PISANU, AMATO, MARONI, OSSERVATORIO, CASMS, LEGA CALCIO, PENNIVENDOLI, SINDACATI DI POLIZIA…

…ON T'ENCULE!

AH DIMENTICAVO…

ANCHE LA TURCHIA CI HA SUPERATO…

NO ULTRAS? NO EURO 2016!


L'inno

 

L' ho detto dalla prima volta che l'ho ascoltato…a me questo "inno", o semplice canzone dedicata alla Lodigiani, piace. Sarà perché è orecchiabile, sarà perché le parole (a parte quei versetti messi a forza ma tant'è) incarnano lo spirito della nostra squadra. Da tifoso della Lodigiani in anni passati avrei pagato per sentire al Flaminio una canzone così ad inizio partita, così come mi sarebbe piaciuto averlo intonato in alcune situazioni particolari che abbiamo vissuto. Ora che una canzone c'è, anche se molti non condivideranno questa mia opinione, secondo me essa va tenuta e valorizzata, perché anche avere una piccola canzone per la propria squadra, autentica, con parole vere e non plagiata, aggiunge storia alla storia. Grazie al cantautore non solo per quanto ha fatto, ma anche perché, mentre scorrevo musica e parole dell'inno, ho rivisto molte scene di anni ormai passati.


22 Maggio: nasce il sito blog degli Ultrà Lodigiani

 

 

Ogni cambiamento epocale nella storia del web della Lodigiani nasce da una precisa esigenza in un dato momento.

In principio, nel lontano 1998, era il sito di Maurone, un sito unificato Ultras e Official Fans, che feci al fianco di quel mitico webmaster che si era affezionato non poco alla nostra Causa. Accanto a lui imparai a conoscere le basi per costruire un sito web, tanto che, un anno e mezzo dopo, quando era chiaro che Mauro non aveva il tempo per seguire anche il nostro sito, decisi di prendere io in mano la situazione, il tutto in coincidenza con l'unione di Ultras e Official Fans in Ultrà Lodigiani.

Era il Settembre del 2000, ed il sito era sulla piattaforma Digilander di Libero (digilander.iol.it/ultralodigiani). E pensare che da quel primo sito mi ci sono costruito parte di ciò per cui ho lavorato nei successivi anni. Certo, prima la grafica non era tutto questo granché, e per anni si susseguirono svariati design della Home Page (nessun problema per le pagine normali da sfogliare) in cui salirono alla ribalta esempi  molto imbarazzanti quanto kitch ma in perfetta sintonia con quell'epoca del web.

Per esigenze pratiche, nel 2002, si optò per un dominio a pagamento col nome diretto del gruppo, ovvero l'attuale http://www.ultralodigiani.org, meglio memorizzabile e gestibile. Il vecchio sito fu trasferito là in toto.

Ci sono poi stati altri anni di sperimentazioni, dove il nodo cruciale era dare il giusto risalto ed una adeguata eleganza all'home page. Una prima svolta fu quella dei bottoni flash, belli , pratici, eleganti e di immediato impatto. I primi menù flash, uno a destra e uno a sinistra furono fatti da un sito gratuito, finché non feci il passo decisivo di impararmi io stesso flash, e da qui nacque l'ultima home, la più attuale, quella che ha retto al susseguirsi degli anni.

Ma la storia del sito Ultrà Lodigiani ha sempre coinciso con quella del mitico muro prima e col blog in seguito. L'elemento più spettacolare era il vecchio muro o guestbook, dove tutti potevano scrivere liberamente e grazie al quale sono nate situazioni esileranti. I migliori messaggi del muro vecchio esistono ancora oggi sul nostro sito. Poi il vecchio muro è saltato per motivi tecnici ma, dato l'uso abbastanza infame che se ne era fatto negli ultimi tempi, non si aveva più voglia di ripristinarlo.

Dopo un anno di oblio e la Cisco di mezzo (era il 2005) decisi di cimentarmi nel costruire uno di quei nuovi mezzi di comunicazione digitale chiamato blog. Era roba per pochi allora ma già andavano di moda. Mi vanto del fatto che dei blog ultras esistenti forse il nostro è il più vecchio (trovatene uno nato prima ed attualmente esistente se vi riesce). D'altronde siamo stati tra i primi gruppi ultras della storia a creare un sito web e lo speciale "La gente come noi" ha anticipato di pochi mesi Youtube coi suoi video più professionali e non di certo in Power Point come il nostro.

Il blog fu accolto da tutti con entusiasmo e molti fecero fatica ad impararlo ad usare (penso che per quasi tutti gli elementi del gruppo il nostro sia stato il primo blog usato in assoluto), ma una volta preso il via il nostro spazio è andato avanti da solo, con picchi incredibili di successo.

