LIBERO UNO, LIBERI TUTTI
BENTORNATI ULTRA'


Sui 15 anni di un grande gruppo


15 anni. E forse neanche te ne accorgeresti se non per il fatto che, a differenza di prima, hai qualche capello e qualche pelo di barba bianchi, e che il mondo intorno a te è stato distrutto come se fosse esploso un ordigno nucleare. Forse hanno ragione quei filosofi che, un po’ ingenuamente, ammettiamolo, dicono che il tempo non esiste, o se esiste non è misurabile: come mi spiegate altrimenti il fatto che mi sembra ieri che ci fu quell’allegra trasferta a Castel di Sangro del 18 Maggio 1996, trasferta che sanciva l’inizio ufficiale del nostro gruppo? Pare strano, ma quella giornata la ricordo quasi a memoria, ed è per questo che, già, pare ieri o al massimo l’altro ieri, mentre spesso dell’altro ieri non ricordo veramente quasi nulla. Così come ricordo benissimo quel giorno di Settembre del’96, Lodigiani-Ancona, io, Francesco e altri ragazzi con la pezza OFL, fomentatissimi e spavaldi più che mai. Ma mentre per quelle, ed altre giornate della tua vita, particolarmente belle, veramente ti sembra che il tempo sia una colossale fregatura, vedi che intorno alla tua vita, e anche dentro perché no, le cose sono fin troppo cambiate. Prima eri un ragazzetto mezzo scemo, al limite della deficienza, ora l’anagrafe dice che dovresti essere un tantino più maturo e con la testa sulle spalle: non vorrei, ma purtroppo è così. Il tempo ti insegna a stare coi piedi per terra, e purtroppo pure i sogni mano a mano si allontanano da te finché un bel giorno ti fanno “ciao ciao” con la mano e poi non li vedi più. Non è una questione mia, penso che ciò che ho passato, passo tuttora io, capiti veramente un po’ a tutti. Qualcosa di quei desideri, di quelle speranze che avevo una volta, li ho ancora, ma li tengo a fatica al guinzaglio, perché loro, i sogni più attaccati al tuo modo di essere, sono dei cani troppo vivaci che vogliono andare per conto loro, e tu sei diventato troppo lento, o forse solo svogliato per poterli tenere con te. E fai fatica. Poi ognuno di noi ha i propri campi della vita per sognare. Cretini per quanto siamo, io e gli altri ragazzi di questo gruppo abbiamo usato come veicolo quel campo con 22 giocatori, arbitro, guardalinee, ma soprattutto quello che vi sta dietro, ovvero una curva colorata e traboccante di tifo per la propria squadra. O almeno, questo famoso campo di pallone, con curve possibilmente dietro alle spalle, con presenza ospite al seguito ovviamente, è ciò che ha avvicinato tutti noi a questo gruppo. Già, perché, avendo vissuto tutti gli anni di Ultrà Lodigiani (a parte uno in stato di semi-pensione), posso ricordare tutte le facce che vi sono entrate la prima volta, così come posso ricordare le stesse facce quando ne sono uscite: in questo gruppo sono entrati ragazzi pieni di gioia e di vita, forse alcuni un po’ tristi e depressi (ma erano l’eccezione), ma che vedevano negli Ultrà Lodigiani un mondo a sé, per esaltare il proprio ego sognatore, per evadere, per sballare, per affermare la propria giovinezza, la propria differenza e la propria supremazia sul mondo. Gente con la luce negli occhi che tutto poteva immaginare, tranne che, nel giro di più o meno poco tempo (che poi rimane sempre soggettivo, appunto) avrebbe dovuto fare i conti con la vita vera, quella dura che quando ti alzi la mattina vorresti subito sprofondare nel sonno per non doverla affrontare. Perché, soprattutto certi cambiamenti di età chiedono un pegno, e quel pegno è l’alterazione prima, e poi lo smarrimento di te stesso. Ora aldilà di tutto, esserci sempre stato ha dei privilegi, ti fa capire: e io ho capito che tutta la gente che è andata via, indipendentemente dalle questioni personali, è andata via perché la propria personalità strideva con un gruppo che ha ben altri proclami, quali il divertimento, l’anticonformismo, il rifiuto di tutto il perbenismo della società e di essere inquadrati in ranghi omologati. E già, perché, prima di tutto, in un gruppo, che non è per forza il nostro, e neanche per forza di stadio, ti ci devi riconoscere, devi vedere che almeno una parte di te (ma non una parte qualsiasi, una parte essenziale) si rispecchia fortemente in esso. Che differenza tra la gente che è arrivata da noi con quella che se n’è andata un po’ di tempo dopo: le stesse persone almeno sulla carta d’identità, ma non nella loro espressione facciale né nella loro interiorità.
