Corrispondenza del gruppo

Non è giusto che tutte le missive che arrivano alla nostra posta del gruppo restino nel cassetto. Pur lasciando l'anonimità agli autori, le voglio pubblicare. Due lettere diverse, sentiumenti diversi, età (47 anni la prima, 18 la seconda) diverse, modi di vedere le cose diversi, ma in tutto ciò un unico filo conduttore: il solco tracciato, nel corso degli anni, dalla Lodigiani e dagli Ultrà Lodigiani. Nel bel mezzo del 2011 ci siamo ancora noi, ed esiste, almeno nel cuore di molti, la Lodigiani. Ecco le lettere:
 

"…………se ti rispondo e riprendo l’argomento divento un fiume in piena……………….e dal dopo/sondaggio che ho deciso..provato..sforzato a non pensarci più….questa faccenda dall’avvento dei Tulli in poi mi ha troppo “avvelenato” ma il fatto è che purtroppo ancora mi brucia da morire!!! Forse sarò rimasto l’unico, che ti devo dire, ma gli amori del resto non si sa come nascono, non c’e mai un motivo logico..è sentimento….
Purtroppo non sono più un ragazzo, avendo già compiuto ben 47 anni, ma lo ero alla fine degli anni ’70…quando a roma tra le tante giocava una squadretta nel campionato di Promozione…si chiamava Lodigiani…giocava a san basilio….lanciava giovani in gamba ma al tempo stesso divertiva e vinceva le partite…segnava Cerasoli…, insomma un modello di stile ed organizzazione…..ben presto se ne occuparono le cronache locali ed anche nazionali anche se eravamo ancora e comunque il calcio minore….anzi…”il minore ma non troppo” dal titolo di una trasmissione sportiva di una delle prime radio private che cominciavano a nascere in quegli anni……..inutile dilungarmi…queste storie le sai tu meglio di me…e così la presi talmente in simpatia che cominciai a seguirla per tutto il lazio…arrivò l’”interregionale” ….i primi anni ’80…la vittoria anche di quel campionato…..della coppa italia dilettanti …….l’approdo in C2!!!
Tralascio tutta la storia che ben conosciamo ma in quegli anni un sogno forse una certezza cominciava a nascere dentro di me……mentre sparivano tutte la altre società che a roma pure occasionalmente avevano raggiunto quel traguardo (banco di roma, almas, casalotti) sentivo fortemente che la Lodi no, la Lodi avrebbe scritto la storia, la Lodi sarebbe divenuta prima o poi la naturale alternativa a Roma e Lazio nel calcio che conta, nel calcio dei grandi! Il cammino era stato tracciato…..la Lodi aveva ormai i cromosomi della realtà professionistica emergente a tutti gli effetti! La storia, il nome, il blasone, la fama, la tradizione, le capacità organizzative e manageriali (a parte piccoli incidenti di percorso che capitano a tutti..) !!!!!
Infatti arrivò così il Flaminio e la promozione in C1 !!! Anzi 10 campionati consecutivi di C1!  E vengo a te…..ho visto battere il Palermo due volte al flaminio e al tre fontane, il Catania, la Reggina e tralascio tanti squadroni delle più grandi città….e il ricordo di quello spareggio finale all’Olimpico poi non svanirà mai…..era l’attesa certificazione: quella società, quel nome, erano entrati nella testa e nella pelle di TUTTI…la Lodi aveva superato l’esame di maturità….era realtà..la Lodigiani era ufficialmente la terza squadra di roma!!!!! Non una squadra arrivata lì per caso………..e il ritorno,  a Salerno c’ero io lì all’Arechi arrivato in treno sotto quel nubifragio di giugno che fece rinviare la partita ma poi tornai sempre io, sempre in treno, con un unico grande sogno che stava per avverarsi….la serie B!!!!! e allora l’italia intera dalle Dolomiti a Pantelleria avrebbe parlato di noi…di quei piccoli…realtà di quartiere che ha riscritto la storia….o meglio la geografia del calcio italiano!!!! E a quel punto, pensavo, eravamo “arrivati”! sarebbero potuti passare uomini, presidenti, dirigenti, manager, allenatori, giocatori e anche noi tifosi…..ma lei no! La Lodi era ormai nell’olimpo, era una partecipante di diritto al gran ballo, la benvenuta, lo aveva conquistato sul campoil diritto..ormai una realtà per la quale poter dichiarare il proprio tifo a chiunque in qualsiasi angolo d’Italia senza provocare facce strane in chi ci avesse ascoltati, una fede ben compresa e a quel punto anzi quasi invidiata da tutti gli altri tifosi per lo straordinario risultato ottenuto!!!! Per farla breve, per capirci, sognavo esattamente quello che è successo in realtà a Verona con la favola del CHIEVO fiore all’occhiello di tutto il veneto da 20anni ed esempio in italia e………….. resto convinto ci fossero tutte le premesse (ne ero fermamente convinto cancellando tutti gli anni della storiaccia cisco…………..) perche la cosa si potesse realizzare addirittura….. fino all’anno scorso o poco più!!!! se solo gli attuali (e vecchi) proprietari avessero assimilato il 10% di questo mio sfogo/sentimento………………complimenti per carità a questo “atletico roma” (ma chi è?????) ma nessuno si dimentichi mai come e perché questa squadra si è ritrovata in serie C seppur ripescata dalla D dalla Federazione (per meriti sportivi!!!!) Perché c’eravamo arrivatinoi fino a lìsul campo!!!!
(riconoscoa questisolo la vittoria dell’anno scorso) e ora sono lì a giocarsi questa serie B, tanto sognata e inseguita da me per la mia Lodi…….e se ripenso all’umiliazione del sondaggio……………………….quanto ai Ciaccia te lo dissi due anni fa…nessuno li conosceva…per carità noi avemmo la brutta esperienza dei Longarini…ma si sa gli uomini e quindi i presidenti comunque passano ma lì si trattava solo di sostenere chi avesse voluto sposare la causa Lodi e questi, a quanto leggevo, sembravano oltretutto pure disposti………(almeno quei maledetti di prima si sapeva…..pensavano solo ai loro affari……ma erano passati!!!!!) ma che potevo fare??? Ero solo contro tutti!!!! A voi bastava la prima categoria….pur di riavere la prima squadra…….una beffa atroce…..c’era da fare una manifestazione di piazza…raccogliere firme sensibilizzando la città… magari andare sotto al “corriere dello sport”!!!! ridiamo la vera Lodigiani ai romani !!! ho sperato…ma niente! Potevo arrampicarmi sul Colosseo…..compiere un gesto sensazionale che avesse colpito l’opinione pubblica…….
oggi ripensavo alla possibilità all’epoca di coinvolgere in questo discorso magari chissà..un signore che si chiama Francesco Totti….per l’amore sempre confessato per la squadra della sua infanzia…dei primi calci…chissà che effetto anche per lui andare oggi al Flaminio e vedere al posto della sua Lodi…l’atletico roma………..
alla luce di quanto detto purtroppo ti confesso che non ho mai avuto il coraggio di vedere e seguire quelle attuali sfide con castelverde…quattro strade…lunghezza etc….che quest’anno ci ha regalato Malvicini…….. (il grazie a lui rimane e rimarrà in eterno per aver creato la nostra Lodi e realizzato tanti miei sogni…..ma oramai……) mi faceva troppo male!!!!! E tutte le tristi ultime faccende (Moretti…..) che tu hai seguitoin prima persona …..che tristezza…….che peccato……ORA ci si poteva riprendere quella storia lasciata 18 anni fa a salerno….contro la corazzata di Delio Rossi……ora………………."