Quello che non potevo prevedere era il seguito: dopo il 2005 sono nati molti altri blog ultras, la maggior parte dei quali senza un sito di riferimento: si affidava per la prima volta ad un blog l'immagine di un intero gruppo. Ammetto che non approvai la cosa, perché un blog mai e poi mai può competere con un sito. C'è però un "ma": il blog è uno spazio interattivo, si comunica e si esprime sé stessi, e il tutto non è affidato, almeno nel nostro caso, ad una persona. Col passare degli anni, negli ultimi due in particolare, quindi, è successo sempre di più che la gente si collegasse solo al blog e non al sito, che viene veramente aggiornato peraltro solo se e quando seguiamo (e quindi non con continuità dato il caos provocato dalla Cisco, dalle mancate fusioni ecc.). Ciliegina sulla torta, io stesso mi sono accorto che se devo scrivere qualcosa è meglio il blog, e ciò ha causato l'arresto della prima pagina per praticamente un anno.

Sono arrivato al punto di proporre in una riunione, al momento del rinnovo del dominio, se veramente valesse la pena continuare a spendere i soldi per il sito, quando oramai tutti erano concentrati sul blog. Poi è arrivata l'idea di Wanda (che ringrazio per questa semplice ma geniale idea) che mi ha detto "perché non provi a mettere il blog nel sito?"…

L'idea, come detto, è ottima, ma non è così semplice: la prima idea era inquadrare il blog nello spazio centrale della Home Page: soluzione percorribile a patto che si rinunciasse al blog di splinder, con tutto il suo bell'archivio, le sue consuetudini e l'abitudine di tutti ad usarlo. No, non si poteva fare. A questo punto, dopo molte ricerche, ero sul punto di mollare. Almeno per me è un affare troppo complesso unire le due cose. Poi ho pensato: "e se si facesse il contrario? Se non è il blog che va dal sito, il sito può andare al blog"…ho fatto le dovute ricerche, ho cominciato a lavorare sui codici e, piano piano, si è arrivati al risultato finale (o quasi) che ora state vedendo. Un lavoro durato settimane ma che alla fine ha pagato, dopo molti, molti, errori, soprattutto di programmazione.

Ora blog e sito sono una cosa sola: se si va su http://www.ultralodigiani.org appare una scritta dove si viene reindirizzati in 15 secondi al blog, oppure se ciò non funziona si clicca sul link diretto. Sul blog l'intestazione e i bottoni laterali ricordano il sito precedente, ma, soprattutto per i bottoni, ci sono stati dei cambiamenti. Inoltre se si va su una qualsiasi pagina del sito dal blog, il tasto "back" in fondo alla pagina dove si è entrati riporta al blog.

Fermo restando che manca ancora qualche piccolo particolare per considerare terminato il lungo lavoro, elenco sinteticamente le novità sul posizionamento della pagine: come vedete non tutte le pagine del vecchio menù sono indicate. Ecco che fine hanno fatto: le pagine "Archivio editoriali", "Premessa", "Per Supertifo" (uah), "Sondaggi" e "Diario" sono state messe nella pagina "Archivio", ora divisa in vecchi documenti e vecchie pagine web; le pagine "La gente come noi" e lo "Spartiacque" sono inserite nella pgina "Speciali", che ora si divide in "Speciali Top" e "Altri speciali". "La Causa Lodigiani" e le domande più frequenti sul nostro tifo sono state messe nella pagina "Manifesto". A breve, al più Lunedì, i vecchi messaggi del "muro" saranno nella sezione "Speciali". Chi volesse navigare col vecchio menù ha un apposito tasto in fondo al menù dei bottoni del sito.

Penso che sia tutto. Spero che quanto fatto (penso sia un esempio unico, il primo, in ambito ultras) vi invogli a partecipare più numerosi e con maggiore entusiasmo a questo blog, dove storia e innovazione sono riuscite ad unirsi senza intralciarsi a vicenda.


18/05/1996 – 18/5/2010

14 ANNI DA ULTRA’…

NON MOLLEREMO MAI!



