per me gli UL ’96 hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi tanto. A volte forse pure troppo nel modo di vivere ed affrontare il mondo attuale delle curve. Un credo da cui non posso prescindere. E poi penso per chi, come Stefano, quel pezzo di stoffa ha rappresentato forse più di metà della vita. Ripenso a quelle serate passate a parlare al telefono, per ore, con Nikola, Taxi e poi con Stefano stesso. Le cazzate tirate fuori dal cilindro di personaggi fiabeschi ed improbabili come lo Spastico, il Tarantino e Borgognoni. Le stranezze mai banali del Roscio ma anche le sue idee geniali e spesso risolutorie. Le decine di tifoserie conosciute in giro per l’Italia, nelle stazioni e negli autogrill. Ma anche gli incontri e le sole chiacchiere con i tanti ragazzi che ho visto passare e con gli ultimi che hanno effettivamente seguito attivamente un qualcosa di assimilabile alla Lodigiani Calcio. Perché si può mentire agli altri ma non a noi stessi, il rimorso rimane quello di aver vissuto solo una parte di questa storia. Ma la gioventù sarà per sempre intrisa di biancorosso. Di quei bandieroni che alle prime armi sventolavo con così tanta passione da farmi venire i calli sulle mani, oppure da quell’agitazione che ebbi quando per la prima volta mi fu affidato lo striscione da trasferta. Lo ricordo come fosse oggi, quel pezzo di stoffa con la sigla del gruppo, prima lo appesi addirittura in stanza, poi quando mia madre cominciò a dar segni d’insofferenza lo riposi in uno zaino, ma non potevo far a meno di controllare se ci fosse, dandogli un’occhiata di tanto in tanto. Ecco, forse è questa poesia, questa pazzia e questa sorta di rincorsa ai feticci che manca ai ragazzi di oggi. Questo voler sognare di fronte ad una curva che canta, un tamburo che batte ed un pezzo di stoffa che sventola. Gli manca la poesia. Gli mancano i sentimenti. Gli manca persino la curiosità. E’ triste a dirsi, perché non ho 50 anni, ma 27. Eppure il distacco generazionale si sente in maniera lampante. Troppo presi, i ragazzi di oggi, a fotografarsi con i cellulari e a far video alla loro curva che tenta di cantare. Non si rendono conto che sono loro lo spettacolo, sono loro a dover mantenere alto il nome della città e della propria tifoseria. E’ diventato tutto di plastica. Nascessi oggi con gli ideali di dieci anni fa, mi farebbe schifo il movimento ultras ed il calcio in generale. E chissà comunque, cosa sarei diventato senza aver incontrato sulla mia strada i ragazzi del Flaminio. Difficile da dirsi, difficile anche immaginare di poter imboccare un bivio differente.

Probabilmente i nostri vessilli, le nostre bandiere ed i nostri drappi non avvertiranno più di tanto il peso dell’età su di loro. Forse si sentiranno giovincelli finalmente emancipati. Ma a noi, che il fato ce li ha tolti dalle mani per riporli nelle nostre case, a noi che il mondo ultras e la Lodigiani ci sono sfuggiti dalle mani, chi ce la restituisce quella gioventù spensierata, gagliarda e spavalda? Quelle serate che facevi le cinque del mattino ed andavi a dormire con l’adrenalina a mille perché avevi vissuto. Eri stato un protagonista e non un triste comprimario mischiato in una società che spesso disprezzi e non tolleri. Gli Ultrà Lodigiani sono stati l’epicentro della vita per molti di noi. Anche se oggi qualcuno lo nega o se ne tira fuori in maniera defilata. Tra due anni saranno venti. Due decenni. Cinque lustri. Noi siamo sempre in attesa che qualcosa si smuova, perché è inutile negarlo, la speranza è l’ultima a morire e se si ama un qualcosa, che sia una donna, un’ideale o una squadra di calcio, si fa comunque di tutto per riportarla vicino a sé. Nessuno può dire con certezza se lo rivivremo mai. Se un giorno ritorneremo insieme sugli spalti a cantare i nostri bellissimi cori. Ciò di cui sono certo però, è che la mia militanza ultras può svolgersi solamente con questo gruppo, a cui ho giurato fedeltà eterna, forse inconsciamente, in quel Lodigiani-Gela di tanti anni fa, ed a cui oggi faccio gli auguri con tutto il cuore ed i sentimenti possibili. E gli auguri vanno anche a tutti noi che abbiamo contribuito a far si che UL ’96 non fosse solo una sigla, ma un qualcosa di animato e vivo contribuendo alla sua sopravvivenza. Gli auguri vanno persino a chi ha girato le spalle al gruppo ed a chi se ne è dimenticato. Sono certo che nella propria mente e nella propria anima, ha ancora un po’ di spazio per quei sabati al Flaminio.