 

"Salve, vi scrivo a nome di tutto il mio gruppo. Faccio parte dei Red Boys,
siamo un gruppo nato da poco, che segue le partite del GS Opera Roma, una squadra dilettante romana, con passato tra 1° e 2° Categoria. Da qualche anno,però, la squadra è costretta a giocare in un torneo amatoriale, "I tornei di Roma", che nonostante sia forse il + prestigioso della capitale, ci va un po'stretto. La nostra squadra (che in questo campionato è risultata vincitrice!!) è di proprietà del Teatro dell'Opera di Roma (per farvi capire, un po' comel'Astrea è di proprietà della polizia penitenziaria) ma anche per via deldistacco che ha avuto negli ultimi anni dal Teatro, i finanziamenti sonoarrivati in maniera minore, purtroppo.

Allora, quest'anno, il nostro gruppo (formato da ragazzi che seguivano giàprima la squadra) è nato per dimostrare al mondo i nostri 3 ideali principali:
-Per essere ultras non conta né il numero, né la categoria in cui giochi, masolo dedizione e passione
-Gli unici valori sani rimasti nella società di
oggi sono lo sport, quello
vero, e l'amicizia, e noi vogliamo dimostrarlo!!
-L'amore per la propria squadra e il DIVERTIMENTO legato al calcio, vannooltre i pregiudizi e la repressione

Ci tenevo a dirvi che il nostro gruppo si ispira a voi, alle vostre battaglie
e alle vostre avventure…siete il nostro modello più grande, e ci tenevo a
scrivervi per dirvi "GRANDI"!!!

Ho conosciuto gli UL96 grazie a un componente dei Red Boys, F.(che spesso va alla Borghesiana, e che mi ha detto che un tempo aveva contattato il gruppo perchè voleva seguirlo in trasferta, ma causa lo sbaglio dell'orario non è potuto venire). Lui è un simpatizzante della Lodigiani e, ancora prima che fondassimo il gruppo, lui mi ha detto di visitare il vostro sito per conoscere la Lodigiani e i suoi tifosi…ci sono andato il mese scorso, sono rimasto entusiasta dopo aver visto la vostra dedizione e il vostro impegno, ma anchemolto divertito…così mi venuta l'idea di scrivervi!! (….)."