Gugliotta: un caso emblematico


Un ragazzo pestato brutalmente per errore. Un fatto salito agli onori della cronaca solo perché il ragazzo picchiato non era un ultrà

Ufficialmente non sono mai colpevoli. Pensano di appartenere ad un mondo elitario, da una parte loro e dall’altra lo schifo. Loro possono tutto, e ogni azione è sempre giustificata. Loro sono infallibili e hanno sempre la protezione dell’opinione pubblica, perché se loro ti hanno fatto qualcosa è perché qualcosa tu lo hai fatto. Se sono costretti ad usare la forza bruta è solo perché vengono provocati. Credono di far parte di una razza pura e da difendere, e quindi si coprono a vicenda. Possono anche ammazzare in alcuni casi estremi, ma un “aiutino”dall’alto arriva sempre. Però ogni tanto qualcosa si rompe. E il caso Gugliotta rappresenta uno spiraglio che può aprire la porta, anzi, spalancarla, sugli abusi che troppo spesso le forze dell’ordine commettono in maniera gratuita ed arbitraria.

Di casi di cronaca come quello di Gugliotta se ne sente parlare spesso, e purtroppo talvolta  si arriva anche a dei finali tragici. Possiamo citare i casi di Aldrovandi, Cucchi, Bianzino, Rasman, troppi ce ne sarebbero, per non parlare di quanto è successo a Gabriele Sandri. Ogni volta che poliziotti, carabinieri o guardie carcerarie ne commettono una ecco che arriva subito una versione correttiva di quanto si afferma da Questure, Prefetture, e talvolta anche dal Ministero dell’Interno. Poi ogni tanto le forze dell’ordine ne fanno qualcuna troppo grossa, e allora in quei casi là si cerca di dare un contentino a chi chiede giustizia, accontentando nel vero senso della parola sempre e solo chi indossa la divisa…un esempio su tutti il caso della scuola Diaz al G8 di Genova, divenuta un’autentica macelleria, e dove a pagare, con pene irrisorie, sono stati solo alcuni pesci piccoli, mentre gli alti papaveri messi sotto processo sono stati magicamente assolti. A Spaccarotella è stata data una condanna ridicola nonostante tutte le testimonianze concordassero sulla piena responsabilità dell’’agente Polstrada, e pure là via con versioni fantasiose (proiettili rimbalzati, deviati ecc.). Condannati (tutti in primo grado chiaramente) anche gli assassini di Aldrovandi, sempre pene ridicole, quasi nulla se considerata la gravità dei reati. Altri chiedono giustizia, chissà se, come e quando.

In ambito ultrà i pestaggi gratuiti ci sono sempre stati, in alcuni casi ho visto con i miei occhi gente attaccata senza che c’entrasse nulla con l’accaduto. Gli ultrà sono un nemico a tutti gli effetti, come i drogati, i clandestini e i terroristi, e come tali vengono trattati. Gli agenti di solito seguono direttive impartite dall’alto, ma spesso e volentieri ci mettono del loro. Quante volte abbiamo sentito parlare di cariche immotivate, di pestaggi a sangue, di insulti pesanti solo per provocare e via dicendo? Ma mentre per gli scontri provocati dagli ultras la ribalta è mediatica e unanime, quando sono le forze dell’ordine a delinquere allora non se ne parla mai, o se appare qualche riga sui fatti di cronaca il solito benpensante di turno li giustifica sempre. A cercare giustizia sono solo gli ultras, le persone normali solo se ci sono capitate di mezzo (e che in altri casi sarebbero contro gli ultras a prescindere), e a volte le società di calcio se c’è un rapporto di dialogo e di fiducia con i tifosi, e solo se chiaramente i fatti contestati dagli ultrà sono troppo evidenti. Altrimenti il nulla, lo zero totale. Certo, in anni passati le tifoserie organizzate hanno sbagliato a prendere troppo di mira le forze dell’ordine, ma l’atteggiamento che queste ultime hanno avuto in questi ultimi anni ha contribuito solo ad alzare la tensione creando un muro contro muro. C’è da dire che tranne i rari casi di canescioltismo tra gli uomini in divisa, certi atteggiamenti fanno parte di una strategia definita dall’alto dai soliti padreterni intoccabili che fanno fare il lavoro sporco alla bassa manovalanza, facendogli rischiare non pochi guai, ma con la garanzia che ne usciranno se non puliti almeno con una piccola macchia incolore.

