Partizan OFK Beograd

  Tifo,battimani,torce,tamburi…ma in che anno stanno?

Sabato, 12 di marzo, allo stadio JNA del Partizan si è giocata Partizan – OFK Beograd, partita (del tifo) alla cui ho avuto la fortuna di assistere.
Ma partiamo dall'inizio, con una piccola premessa, diciamo societaria.
La partita inizia alle 15, io verso le 13 arrivo allo stadio e vado a cercare i biglietti. Arrivati al botteghino (incredibile,ancora esistono!!! Ma non sarà pericoloso vendere i biglietti il giorno della partita???) mi accorgo che accanto ai biglietti per la sfida contro l'OFK vi sono anche quelli contro la Crvena Zvezda (Stella Rossa) valevoli per la gara di coppa di mercoledì 16 di marzo. La ragazza al botteghino mi dice che la società agevola i tifosi, in che modo?!? Semplice! Acquistando un biglietto di Partizan – Crvena Zvezda se ne riceve uno omaggio per la sfida con l'OFK. Cio' mi fa rimanere col sorriso da una parte ma anche con la rabbia per la politica che le società, qui in Italia, adottano. Ah, sempre in ambito di agevolazioni bisogna anche riferire che per la sfida di pallacanestro Crvena Zvezda – Olimpia Lubiana la società vista l'ultima posizione dei bianco rossi invitava tutti al palazzetto, incentivando il tutto con un'entrata free.
Ma torniamo alla gara del Partizan…
Aime miei cari nostalgici vi devo riferire che i biglietti non sono ne nominativi (OVVIO!!!) ma nemmeno numerati,della serie chi prima arriva meglio alloggia…certo che tra botteghini funzionanti, niente biglietto nominativo,niente posto numerato il nostro "caro" Maroni avrebbe tanto da lavorare…ahahah…(non so se riderci su o piangerci).
Io acquisto la curva "Jug" ,che sta per sud, curva dei "Grobari" che tradotto sta per "Becchini", al modico prezzo di 200 dinari (circa 1,95 €) e il posto più caro la tribuna stava a 400 dinari (nemmeno 4 €).
Acquistato il biglietto mi faccio un giro fuori lo stadio,ansioso di entrare,cancelli aprono, aimè, solo alle 14.
Fuori la Jug vi sono diversi polizioti, precisamente facenti parte della Gendarmeria, e vi devo dire che non sembrano per nulla regalati. Vestiti tutti con tute mimetiche militari,paragomiti, paraginocchie e così via, e il più basso sarà stato 1,90…per fortuna la situazione era tranquilla.
finalmente arrivano le 14 e si aprono i cancelli a cui seguono veramente rigide perquisizioni.
Finalmente sono dentro! Lo stadio piano piano si va riempiendo e giungiamo così alle 15 e al calcio d'inizio.
Ora proverò in sintesi a raccontarvi e descrivervi il tutto…ma vi assicuro che descrivere una cosa del genere è impossibile, bisogna vedere con i propri occhi.
I Grobari sono fomentatissimi e il loro lanciacori li sprona a dare il massimo, prendendolo come un allenamento per il derby di mercoledì.
il tifo è una bolgia, tonalità più alta di almeno 5 volte (non scherzo) che qui in Italia, e il bello è che il loro lanciacori ad un certo punto,con un tifo della madonna, grida:"stoooop stoooop che cazzo fate…volete alzare sta cazzo de voce"…da non credere…dopo ciò la tonalità è ulteriormente aumentata.
Comunque cori tenuti a lungo e sempre cambiati, cioè non li ripetevano. E' stato bellissimo quando il Jug ha chiamato la tribuna a destra chiedendogli di alzarsi, si sono tutti alzati e hanno fatto un coro a rispondere tra curva e tribuna. Dopo di che, l'invito di alzarsi è stato rivolto all'opposta tribuna e anche sta volta si sono tutti, e dico tutti, alzati e hanno fatto il coro a rispondere. Finito ora è toccato alla curva che si è immaginariamente divisa in due verticalmente e si rispondevano a vicenda. BELLISSIMO…INDESCRIVIBILE.
Per non parlare dei cori in cui saltellavano, dove la curva sembrava venire giù, e i battimani, fatti da tutta la curva, dalla prima, all'ultima fila, e tutti coordinati. Era una muraglia umana.
Dall'altro lato i tifosi dell' OFK saranno stati un 150 circa,il che potrebbe sembrare poco, ma considerando che è la quarta squadra di Belgrado, e considerando che non solo a Belgrado, ma addirittura in tutta la Serbia la gente tifa prevalentemente Partizan o Crvena Zvezda, e considerando che giochi in trasferta e coi Grobari non puoi mai sapere che può succedere, credetemi per me è una bella presenza. Comunque, anche con la squadra sotto di un gol, hanno tifato tutta la partita e anche se erano collocati all'altro estremo si sentivano. Anche loro mi hanno "deliziato" con battimani indescrivibili, cori in cui saltellavano tutti insieme e con il sventolio incessante di tre bandieroni.
Posso dire che una persona abituata a vedere il tifo in Italia, che non possiamo nascondere che rispetto agli anni 80/90 è in calo, una volta che esce da una partita del Partizan (ma anche con la Crvena Zvezda il succo non cambia) può andare dritto al manicomio. Credetemi non  ci capite più nulla.