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Giustizia per Gabriele
Giustizia in generale


Come da tre anni a questa parte, mi ritrovo di fronte ad una data che di certo non può lasciare indifferente chi, come me, ha sempre vissuto di stadio e ultras. E’ proprio insistendo a pensare che ho maturato la certezza che il caso di Gabriele non va visto come un caso a sé stante, che a noi sta comunque ben a cuore per ovvi motivi (un ragazzo giovane, di Roma, con la passione dello stadio) ma come insieme di un sistema marcio che ormai è in completa decomposizione. Ho sempre pensato: cosa sarebbe successo, in un caso analogo ma all’estero, in una situazione identica a quanto successo a Gabriele Sandri? In un qualunque stato europeo, magari con qualche minima eccezione, il poliziotto sarebbe stato subito messo agli arresti, sospeso dal servizio e avrebbe avuto anche un processo per direttissima data la fragranza del reato. A cosa abbiamo invece assistito noi? A teorie campate per aria su proiettili di rimbalzo, ad omertà da parte delle istituzioni pubbliche, e all’ennesimo tentativo di depistare e persino insabbiare le indagini. E questo non è un caso isolato. Altre volte ho fatto i nomi di ragazzi o uomini morti da un giorno all’altro, a volte in libertà, a volte in carcere, per l’eccessiva brutalità o l’incredibile idiozia di uno o più agenti delle forze dell’ordine. E allora forse Gabriele, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e tutti gli altri vanno inquadrati non come casi isolati, ma facenti parte di un sistema che ormai è un vero stato di polizia. Partendo dal presupposto che in nessuna parte del mondo esistono forze dell’ordine perfette ed impeccabili, vi domando: quante volte avete sentito in Italia un Ministero dell’Interno, un dirigente di polizia, un agente, chiedere scusa e riconoscere un errore suo o dei propri sottoposti? Io non lo ricordo, al massimo, in casi un pò troppo lampanti, tipo Stefano Gugliotta (ve lo ricordate?) si è dovuto riconoscere l’errore, si è promesso di approfondire le indagini sui poliziotti che lo hanno pestato a sangue, e poi non se ne è più parlato, come era ovvio. L’ultimo passaggio logico dei miei pensieri, mi porta a ciò che sta accadendo in tutta Italia in questi ultimi mesi: gente incazzata che scende in piazza per difendere i propri diritti, dalla Lombardia alla Sicilia, e che quasi sempre in maniera eccessiva ed ingiustificata viene caricata da agenti di polizia: a quanti casi abbiamo assistito in questi ultimi mesi? Io ricordo i manganelli a iosa contro i manifestanti di Terzigno e Giugliano, le cariche contro i manifestanti Aquilani a Roma, la recentissima carica di Brescia, a Torino contro gli studenti, in Val di Susa contro i No Tav, a Napoli contro gli operai Fincantieri,  e troppi se ne possono citare. E guardate che qua non si sta parlando di stadio, e quindi come dice qualcuno, del solito vittimismo degli ultras….qua si parla di vita reale, di gente che scende in piazza per i propri diritti, per il lavoro, o per difendere il proprio territorio. Però anni fa, quando non c’era questa tensione sociale, e le cariche riguardavano pesantemente solo gli ultras erano solo questi ultimi ad essere sempre dalla parte del torto secondo l’occhio sociale, e noi eravamo dei pazzi visionari quando dicevamo che ciò che facevano allo stadio era solo un laboratorio che poi si sarebbe esteso, in caso di necessità, fuori dallo stadio. Ed ecco che allora tutti i conti tornano: Gabriele Sandri, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Riccardo Rasman, Aldo Bianzino, le tante misteriose morti di carcere passate sotto silenzio, le cariche allo stadio, alle università, in mezzo ai cortei dei ragazzi, davanti ai cantieri o in mezzo ai disoccupati, nei posti di presidio o davanti alle discariche, l’omertà, il concetto che il poliziotto che serve (ma nel vero senso della parola) lo Stato ha sempre ragione, deve essere impunito, tiene il posto di lavoro e viene persino promosso, la copertura di questure e Ministero, il controllo sociale dei mezzi di informazione, l’arresto selettivo di contestatori al passaggio di qualche politico, le querele mandate qua e là a chi dice troppo, le leggi bavaglio contro l’informazione e quelle contro lo sviluppo di internet, le leggi anti-costituzionali anti-ultras, le leggi a completa discrezione della polizia, l’anonimato degli agenti delle forze dell’ordine mai dotate di un numero identificativo ben visibile, il controllo mafioso-piduista dello Stato si sintetizzano in un solo concetto: Stato di Polizia. Paranoico? Forse un pò. Ma non lontano dalla realtà. Perché se continuassi col delirio di ciò che sto scrivendo potrei cominciare ad elencare, sempre sommariamente perché è impossibile ricordare tutto, ciò che abbiamo subito come cittadini in questi ultimi anni sotto ogni punto di vista e che può essere protetto solo da un intervento massiccio della polizia o di chi in sua vece. C’è solo una cosa che non riesco a capire: spesso i poliziotti o carabinieri che si celano dietro una divisa o dietro dei caschi non sono altro che ragazzi come noi che subiscono un sistema marcio e che vengono sfruttati e sottopagati: mi chiedo come sia possibile che quando scoppia qualche caso nessuno abbia mai la coscienza di denunciare ciò che magari non ha fatto ma visto fare da dei colleghi, o quando sente ordini assurdi impartiti dai superiori, come quello di caricare e picchiare gente inerme. Forse anche quello è un sistema di ricatti per chi non sta al gioco, e di promozioni per chi si sa fare i cazzi suoi.
Mi sono molto allontanato dal caso Gabriele, ma l’ho fatto cercando di seguire un filo logico, per arrivare al controllo totale che oggi subiamo e del quale spesso in tanti, troppi, non si rendono conto. Certo, noi chiediamo Giustizia per Gabriele, però, oltre a quello, dovremmo chiedere Giustizia e basta per ogni abuso che ormai si consuma quotidianamente di fronte ai nostri occhi. Anche se spero sempre che Spaccarotella passi almeno 10 anni in una prigione (cosa che tanto non avverrà mai), non credo che dovremmo fossilizzarci su un caso, ma combattere l’intero attuale sistema di potere, con le sue ingiustizie e i suoi sporchi giochi. Perché se il sistema fosse stato diverso Spaccarotella non avrebbe avuto un giorno di libertà da quel giorno di 3 anni fa, e avrebbe perso il lavoro. Ma forse, in un sistema più sano, Gabriele sarebbe ancora vivo, e noi non saremmo ancora qui a chiedere, ora e sempre: GIUSTIZIA.