La situazione generale la conosciamo tutti, ed è inutile tornarvici. Ma il caso Gugliotta deve far pensare e non poco. I fatti: nel dopo partita di Roma – Inter finale di Coppa Italia si registrano, nella zona del Ponte Duca d’Aosta, dei tafferugli tra ultrà e forze dell’ordine. Forse a causa di un inseguimento, forse per qualche oscura ragione, la scena si sposta dalle parti di viale Pinturicchio (zona non esattamente dietro l’Olimpico, anzi, decisamente più vicina allo stadio Flaminio). Nel parapiglia generale un giovane esce di casa con un amico per andare ad una festa, viene fermato, il ragazzo non c’entra niente e prova a spiegarlo, poi gli animi si accendono e i poliziotti cominciano una vera aggressione che termina in un pestaggio, e il povero ragazzo finisce in galera per resistenza a pubblico ufficiale (con 3 giorni di isolamento), un dente spezzato e diverse fratture, alcune piuttosto serie. Tra gli altri arrestati vi è un ragazzo che dichiara di essere stato investito, e di certo lo schiacciamento di una vertebra non se l’è fatto da solo. Aggredito dai poliziotti anche un giornalista e chiunque è (mal)capitato sotto il tiro degli agenti in quei minuti di follia. Nel male, la fortuna ha voluto che quanto successo fosse ripreso per finire direttamente in televisione. Scoppiato il caos quindi si comincia a fare luce sulla vicenda. Si scopre che Stefano Gugliotta non è veramente un ultrà (lo aveva detto da subito ma è stato creduto solo dopo che è scoppiato il finimondo), che è malridotto sul serio, e, fiore all’occhiello, dichiara (e io gli credo) che arrivato in carcere volevano fargli firmare un foglio con la spunta di una voce in cui dichiarava di non volere visite mediche supplementari. Per fortuna ha avuto le palle di farsene dare uno non compilato. Intanto tre duri giorni di galera dura se li è fatti. Stavolta le forze dell’ordine non sanno come difendersi, promettono solo degli approfondimenti, e altrettanto le forze politiche. Anzi, stavolta abbiamo assistito ad uno spettacolo indegno, ovvero una processione di politici di opposizione che sono andati a trovare in carcere il ragazzo e, tanto per fare par condicio, anche gli altri ragazzi arrestati, strumentalizzando e non poco, l’accaduto. Una vetrina gratuita per farsi pubblicità, da vomito.

Le considerazioni finali di questa assurda vicenda si possono trarre facilmente. Mi chiedo innanzi tutto se il ragazzo pistato, nonostante le riprese e le testimonianze, fosse stato un ultrà se ci sarebbe stata la stessa attenzione mediatica…voglio ricordare in passato che degli agenti hanno mandato in coma dei ragazzi andati allo stadio e non se ne è parlato assolutamente (Paolo di Brescia e Alessandro della Roma). Mi chiedo se ci saranno delle condanne, ma so che eventualmente solo di condanne simboliche si tratterà, che scenderanno di grado in grado di giudizio, lasciando gli agenti al lavoro. Mi chiedo (ma forse è più una domanda retorica) se quando il caso si sgonfierà i signori politici e i dirigenti della polizia continueranno ad occuparsi seriamente della vicenda.

Queste storie mi amareggiano molto. Posso solo augurare a Stefano Gugliotta un pronto rientro a casa. Rifletto sul fatto che solo perché si porta un fumogeno di libera vendita allo stadio senza nessuna intenzione bellicosa e per fare colore si possono rischiare 3 anni di carcere e poi gli assassini di Aldrovrandi sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi (in primo grado e quindi sicura riduzione della pena quando la condanna sarà definitiva, se ci sarà). Rifletto su quanto si ri
schia non solo andando allo stadio, ma anche incontrando le persone sbagliate in divisa per un semplice controllo. Dipende sempre come capiti e con chi capiti… mi ricordo di quell’agente a Carpineto che dentro una volante mentre ci portavano via diceva a voce alta che l’unica soluzione è pistarci come si deve…e se capiti in carcere o in caserma con uno così magari spalleggiato da altri colleghi? Meglio non pensarci finché ci si riesce.


L'ultima farsa prima della calata del sipario

La decisione di giocare a porte chiuse Genoa – Milan l'ultima beffa ad un movimento ultras che le istituzioni negli ultimi anni hanno fatto a pezzi

Quando tempo fa parlai della famosa trasferta dei Napoletani a Roma, in cui i Napoletani furono accusati ingiustamente di azioni mai accadute, gridai al complotto e al piano pilotato dalle alte istituzioni, con il solito scopo di farsi beffe del movimento ultras, delegittimarlo, e renderlo sempre più impopolare di fronte a chi ultras non è, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione italiana. Con la decisione di far giocare oggi Genoa – Milan a porte chiuse si è fatto persino di peggio, per una serie di ragioni e circostanze che definire casuali è a dir poco forzato.