Non so se attraverso queste righe sono riuscito ad esprimere bene i miei sentimenti ed il mio pensiero. Ci sono delle cose, così limpide e semplici dentro di noi, che è difficile riportare su un foglio Word. Ho pensato diverse settimane prima di scrivere un articolo sul gruppo. Perché nulla nasce per caso. Ho riflettuto su cosa potesse uscire fuori parlandone in questo periodo della mia vita. Un po’ come il vino, più si cresce e più lo si apprezza. Orgoglioso di essere cresciuto con persone che hanno sempre ragionato facendo dell’essere ultras un credo pulito, sano e genuino. Mai sporcato da interessi, compromessi ed atteggiamenti fuori dalle nostre regole.

…gli anni del tranquillo siam qui noi, siamo qui noi!

Orgogliosamente Ultrà Lodigiani 1996!

Simone

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Cuore e sudore: la lettera di Antonio Candreva

Arrivata all’ultimo minuto, e impossibile da stamparsi causa problemi tecnici alla stampante della Fondazione Sandri, ecco il testo della lettera che Antonio Candreva ci ha fatto arrivare per esserci vicino nella nostra iniziativa di rivalutare il nome della Lodigiani  Calcio!

“Fin da bambino ho sognato di fare il calciatore.
Giocavo sempre, continuamente anche in strada.
I miei genitori hanno compreso la mia passione per il calcio e mi hanno sostenuto senza esitazione!
Poi ho avuto la fortuna di approdare al settore giovanile della Lodigiani e la mia carriera ha subito un’impronta fondamentale.
Una societa’, la Lodigiani, che mi ha insegnato i valori del calcio, dello sport in generale: la fatica, l’impegno, la determinazione, e soprattutto il rispetto per compagni, allenatore, avversari.
Mi ha fatto crescere come uomo e come calciatore.
La Lodigiani con la sua grande tradizione meritetebbe palcoscenici calcistici di ben altro livello.
Lo sport deve essere un momento di aggregazione, passione, divertimento, mai di violenza.
Colgo l’occasione per salutarecon affetto tutta la famiglia di Gabriele Sandri che con la fondazione ha voluto proprio promuovere e diffondere i valori sani dello sport.

Antonio Candreva”


“Cuore e sudore”: l’articolo del Corriere Laziale

Unico organo di stampa a parlare della giornata di Sabato, grazie alla preziosa presenza di Michele, è stato il Corriere Laziale, oltre a Supertifo (chiaramente nuova edizione), di cui era presente il direttore ma non so se e quando uscirà l’articolo. Per quanto abbastanza breve, il pezzo racchiude tutto quello che c’è da dire di saliente sulla nostra giornata inaugurale di Sabato. L’importante è che se ne parli, perché la Lodigiani ha ancora tanto da dire. Qui sotto l’articolo, che potete ingrandire e leggere cliccando sullo stesso.


“Cuore e sudore”:parla Rinaldo Sagramola

Rinaldo Sagramola non è voluto mancare all’evento di Sabato. O meglio, non potendo essere presente fisicamente per i suoi impegni da AD del Palermo Calcio, ci ha mandato un video-messaggio dove parla di Lodigiani tra passato e futuro. Un messaggio di 5 minuti sentito e per nulla scontato, dettato da un grande affetto e sulla riscoperta di una squadra che, molto probabilmente, ha ancora tanto da dire per il futuro. Un grazie al nostro storico dirigente, che per registrare questo video ha trovato il giusto spazio tra i suoi numerosi impegni. Il video doveva essere proiettato durante la mostra ma, causa uno scoppio della scheda video del nostro scrauso pc, abbiamo dovuto adottare questa soluzione.


Inaugurazione “Cuore e sudore”

“Cuore e sudore, 40 anni di storia, 15 d’amore

Pronti, partenza, via!

Giornata inaugurale di Sabato 5 Novembre 2011

Detto e ribadito più volte, inutile credere ad una casualità totale delle cose. Se la Fondazione Sandri non ci avesse contattato a Luglio, di cosa parleremmo oggi? Cosa avrebbe fatto il nostro gruppo se non rimuginare sulle stesse cose? Oggi, invece, abbiamo di cui parlare, fermo restando che le conclusioni verranno fatte solo a fine manifestazione.