Rabbia

Avete avuto mai la sensazione di voler volare alto sentendovi però come degli uccelli in gabbia che non hanno neanche lo spazio per fare un metro? Avete mai avuto la sensazione di avere una libertà solo apparente che copre una prigionia ben più schiacciante? Avete mai avvertito l’inutilità delle cose di cui parlate o sentite dire ogni giorno, con la percezione che non si affrontano mai gli unici discorsi per cui varrebbe la pena di vivere? Avete mai letto libri che parlano di eroi che si ribellano allo stato delle cose, o film che ne mostrano le loro gesta? E leggendo, o vedendo, non avete mai invidiato le palle che hanno avuto queste persone di rifiutare l’ordine delle cose, di rinnegare il conformismo e le regole che ci hanno accompagnato fin dalla nascita? Avete mai avuto l’irrefrenabile voglia di spaccare tutto sperando che con quell’irrazionale gesto potesse poi effettivamente cambiare tutto l’universo?

Caravan era una miniserie a fumetti della Sergio Bonelli editore, e il mese scorso è uscito l’ultimo numero. Una serie intelligente, creata da un autore quale Michele Medda che ha sempre avuto il dono non indifferente di non essere mai banale. La serie, per dirla in maniera molto breve, parla di un’intera cittadina americana evacuata a causa dell’apparizione in cielo di nubi colorate mai viste prima. In 24 ore avviene l’evacuazione, e intanto tutti si chiedono cosa sarà mai successo: un attacco atomico, batterico, una nuova arma, gli alieni?  I militari chiaramente non forniscono nessuna risposta ed eseguono solo il loro compito, talvolta anche in maniera brutale, di isolare gli abitanti della cittadina dal resto del mondo,  di controllare l’evacuazione e scortare tutti  in un luogo nascosto. Comincia così il viaggio senza meta di questa gigantesca carovana lungo gli Stati Uniti, con poche soste, mai un contatto con altre città o villaggi, strade completamente isolate e controllate al passaggio degli abitanti di Nest Point (questo il nome della città evacuata). Ovviamente, oltre a non avere alcuna spiegazione da autorità e militari, a tutti gli evacuati viene staccato il segnale dei ripetitori cellulari e la connessione ad internet. Sono isolati dal resto del mondo senza sapere un perché. Al centro della vicenda c’è la famiglia Donati, di chiara origine italiana, con la madre Stephanie, il padre Massimo, il figlio di 16 Davide e la bambina Ellen di meno di 10 anni, più la fidanzata del figlio grande Jolene con sua madre Carrie. Ma sono infiniti gli zoom su altri personaggi della comunità e sui militari, carcerieri e carcerati di fatto. Nascono molte situazioni di tutti i tipi, amicizie, odi,  unioni di cittadini, tradimenti, violenze, situazioni inverosimili e quant’altro. Ma, nonostante gli sforzi dei militari di tenere l’ordine qualcuno prova a fuggire, e alcuni perdono la vita. Ad effettuare queste fughe in realtà sono pochi temerari cittadini che diventano sempre di meno, e i più si accontentano della protezione dei militari senza più chiedere spiegazioni, e subendo anche angherie ed ingiustizie. Alla fine la famiglia Donati, la più sfortunata, viene decimata perché prima un pazzo assassino uccide la madre (situazione che si è creata solo a causa dell’evacuazione), e poi anche il padre Massimo  perde la vita in un tentativo di fuggire in un vicino villaggio e saperne di più. E’qui che l’equilibrio creatosi finora si spezza: anche se nessuno reagisce alla morte di Massimo, il suo compagno di fuga (su tante persone solo 2 avevano scelto di mettere a repentaglio la vita per tutti), ritrovato ferito dai militari a causa di una caduta,  riesce a dare a Davide un pennino trovato presso un elicottero dell’esercito precipitato nei pressi del campo allestito per far sostare la carovana. Il pennino rivela la verità delle cose: le nubi apparse sul cielo di Nest Point erano solo effetti ottici allestiti dal governo. Tutto un esperimento creato per capire, in caso di emergenza, fino a che punto la popolazione avrebbe ubbidito alle autorità; un esperimento per valutare problemi, criticità, reazioni, metodi in situazioni che un giorno potrebbero avvenire in guerra. Quando Davide scopre questa verità, dopo aver perso, per un esperimento, la madre e il padre, la vuole urlare a tutti. Convoca quindi molti amici del padre, dell’ex comitato, e gli spiega tutto. Ma al momento di aprire il pennino questo risulta vuoto, come se i file non vi fossero mai stati inseriti. Chiaramente tutti fanno un’estrema fatica a credergli, pensano, i “grandi”amici di famiglia, che più che altro si tratta di un vaneggiamento di un povero ragazzo che ha perso tutto. Solo poche persone all’esterno, sentendo la rabbia urlata di Davide, gli danno retta, un paio per l’esattezza. A questo punto Davide, mettendo i atto un piano astuto, riesce a fuggire dalla carovana con Ellen, Carrie e Jolene. Il finale, come da tradizione è aperto (non si sa nulla sul dopo fuga) ma almeno lascia una speranza. La morale, secondo me molto attendibile è questa: tu dai alle persone la sicurezza, il sostentamento, dei momenti di divertimento (che i soldati della carovana di Nest Point avevano allestito appositamente) e il popolo, troppo pecorone, troppo preoccupato a saziarsi la pancia, non ti si rivolterà mai e poi mai. Le autorità possono persino ammazzare, ma finché le persone ammazzate non sono i tuoi cari allora la gente, dopo aver fatto magari un po’ di morale, tornerà al proprio egoismo di sempre. Solo in pochi provano a rompere questo equilibrio, ma se ci provano restano soli, abbandonati dall’altrui vigliaccheria.