La decisione del Casms di aprire il settore ospiti di Genova ai Milanisti ha destato molto stupore, lo stesso provocato dall'analoga decisione di aprire al tempo che fu il settore ospiti dei Napoletani a Roma. Da quel momento si è concentrata su Genoa – Milan una incredibile attenzione mediatica, accompagnata da strani episodi che in normali dinamiche ultras non avverrebero mai. A cominciare da un presunto comunicato dei Genoani trasmesso via internet (dove ormai hanno tutti paura a scrivere minacce o cose del genere, soprattutto in ambito ultras), nel quale venivano fatte minacce ai Milanisti per nulla velate. Il tutto è continuato sempre via Web, coi Genoani che da una parte minacciavano di vendicare la morte di Spagnolo di 15 e passa anni fa (ma episodio ancora fresco che persino io ricordo come fosse ieri), e i Milanisti che avrebbero risposto per le rime. Uno scambio dialettico sotto gli occhi di tutti, da una parte aiutato da quei cretini da tastiera duri a morire, ma dall'altra parte è lecito domandarsi quanti di questi messaggi minatori possano risultare veritieri. L'ultimo episodio che qualche fonte ha definito quello decisivo per la disputa della partita a porte chiuse, è stata l'apparizione di una scritta sui muri di Milano in cui si annunciava che i Milanisti avrebbero ammazzato un altro Genoano. Poi la decisione di far giocare il match a porte chiuse e, ovviamente, la classica, becera, perbenista carica mediatica dei media contro gli ultras, con i classici epiteti di accompagnamento come teppisti di vecchio pelo, terroristi, ricattatori della società e chi più ne ha più ne metta.

Tutta questa serie di episodi, almeno a chi non crede alla favole, o più semplicemente a chi è dentro alle dinamiche ultras, sono poco convincenti. Poco convincenti perché è adesso che il governo sta spingendo per far diventare definitiva ed irrevocabile la tessera del tifoso, che ha destato, fino a pochi mesi fa, opposizioni da parte di tutti gli sportivi e addetti ai lavori, o quasi. Adesso che la protesta sta montando di nuovo serve un deterrente che faccia cambiare idea alla gente, che faccia sembrare gli ultras ancora più cattivi di quanto si è fatto credere finora. E quale occasione migliore se non quella dove si può rispolverare un morto per scontri tra ultras, anche se l'episodio è passato da molti anni? Occasione peraltro che capita in una città come Genova che è tra le più attive a protestare contro la tessera del tifoso, quindi perché non prendere due piccioni con una fava? Appare inoltre forzata tutta la serie di eventi da me descritti qualche riga fa: perché far giocare una partita a porte chiuse se il Casms aveva dato via libera? Perché allora il Casms non ha subito vietato la trasferta dei Milanisti come del resto ha fatto in questi anni per partite in cui tale divieto era a dir poco ridicolo? Ed è logico che ad alzare l'attenzione mediatica su tutto possa essere una scritta fatta in un muro qualsiasi di Milano e che CHIUNQUE può aver fatto? Per non parlare dei messaggi su internet: chi ti dice che la gente che ci scrive siano veramente Genoani e Milanisti e non mitomani vari, o se appartenenti alle tifoserie gente che comunque non farebbe niente nella vita reale? A questo punto prendere una decisione del genere vuol dire riconoscere un potere immenso a chiunque abbia voglia di fare qualche mattata, o qualcosa di goliardico anche se di cattivo gusto. E se fosse stato un quindicenne fomentato a fare quella scritta? E se a minacciare su internet fossero stati ragazzetti brufolosi che non escono di casa per stare davanti al web e alla play? Pensate che potere enorme si sta dando a chiunque!

A meno che la situazione non sia un'altra: prima autorizzi la trasferta, poi fai succedere il finimondo facendo enfatizzare dai media ogni cosa che succede, fino alla scelta di una decisione forte, con conseguente messa all'indice del mondo ultras. Tutto pianificato, e magari facilitato da qualche coglione che casca subito nella trappola. E così via libera alla tessera del tifoso, e a tutte le porcate e conseguenze che ne derivano. Ora si che le nostre ore sono contate. E vissero tutti felici (cornuti,) , e contenti.



La storia: tutti ne parlano, a molti piace, alcuni se ne appassionano. Molti la criticano, altri sono indifferenti, per loro c'è o non c'è è la stessa cosa. Quasi tutti la vivono a pieno titolo ma  in maniera passiva; altri pensano di farla ma sono solo pedine vaghe dell'ordine stabilito delle cose. Qualcuno fa finta di interessarvisi per i più disparati motivi, ma poi, in fondo in fondo, pensa solo ai fatti suoi. Chi non la fa non se ne pone il problema, ma a volte sa riconoscere chi la fa. Chi pensa di farla rischia di cadere prima del previsto. Alcuni la vogliono solo raccontare, coscienti del proprio ruolo di puri narratori.

Pochi sono coloro che fanno veramente la Storia. Qualunque essa sia.