Parliamo per esempio di ciò che noi abbiamo fatto per preparare questo evento: pur rimarcando lo stress, nonché la mancanza di abitudine, nell’organizzare una rassegna come questa (e meno male che si è svolta in uno spazio non eccessivamente grande o andavamo in tilt), il gruppo ce l’ha messa tutta. E’ stato un lavoro corale, di gruppo nel vero senso della parola, dove più o meno tutti hanno rispettato le consegne prese. Mi scuso io, piuttosto, per aver presentato un video incompleto e non di qualità perfetta, cercherò di rimediare al più presto. In ogni caso, il lavoro preparatorio, svoltosi a dovere, ha fatto si che ci siamo presentati al giorno prestabilito, 5 Novembre 2011, presso la Fondazione Sandri, senza che mancasse veramente nulla, se non delle piccole cose alle quali si è rimediato presso negozi vicini (quant’è cara Prati!) o con brevi sortite fuori dal quartiere.


Nervosismo tanto veramente. Troppa la paura che qualcosa andasse storto, troppa la stanchezza, nonché lo stress accumulato nei giorni precedenti, troppo il timore un fiasco completo. Dalle 10 di mattina, comunque, quasi tutto il gruppo era già al lavoro, prendendosi il suo spazio nella Fondazione, che non finiremo mai di ringraziare, e decidendo cosa mettere e dove, con svariati ripensamenti e prove tecniche di ogni tipo.


Col passare delle ore, e l’avvicinarsi delle 17, è inevitabilmente aumentata la stanchezza con il relativo nervosismo, anche se, già dalle 14, era più che chiaro che quello che doveva esser fatto, sarebbe stato alla fine fatto.
Ore 17:00. Tutto pronto. Le magliette più belle della Lodigiani su dei busti offerti dalla Fondazione, le altre su dei cartoni ritagliati, gli album sistemati con ogni didascalia possibile, la vastissima oggettistica, i capi di abbigliamento più vari (t-shirt del gruppo, berretti, persino una cravatta, per non parlare delle mitiche sciarpe di cui una della stagione 82/3!), letture e gadgets da dare in omaggio, e il nostro striscione “Giustizia per Gabriele” che ci fissava dall’alto della scalinata a chiocciola, dove era stato appeso.


Con grande puntualità sono arrivati i nostri primi ospiti, di cui molti, alla fine, non so neanche chi fossero e perché stavano là. Il primo che ho visto è stato un Tonino Ceci in forma smagliante come non lo avevo mai visto, sorridente che mi / ci porta (il “mi” è a evidenziare che a fine mostra la tengo io) un regalo per la rassegna, ovvero la storica maglia bianca dell’Adidas a strisce fine blu, col vecchio simbolo della Lodigiani, indossata da lui stesso il giorno della promozione della Lodigiani in serie D. Era il 1980. Quasi commosso prendo il regalo e saluto Malvicini, che mi annuncia che sta per arrivare l’ospite (veramente) più inatteso: l’ingegner Lodigiani! Mai visto in quasi 20 anni di Lodigiani, e osservato solo in qualche rara foto di repertorio biancorosso, oggi sarebbe venuto a conoscere gli ultrà della squadra che porta il suo nome. Nell’attesa mi dicono che è arrivato Cristiano Sandri col suo piccolo Gabriele, e a quel punto rientro nell’edificio della Fondazione, senza sapere che da quel momento, per la mole di gente incontrata, non ne sarei più uscito fino a fine mostra.