E’ o non è questa la situazione che viviamo tutti i giorni in Italia anche se non ci chiamiamo Nest Point? Quello che è successo in quest’opera di fantasia non è una similitudine di ciò che la realtà ci offre tutti i giorni? Quanto abbiamo subito e continuiamo a subire da una casta che ha sempre più privilegi e ci impone obblighi sempre più insostenibili per pagare la propria incapacità? E su milioni di cittadini, quante famiglie Donati ci sono che osano almeno un minimo alzare la testa per opporsi alla volontà di quattro cialtroni che pretendono di decidere vita e morte di ognuno di noi? Non sono riflessioni scontate, anche perché mi sto rendendo conto che ogni giorno che passa divento più insofferente a tutto lo schifo che ci sta circondando. Non è dietrologia, né qualunquismo, né pessimismo….siamo governati da una classe politica corrotta, il cui uomo più rappresentativo è uno che ha dettato le regole del consumismo da decenni e che ha sempre fatto i propri interessi, specialmente da quanto è entrato in politica….solo che dopo i danni che ha fatto a questo paese col controllo dei media (non solo televisioni….) ne ha fatti anche a livello politico, portandoci allo sfascio…permettendosi di comprare coi propri soldi il resto della politica italiana, opposizione compresa e in primis, in cambio di squallidi favori…abbiamo un parlamento di pregiudicati, alle Camere vieni eletto come premio se sei stato in galera…e poi vorrebbero far sentire me un delinquente solo perché ho scelto uno stile di vita diverso da quello di una massa sottomessa e acefala, solo perché non scendo a patti con nessuno e ho la capacità di dire no alle porcate. Il problema è che purtroppo spaccare casa per la rabbia non serve a niente, rimaniamo comunque dei repressi. Ma come si fa ad accettare che ogni forma di pensiero libero venga soffocata? Hanno cominciato coi mezzi di informazione (tv, stampa), per pa
ssare a noi ultrà  e per finire al web che è rimasto l’ultima fonte di informazione libera. Ci stanno mettendo in mutande facendoci credere di indossare vestiti di Armani, ed il bello è che quasi tutti ci credono.