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Quando nel 2002 il nostro Guido Attardi ci lasciò, la Lodigiani non giocò né col lutto al braccio, né lo ricordò con un minuto di silenzio prima della prima gara casalinga in campionato, ad Anagni contro l'Igea Virtus. Eppure Attardi guidò la Lodigiani per dieci stagioni, con lui fu promossa dalla D alla serie C2 (vincendo anche la Coppa Italia Dilettanti, stagione 1982/83), e nella stagione 1993/94 arrivò ad un passo dalla serie B, con la sua Lodigiani dei miracoli dei Marino, Baglieri, Romualdi, Chirico. Tanti i giovani da lui lanciati, ultimo dei più famosi quel Luca Toni che giocò alla grande nella stagione 1998/99 nei biancorossi e che tutt'oggi lo ricorda con affetto.

A ricordare Attardi, Giovedì 17 Marzo , ci ha pensato L'Aquila Calcio, con un confronto di 90 minuti allo stadio Fattori tra L'Aquila, appunto, e la Lodigiani: di fatti Attardi, nativo del capoluogo abruzzese, ha cominciato la sua carriera da allenatore in Abruzzo (dopo bei trascorsi da giocatore anche nelle file dei rossoblu aquilani) con Montereale, Celano e infine L'aquila (stagione 1977/8), prima di allenare diverse squadre laziali (Lodigiani in primis), con un'altra parentesi nel L'Aquila dal 1987 al 1989. Noi siamo orgogliosi che (finalmente) Attardi venga ricordato, e che la Lodigiani sia stata invitata dalla società abruzzese in questo primo memorial. Quindi, questo l'appuntamento, amarcord, tra le altre cose, dei bei tempi andati in serie C1:


Giovedì 17 Marzo, stadio Fattori di L'Aquila, ore 15:00

1° memorial Guido Attardi

L'AquilaLodigiani


Il decennio che ha ucciso gli Ultras
(e non solo)

Vi è mai capitato di fermarmi, isolarvi da qualsiasi cosa stiate facendo e riflettere profondamente su qualcosa? Se' stessi, i propri amici, la propria ragazza, il proprio modus vivendi…insomma qualcosa che ci appartiene ed a cui quotidianamente non prestiamo poi tanta attenzione ritenendola semplicemente "vita vissuta" o semplice "routine quotidiana". Penso sia successo a tutti.