Fare rappresentanza non è mai stato il mio forte, ma parlare con i più svariati ospiti di Lodigiani mi ha messo subito a mio agio. Poi è arrivato, con suo figlio, l’Ingegner Lodigiani, che con un sorriso smagliante, nonostante qualche acciacco dovuto all’età, ci ha accompagnato per la restante parte del pomeriggio. Mi ha sorpreso la sua voglia di ascoltarci,  la disponibilità, e sinceramente, non ho mai visto una persona che in almeno un’ora di permanenza, non ha smesso un attimo di avere un’espressione allegra e piena di gioia. L’Ingegnere, per me, è sempre stata una figura stranamente estranea al contesto Lodigiani. Una persona immersa nel suo lavoro di costruttore fin quando ha potuto lavorare, l’uomo che gestiva con successo una delle più grandi aziende di costruzioni del mondo, colui che ha dato il suo nome ad una piccola squadra senza prevederne minimamente gli effetti futuri, era lì, a parlare con noi. Mi sono sempre chiesto cosa ne pensava di quella squadra che ha superato di fama un’azienda quasi secolare, del fatto che persino lui, come Lodigiani, oggi, è riconosciuto dai più per la squadra tanto che per l’azienda. Gliel’ho domandato, e dopo avermi ricordato che in questi anni solo una persona lo ricordava più per l’azienda che per la squadra, ha detto che ne era ben contento, ed era sincero. Non mi pare una persona che mente, neanche per diplomazia. Per me la presenza del vero Lodigiani a questa mostra ha rappresentato un cerchio leonardesco, un qualcosa che può chiedere un’epoca ma, forse, aprirne un’altra, un surreale in cui Garcia Marquez avrebbe sguazzato in lungo e in largo, facendo della Lodigiani la sua nuova Macondo e dell’Ingegnere il suo novello José Arcadio Buendía (non avete letto “Cent’anni di solitudine”? Fatelo.).


Poi è arrivato il momento della parte ufficiale, un mio improvvisato discorso, breve il più possibile e finalizzato solo a dei sinceri ringraziamenti alla Fondazione, a Cristiano Sandri, agli ospiti intervenuti e soprattutto al nostro impareggiabile gruppo), nonché la consegna di una nostra simbolica targa a Cristiano, dedicata a Gabriele (targa che riprendeva la frase di un articolo di Simone apparso su “Voce in Capitolo” numero 73). Dopo una replica di Cristiano Sandri (che ringrazio ancora adesso per la sua cordialità e per la benevolenza dimostrata verso di noi), pian piano abbiamo chiuso questa giornata inaugurale, che penso sia stata bella per tutti, o perlomeno me lo auguro.


Dopo un po’ di cazzeggio davanti alla Fondazione ormai chiusa e aver fatto danni in un bar circostante (tanto per non smentire la nostra fama), cena finale da Pizzami a sera inoltrata, con Guidi nostro lieto ospite (arrivato anche nel finale della parte inaugurale alla Fondazione, giusto in tempo per finire tutte le pizzette sul tavolo) assieme a Michele, nostra conoscenza da un po’ di tempo ormai.


Qualche conclusione a fine mostra; intanto, fino al 18, vi invito a visitare il nostro spazio presso la Fondazione Sandri dalle 10 alle 18, dal Lunedì al Sabato.

Ps: causa problemi al computer, non è stato possibile trasmettere l’intervento audio di Rinaldo Sagramola. Provvederemo a breve su questo spazio.


Il messaggio di Fabio Firmani per la mostra di Sabato


Su richiesta della Fondazione Gabriele Sandri, Fabio Firmani, tra i più noti ex della Lodigiani, ha scritto un messaggio dalla Cina in riferimento alla nostra mostra, alla Fondazione e a Gabriele. Un messaggio pubblicato integralmente su http://www.fondazionegabrielesandri.it e riproposto fedelmente qui di seguito

Dalla Cina, Fabio Firmani: “Bene sabato mostra Lodigiani. Quel Lazio-Parma gol per Gabbo, momento più bello della mia carriera”  

Gioca nello Shaanxi Chanba F.C. di Xi’an in Cina, ma seppur in Asia, anche dall’altra parte del mondo Fabio Firmani non dimentica le sue radici e nemmeno l’amico Gabbo Dj, alla consolle in una festa di compleanno.

 

In esclusiva per il sito della Fondazione Gabriele Sandri,  a ridosso del 4° anniversario dell’11 Novembre, prima di un altro Lazio-Parma e della mostra sulla Lodigiani Calcio Roma 1972 che Sabato 5 Novembre apre nella Biblioteca del Calcio (ore 17, Piazza della Libertà), Fabio Firmani ci scrive, raccontandosi a cuore a aperto.

 

E lo fa con frasi piene di amore. Verso un passato che non passa, perché scolpito nell’anima, impossibile da dimenticare.

A.S. LODIGIANI CALCIO ROMA 1972

La Lodigiani per almeno un ventennio a cavallo tra gli anni ottanta e il nuovo millennio ha rappresentato un modello, un riferimento importante per tutto il calcio italiano.

Ultimamente si parla tanto di rivalutare i vivai e si dice spesso che serve una maggiore organizzazione per scoprire e lanciare talenti. Tutti aspetti che la Lodigiani curava nei dettagli come poche altre società italiane. Ho avuto la fortuna di fare parte per più di 10 anni di questa famiglia e credetemi…. lo era davvero! Non lo dimenticherò mai.