Avevo speranza negli ultrà come movimento di aggregazione veramente libero, anti-sistema e controcorrente. Un ultimo barlume e baluardo  di speranza per chi sa pensare con la propria testa. Un movimento che mi ha sempre fatto sentire orgoglioso di appartenervi, e oggi mi accorgo che non è così, dato che, chi in maniera sfacciata, chi di nascosto, si sta accettando l’ultima porcata, la più grande, la più repressiva: la tessera del tifoso, o daspo a vita. Leggo il comunicato degli Interisti che accetta la tessera del tifoso e mi scendono i coglioni letteralmente a terra…che certe minchiate provengano dal mondo dei benpensanti ormai lo posso anche accettare e ci sono abituato…ma che vengano da gente che dovrebbe essere come me non lo accetto veramente. Dicono che l’unica maniera per non danneggiare la tifoseria e la loro squadra è fare la tessera. Sempre con la voglia di spaccare qualcosa mi chiedo: ma che cosa è più importante? Seguire la tua squadra di merda o poter ancora dire di avere una dignità? Accettare l’ordine delle cose per quanto ingiusto o avere ancora la capacità di guardarsi allo specchio senza farsi per forza schifo? E mi chiedo quale perverso meccanismo può spingere degli uomini ad accettare che gli venga fatto di tutto….perché vivere in Italia adesso è come vivere a casa  tua con l’obbligo che però l’unico spazio che puoi abitare è il cesso! Eppure finché questi uomini (mezzi uomini o quaqquaracqua’ direi)sanno che gli danno la casa si accontentano eccome del cesso…forse saprebbero accontentarsi anche di avere solo la tazza del cesso per poter vivere e dopo….chissà, forse dopo che gli tolgono anche quell’ultimo spazio di vita forse anche questo tipo di uomini cominceranno a ribellarsi, a dire no, a prendere coscienza di quello che ci è stato fatto ormai da troppi anni. Siamo veramente rimasti in troppo pochi a credere in qualcosa, sia che si parli della tessera del tifoso, sia che si parli di qualunque altro argomento. Viviamo in uno Stato che è una immensa Nest Point, e l’unica speranza sono le rare famiglie Donati sparse in giro.


PISANU, AMATO, MARONI, OSSERVATORIO, CASMS, LEGA CALCIO, PENNIVENDOLI, SINDACATI DI POLIZIA…

…ON T'ENCULE!

AH DIMENTICAVO…

ANCHE LA TURCHIA CI HA SUPERATO…

NO ULTRAS? NO EURO 2016!


18/05/1996 – 18/5/2010

14 ANNI DA ULTRA’…

NON MOLLEREMO MAI!



Gugliotta: un caso emblematico


Un ragazzo pestato brutalmente per errore. Un fatto salito agli onori della cronaca solo perché il ragazzo picchiato non era un ultrà

Ufficialmente non sono mai colpevoli. Pensano di appartenere ad un mondo elitario, da una parte loro e dall’altra lo schifo. Loro possono tutto, e ogni azione è sempre giustificata. Loro sono infallibili e hanno sempre la protezione dell’opinione pubblica, perché se loro ti hanno fatto qualcosa è perché qualcosa tu lo hai fatto. Se sono costretti ad usare la forza bruta è solo perché vengono provocati. Credono di far parte di una razza pura e da difendere, e quindi si coprono a vicenda. Possono anche ammazzare in alcuni casi estremi, ma un “aiutino”dall’alto arriva sempre. Però ogni tanto qualcosa si rompe. E il caso Gugliotta rappresenta uno spiraglio che può aprire la porta, anzi, spalancarla, sugli abusi che troppo spesso le forze dell’ordine commettono in maniera gratuita ed arbitraria.

Di casi di cronaca come quello di Gugliotta se ne sente parlare spesso, e purtroppo talvolta  si arriva anche a dei finali tragici. Possiamo citare i casi di Aldrovandi, Cucchi, Bianzino, Rasman, troppi ce ne sarebbero, per non parlare di quanto è successo a Gabriele Sandri. Ogni volta che poliziotti, carabinieri o guardie carcerarie ne commettono una ecco che arriva subito una versione correttiva di quanto si afferma da Questure, Prefetture, e talvolta anche dal Ministero dell’Interno. Poi ogni tanto le forze dell’ordine ne fanno qualcuna troppo grossa, e allora in quei casi là si cerca di dare un contentino a chi chiede giustizia, accontentando nel vero senso della parola sempre e solo chi indossa la divisa…un esempio su tutti il caso della scuola Diaz al G8 di Genova, divenuta un’autentica macelleria, e dove a pagare, con pene irrisorie, sono stati solo alcuni pesci piccoli, mentre gli alti papaveri messi sotto processo sono stati magicamente assolti. A Spaccarotella è stata data una condanna ridicola nonostante tutte le testimonianze concordassero sulla piena responsabilità dell’’agente Polstrada, e pure là via con versioni fantasiose (proiettili rimbalzati, deviati ecc.). Condannati (tutti in primo grado chiaramente) anche gli assassini di Aldrovandi, sempre pene ridicole, quasi nulla se considerata la gravità dei reati. Altri chiedono giustizia, chissà se, come e quando.