Venerdì mattina camminavo in Via Nazionale, direzione Piazza Venezia. La prima volta che uscii da solo per le vie del centro avevo forse 11-12 anni, mi sembra fosse in prima media. Sicuramente avevo fatto sega a scuola. Ho provato con la mente a tornare indietro di oltre 10 anni rivedendo gli stessi posti da un'ottica diversa. E' curioso come cambiamenti radicali o scomparse epocali ti passino sotto gli occhi senza che riesca a percepirne l'esistenza perchè per 10 anni hai pensato a Via Nazionale solo come Via Nazionale e non come una parte integrante della tua città in continua evoluzione (o involuzione a seconda dei punti di vista). Beh venerdì mattina c'era un odore diverso per le strade di Roma, un sapore strano, amaro. Non mio. Ho visto attorno a me gente con cui non avevo nulla da condividere, benchè fossero miei concittadini. Ragazzini di 12-13 atteggiarsi a qualcosa che non so neanche io come definire, ragazzine di 12-13 anni che pensano di averne 25 parlare con le amiche senza una minima concezione della lingua italiana. Poi ho ripensato a quella mattina. Cazzo come era grande la città per me, mi piacque subito. Come potrebbe essere il contrario? E' Roma, non può non farti effetto. Ma io, lo dico anche con un pizzico di presunzione, non ero così. Non me ne è mai fregato nulla se le mie maglie fossereo Adidas anzichè prese al mercatino o Nike anzichè ereditate da un cugino più grande. Non me ne è mai fregato nulla se il pallone non potevo vederlo sulla play station, io lo potevo vivere. Scendendo di casa e giocando partite interminabili o aspettando con trepidazione le 6 di pomeriggio per vedere i gol a 90° Minuto (quando era una trasmissione e non il puttanaio odierno).

Roma. Una città in cui oltre alla storia, alla tradizione millenaria ed ai propri scorbutici ed irrequieti abitanti si respirava in ogni angolo aria di calcio, nella sua veste più viscerale e popolare. Autisti degli autobus, macchinisti dei tram, tassisti… fieramente con coccarde e sciarpette della propria squadra attaccate ovunque sul proprio mezzo. Giravi un angolo e si parlava di calcio, giravi l'altro e c'era una scritta ultras, poi ne giravi ancora un altro e c'era un murales di Roma o Lazio. Una città che non poteva prescidere da questo sport sebbene le sue squadre fossero notoriamente avvezze alla media-bassa classifica e di trofei ne avessero portati a casa tanti quante sono le mosche bianche. Le discussioni in famiglia, le partite sentite alla radio o su Teleroma56 (mitico Lamberto Giorgi, un po' meno Giulio Galasso), le uscite a giocare a pallone al termine degli incontri (quasi tutti disputati alle 14,30). Sono passati poco più di 10 anni ma posso tranquillamente dire che quello era tutto un altro mondo. Meno falso, meno perbenista e forse e meno sofisticato dell'attuale.

Adesso è meglio mettersi comodi davanti a Sky, vedere la partita in 3D (bleah…che schifo!), vedere gli highlights (ma poi dico io no…c'è l'italiano? Usiamolo cazzo!) con l'IPod da 450€ oppure passare le giornate a rincoglionirsi davanti ai vari social network. A proposito, ma quanto so' squallidi gli sfottò su Facebook ed affini?? Ma non vi viene in mente che se avete qualcosa da dire ad un tifoso avversario magari è più bello e sicuramente più d'effetto farlo allo stadio? In una curva? Se abbiamo i divieti e la tessera, e con essa chi l'accetta, la colpa è anche nostra e da un certo punto di vista ce la meritiamo.

Queste sono le nuove generazioni partorite dal decennio che va dal 2000 ad oggi. Dieci anni che hanno distrutto definitivamente cultura, tradizione e passione popolare per il calcio. Le leggi, le tessere ed i decreti vanno solamente a braccetto con il crollo culturale della nostra società. Fino a quelche anno fa mai avrei creduto che fuori dalla mia porta di casa avrei trovato un muro così alto fatto di ipocrisia, buonismo, moralismo e demagogia. Tutti concetti ovviamente espressi da chi può meno di tutti permetterseli.

Nel 2004 (se non erro) Stefano intitolò l'articolo di una fanzine "Ci hanno rotto il giocattolo, ed ora chi ce lo ripara?". Dopo 7 anni posso tranquillamente rispondere: NESSUNO! Anche perchè a nessuno interessa farlo. Ma del resto in una società che va a rotoli, priva di qualsiasi valore e costruita solamente su falsi miti e specchietti per le allodole non ci dobbiamo sorprendere. Siamo noi ad essere anacronistici e fuori dal coro. Tuttavia orgoglioso di quello che sono e delle mie idee.

Libertà che ho nelle vene, libertà che m'appartiene, libertà che è LIBERTA'!