 

Non sarà mai abbastanza grato a persone speciali come il Presidente Malvicini e il direttore Sagramola: il  vero motore di quella splendida avventura furono loro. Fa bene la Biblioteca del Calcio ad organizzare una mostra sulla storia della Lodigiani.
 

FONDAZIONE GABRIELE SANDRI

La Fondazione Gabriele Sandri avrà sempre il mio appoggio. Credo che in questo momento dove i giovani faticano a trovare dei riferimenti nella società, queste iniziative come quella della mostra, possano unire ed aiutare ad essere solidali con il prossimo.

 

FIRMANI E LA FAMGILIA SANDRI

Conoscendo la splendida famiglia di Gabriele saranno questi i valori che la fondazione porterà avanti ed è per questo che chi aderirà alle iniziative di Piazza della Libertà si sentirà orgoglioso e più completo a livello umano.
 

QUEL LAZIO-PARMA PER GABBO

Il mio pensiero su Gabriele corre a quella giornata di Lazio-Parma del 2007, la domenica dopo il suo omicidio. Quella partita mi ha unito ancora di più a lui e alla sua splendida famiglia.

E quella corsa spontanea verso di lui, al 90° verso il suo viso sorridente sotto la Curva Nord, è stato il momento più intenso e più bello della mia carriera.

Caro Gabri, sei nel mio cuore e ti porterò sempre con me.

 

Fabio Firmani
 

Fabio Firmani cresce calcisticamente nel settore giovanile della Lodigiani, con cui esordisce in Serie C1 nella stagione 1995-1996. Alla Lazio arriva invece nel 2005, dove resta fino al 2011, tolta una parentesi negli Emirati Arabi (Al-Wasl) nel 2009.


Comunicato  Ultrà Lodigiani del 25 Ottobre 2011

Oggetto: mostra sulla Lodigiani Calcio intitolata “Cuore e sudore, 40 anni di storia, 15 d’amore”
 

Dal 5 Novembre 2011 al 18 Novembre, gli Ultrà Lodigiani, su iniziativa della Fondazione Gabriele Sandri, organizzeranno nella Biblioteca del Calcio (sede della fondazione stessa) una piccola esposizione sulla Lodigiani Calcio e sul suo gruppo Ultrà, intitolata “Cuore e Sudore, 40 anni di Storia, 15 anni d’amore”.

L’esposizione, come suggerisce il titolo stesso, si propone di sintetizzare, attraverso immagini, video e materiale vario della squadra e del gruppo Ultrà Lodigiani, i 40 anni di storia ormai imminenti dell’AS Lodigiani (che cadono nell’Estate 2012) e i 15 anni( già in corso) del gruppo Ultrà Lodigiani.

Lo scopo della nostra piccola esposizione è quello di far conoscere al pubblico presente la storia della Lodigiani Calcio attraverso non solo i ricordi di tante annate gloriose sui campi di calcio, ma anche attraverso gli occhi della sua passionale tifoseria che, in particolare negli ultimi anni, ha combattuto su più fronti per far tornare in auge, calcisticamente e popolarmente parlando, il nome dell’AS Lodigiani.

Come molti sportivi sanno, l’AS Lodigiani è stata, e continua a esserlo nel cuore, la terza squadra calcistica dei Romani, dotata, nei passati anni, di un fortissimo vivaio che ha regalato decine di talenti al calcio professionistico (tra cui anche Toni e Totti campioni del mondo 2006); squadra che ha ottenuto anche grandi risultati sui campi di gioco, fino ad arrivare a sfiorare la serie B nella stagione 1993/94.

La nostra esposizione si terrà presso la Fondazione Gabriele Sandri in Piazza della Libertà 15, dal 5 al 18 Novembre. Dal 7 Novembre, l’esposizione sarà aperta dal Lunedì al Sabato, con orario continuato dalle ore 10:00 alle ore 18:00. L’inaugurazione si terrà Sabato 5 Novembre alle ore 17:00.

Il nostro gruppo ringrazia la Fondazione Gabriele Sandri per l’iniziativa e per lo spazio accordatoci, ricordando che, durante l’anno, la Fondazione svolge altre numerose attività volte a sensibilizzare il pubblico su tematiche riguardanti in particolare l’aspetto più popolare e culturale del tifo organizzato e non solo.

Ultrà Lodigiani 1996

Per ulteriori informazioni e domande: info@ultralodigiani.org