In ambito ultrà i pestaggi gratuiti ci sono sempre stati, in alcuni casi ho visto con i miei occhi gente attaccata senza che c’entrasse nulla con l’accaduto. Gli ultrà sono un nemico a tutti gli effetti, come i drogati, i clandestini e i terroristi, e come tali vengono trattati. Gli agenti di solito seguono direttive impartite dall’alto, ma spesso e volentieri ci mettono del loro. Quante volte abbiamo sentito parlare di cariche immotivate, di pestaggi a sangue, di insulti pesanti solo per provocare e via dicendo? Ma mentre per gli scontri provocati dagli ultras la ribalta è mediatica e unanime, quando sono le forze dell’ordine a delinquere allora non se ne parla mai, o se appare qualche riga sui fatti di cronaca il solito benpensante di turno li giustifica sempre. A cercare giustizia sono solo gli ultras, le persone normali solo se ci sono capitate di mezzo (e che in altri casi sarebbero contro gli ultras a prescindere), e a volte le società di calcio se c’è un rapporto di dialogo e di fiducia con i tifosi, e solo se chiaramente i fatti contestati dagli ultrà sono troppo evidenti. Altrimenti il nulla, lo zero totale. Certo, in anni passati le tifoserie organizzate hanno sbagliato a prendere troppo di mira le forze dell’ordine, ma l’atteggiamento che queste ultime hanno avuto in questi ultimi anni ha contribuito solo ad alzare la tensione creando un muro contro muro. C’è da dire che tranne i rari casi di canescioltismo tra gli uomini in divisa, certi atteggiamenti fanno parte di una strategia definita dall’alto dai soliti padreterni intoccabili che fanno fare il lavoro sporco alla bassa manovalanza, facendogli rischiare non pochi guai, ma con la garanzia che ne usciranno se non puliti almeno con una piccola macchia incolore.

La situazione generale la conosciamo tutti, ed è inutile tornarvici. Ma il caso Gugliotta deve far pensare e non poco. I fatti: nel dopo partita di Roma – Inter finale di Coppa Italia si registrano, nella zona del Ponte Duca d’Aosta, dei tafferugli tra ultrà e forze dell’ordine. Forse a causa di un inseguimento, forse per qualche oscura ragione, la scena si sposta dalle parti di viale Pinturicchio (zona non esattamente dietro l’Olimpico, anzi, decisamente più vicina allo stadio Flaminio). Nel parapiglia generale un giovane esce di casa con un amico per andare ad una festa, viene fermato, il ragazzo non c’entra niente e prova a spiegarlo, poi gli animi si accendono e i poliziotti cominciano una vera aggressione che termina in un pestaggio, e il povero ragazzo finisce in galera per resistenza a pubblico ufficiale (con 3 giorni di isolamento), un dente spezzato e diverse fratture, alcune piuttosto serie. Tra gli altri arrestati vi è un ragazzo che dichiara di essere stato investito, e di certo lo schiacciamento di una vertebra non se l’è fatto da solo. Aggredito dai poliziotti anche un giornalista e chiunque è (mal)capitato sotto il tiro degli agenti in quei minuti di follia. Nel male, la fortuna ha voluto che quanto successo fosse ripreso per finire direttamente in televisione. Scoppiato il caos quindi si comincia a fare luce sulla vicenda. Si scopre che Stefano Gugliotta non è veramente un ultrà (lo aveva detto da subito ma è stato creduto solo dopo che è scoppiato il finimondo), che è malridotto sul serio, e, fiore all’occhiello, dichiara (e io gli credo) che arrivato in carcere volevano fargli firmare un foglio con la spunta di una voce in cui dichiarava di non volere visite mediche supplementari. Per fortuna ha avuto le palle di farsene dare uno non compilato. Intanto tre duri giorni di galera dura se li è fatti. Stavolta le forze dell’ordine non sanno come difendersi, promettono solo degli approfondimenti, e altrettanto le forze politiche. Anzi, stavolta abbiamo assistito ad uno spettacolo indegno, ovvero una processione di politici di opposizione che sono andati a trovare in carcere il ragazzo e, tanto per fare par condicio, anche gli altri ragazzi arrestati, strumentalizzando e non poco, l’accaduto. Una vetrina gratuita per farsi pubblicità, da vomito.

Le considerazioni finali di questa assurda vicenda si possono trarre facilmente. Mi chiedo innanzi tutto se il ragazzo pistato, nonostante le riprese e le testimonianze, fosse stato un ultrà se ci sarebbe stata la stessa attenzione mediatica…voglio ricordare in passato che degli agenti hanno mandato in coma dei ragazzi andati allo stadio e non se ne è parlato assolutamente (Paolo di Brescia e Alessandro della Roma). Mi chiedo se ci saranno delle condanne, ma so che eventualmente solo di condanne simboliche si tratterà, che scenderanno di grado in grado di giudizio, lasciando gli agenti al lavoro. Mi chiedo (ma forse è più una domanda retorica) se quando il caso si sgonfierà i signori politici e i dirigenti della polizia continueranno ad occuparsi seriamente della vicenda.

Queste storie mi amareggiano molto. Posso solo augurare a Stefano Gugliotta un pronto rientro a casa. Rifletto sul fatto che solo perché si porta un fumogeno di libera vendita allo stadio senza nessuna intenzione bellicosa e per fare colore si possono rischiare 3 anni di carcere e poi gli assassini di Aldrovrandi sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi (in primo grado e quindi sicura riduzione della pena quando la condanna sarà definitiva, se ci sarà). Rifletto su quanto si ri
schia non solo andando allo stadio, ma anche incontrando le persone sbagliate in divisa per un semplice controllo. Dipende sempre come capiti e con chi capiti… mi ricordo di quell’agente a Carpineto che dentro una volante mentre ci portavano via diceva a voce alta che l’unica soluzione è pistarci come si deve…e se capiti in carcere o in caserma con uno così magari spalleggiato da altri colleghi? Meglio non pensarci finché ci si riesce.


L'ultima farsa prima della calata del sipario

La decisione di giocare a porte chiuse Genoa – Milan l'ultima beffa ad un movimento ultras che le istituzioni negli ultimi anni hanno fatto a pezzi

Quando tempo fa parlai della famosa trasferta dei Napoletani a Roma, in cui i Napoletani furono accusati ingiustamente di azioni mai accadute, gridai al complotto e al piano pilotato dalle alte istituzioni, con il solito scopo di farsi beffe del movimento ultras, delegittimarlo, e renderlo sempre più impopolare di fronte a chi ultras non è, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione italiana. Con la decisione di far giocare oggi Genoa – Milan a porte chiuse si è fatto persino di peggio, per una serie di ragioni e circostanze che definire casuali è a dir poco forzato.

La decisione del Casms di aprire il settore ospiti di Genova ai Milanisti ha destato molto stupore, lo stesso provocato dall'analoga decisione di aprire al tempo che fu il settore ospiti dei Napoletani a Roma. Da quel momento si è concentrata su Genoa – Milan una incredibile attenzione mediatica, accompagnata da strani episodi che in normali dinamiche ultras non avverrebero mai. A cominciare da un presunto comunicato dei Genoani trasmesso via internet (dove ormai hanno tutti paura a scrivere minacce o cose del genere, soprattutto in ambito ultras), nel quale venivano fatte minacce ai Milanisti per nulla velate. Il tutto è continuato sempre via Web, coi Genoani che da una parte minacciavano di vendicare la morte di Spagnolo di 15 e passa anni fa (ma episodio ancora fresco che persino io ricordo come fosse ieri), e i Milanisti che avrebbero risposto per le rime. Uno scambio dialettico sotto gli occhi di tutti, da una parte aiutato da quei cretini da tastiera duri a morire, ma dall'altra parte è lecito domandarsi quanti di questi messaggi minatori possano risultare veritieri. L'ultimo episodio che qualche fonte ha definito quello decisivo per la disputa della partita a porte chiuse, è stata l'apparizione di una scritta sui muri di Milano in cui si annunciava che i Milanisti avrebbero ammazzato un altro Genoano. Poi la decisione di far giocare il match a porte chiuse e, ovviamente, la classica, becera, perbenista carica mediatica dei media contro gli ultras, con i classici epiteti di accompagnamento come teppisti di vecchio pelo, terroristi, ricattatori della società e chi più ne ha più ne metta.

Tutta questa serie di episodi, almeno a chi non crede alla favole, o più semplicemente a chi è dentro alle dinamiche ultras, sono poco convincenti. Poco convincenti perché è adesso che il governo sta spingendo per far diventare definitiva ed irrevocabile la tessera del tifoso, che ha destato, fino a pochi mesi fa, opposizioni da parte di tutti gli sportivi e addetti ai lavori, o quasi. Adesso che la protesta sta montando di nuovo serve un deterrente che faccia cambiare idea alla gente, che faccia sembrare gli ultras ancora più cattivi di quanto si è fatto credere finora. E quale occasione migliore se non quella dove si può rispolverare un morto per scontri tra ultras, anche se l'episodio è passato da molti anni? Occasione peraltro che capita in una città come Genova che è tra le più attive a protestare contro la tessera del tifoso, quindi perché non prendere due piccioni con una fava? Appare inoltre forzata tutta la serie di eventi da me descritti qualche riga fa: perché far giocare una partita a porte chiuse se il Casms aveva dato via libera? Perché allora il Casms non ha subito vietato la trasferta dei Milanisti come del resto ha fatto in questi anni per partite in cui tale divieto era a dir poco ridicolo? Ed è logico che ad alzare l'attenzione mediatica su tutto possa essere una scritta fatta in un muro qualsiasi di Milano e che CHIUNQUE può aver fatto? Per non parlare dei messaggi su internet: chi ti dice che la gente che ci scrive siano veramente Genoani e Milanisti e non mitomani vari, o se appartenenti alle tifoserie gente che comunque non farebbe niente nella vita reale? A questo punto prendere una decisione del genere vuol dire riconoscere un potere immenso a chiunque abbia voglia di fare qualche mattata, o qualcosa di goliardico anche se di cattivo gusto. E se fosse stato un quindicenne fomentato a fare quella scritta? E se a minacciare su internet fossero stati ragazzetti brufolosi che non escono di casa per stare davanti al web e alla play? Pensate che potere enorme si sta dando a chiunque!

A meno che la situazione non sia un'altra: prima autorizzi la trasferta, poi fai succedere il finimondo facendo enfatizzare dai media ogni cosa che succede, fino alla scelta di una decisione forte, con conseguente messa all'indice del mondo ultras. Tutto pianificato, e magari facilitato da qualche coglione che casca subito nella trappola. E così via libera alla tessera del tifoso, e a tutte le porcate e conseguenze che ne derivano. Ora si che le nostre ore sono contate. E vissero tutti felici (cornuti,) , e contenti.