E poi ci sono, anzi, vengono per primi, i ragazzi che ancora compongono questo gruppo. Rimasti in pochi ma uniti da anni di amicizia, di risate, di tempo passato insieme. Una differenza sostanziale c’è tra questa ultima versione del gruppo, che ha comunque perso i suoi pezzi, e quelle precedenti: che insieme abbiamo affrontato delle battaglie vere, ci siamo dimostrati un gruppo anche ben al di fuori delle semplici questioni di stadio: siamo rimasti tutto sommato uniti e abbiamo affrontato nemici ben più seri rispetto alle annate precedenti del gruppo: ci siamo beccati insieme denunce e daspo, abbiamo assistito a disgrazie, per fortuna momentanee, dei nostri componenti aiutandoci e rimanendo vicini, abbiamo cominciato un po’ insieme a guardare ad altri aspetti della vita che non siano quelli di stadio, e forse è bene che sia stato così: non solo perché, oltre agli scazzi passeggeri, credo fortemente nella nostra amicizia, ma perché se aspettavamo che fosse la Lodigiani a darci la spinta per rimanere uniti, allora potevamo stare ben freschi; una squadra che negli ultimi anni non è spesso neanche esistita, prima squadra in bilico tutti gli anni, Cisco (merda), anni di sole giovanili, Moretti e ultimamente voci di andare a Ciampino, insomma, la Lodigiani più che la nostra passione, la nostra gioia, è diventata la nostra croce, una cosa che non ti dà soddisfazioni neanche se paghi migliaia di euro, e noi sempre dietro a cercare di tenerla in vita come fossimo noi i proprietari…altro che quei moderni di “squadra mia”! E che dire del nostro beneamato movimento ultras? Cosa abbiamo da dire oggi che possiamo veramente vantarci di essere gli ultimi reduci? Lo abbiamo prospettato a lungo di essere gli ultimi romantici, e oggi che lo siamo davvero cosa abbiamo da dire? Che sensazioni ci sono dietro ad un daspo che finisce e che non te ne frega quasi un cazzo perché tanto assieme alla libertà non ti ridanno più quelle curve con striscioni, bandieroni, tamburi, megafoni e coreografie? Cos’è quel senso di vuoto quando vedi le fototifo, che anni prima collezionavi e ti facevano diventare corrispondente di mezza Italia ultras, e vedi solo curve con poche persone, senza colori né umori? Cosa ci rimane a noi del movimento oggi, noi che andavamo a vedere Cavese-Taranto, Taranto-Catania, Giulianova-Teramo, Foligno-Reggiana, Prato-Carrarese e persino Cynthia Genzano – Fiumicino (e nella stessa giornata Colleferro-Scauri Minturno e Pisoniano-Roma VIII)? Quando parli di ultras e di Lodigiani sembra che tutti ti stiano prendendo a pedate su per il culo sperando che prima o poi cadi nel baratro! Oggi che siamo rassegnati a essere diventati quel che siamo, oggi che sappiamo che il movimento ultras è finito, oggi che sappiamo che la Lodigiani, se la continueremo a seguire, sarà un cappio eterno intorno al collo, non ci rimane che fare i conti con noi stessi e tra noi. Tornano, i conti? E voi ragazzi classi 1986-1987-1988, che siete cresciuti con questo gruppo, oggi, pensando agli Ultrà Lodigiani, come vi sentite? E’ proprio a voi che rivolgo, e dedico, questo articolo per i 15 anni di questo gruppo, è a voi che sto parlando…voglio dirvi a tutti una cosa, che avrei voluto magari in altre occasioni a voce ma non è capitato, oppure ho solo accennato piccoli termini di un discorso più ampio, ben più ampio. Vi ho conosciuto, più o meno a tutti, minorenni, alcuni persino ragazzini, e oggi vi vedo in quello scampolo di vita adulta che sancisce un passaggio senza più ritorno indietro. Non che io, il mitico Borgo,e i nostri amici Inglesi abbiamo un’età da buttar via, anzi, penso di poter parlare a nome di tutti dicendo che siamo ancora pieni di energie e di progetti per il futuro, disillusi si, un po’, forse, ma con qualche ideale dentro che ci darà ancora linfa per un tempo speriamo il più lungo possibile…però io vorrei vedere soprattutto voi, ragazzi che non hanno neanche superato la prima metà dei vent’anni, carichi, pieni di voglia di vivere, di energia, di spaccare, di gridare a tutti che il mondo appartiene a voi e a nessun altro! Cazzo che rabbia mi fate quelle volte che vi vedo ingoiati da problemi di vita che dovrebbe avere un quarantenne, quando vi vedo colmi di rassegnazione, di indifferenza, di pessimismo su tutto e tutti: quelle volte, purtroppo non rare, vi giuro, mi chiedo quale rullo compressore vi abbia schiacciato l’anima fino a farvela diventare così apatica. Quando non vedete futuro su niente vi capisco, a volte condivido tutto, eppure quanto vi vorrei vedere con la voglia di spaccare tutto! Ho il fermo desiderio che i 15 anni di questo gruppo siano dedicati a voi, ad un pezzo della vostra vita che se ne è andata insieme, ma che vi possa gettare le basi per rimanere quelli che siete sempre stati: persone coraggiose, fidate, leali, che sanno ancora come prendere il mondo e guardarlo dall’alto verso il basso….ne avete ancora l’età, sfruttatela perché è il vostro patrimonio più grande: viaggiate, andate a conoscere altra gente e altre realtà, apritevi, leggete libri, sfondatevi di alcol quando vi va fino al vomito, spaccate qualsiasi cosa alla vostra portata se ne avete voglia, sudate, bucatevi, chiamate qualcuno alle 3 di notte (con l’anonimo naturalmente!), scatenatevi per un qualunque momento di esaltazione, mettetevi in cima al mondo e guardatelo con superiorità dall’alto verso il basso, scopate fino allo stremo delle forze, fregatevene dei luoghi comuni e delle aspettative che le persone hanno in voi, fregatevene del modo col quale gli altri vi vogliono vedere, andate oltre a ciò che spesso è consentito, ma per carità, date un segnale che siete vivi e che credete a ciò che fate, ribellatevi, non abbassate il capo e non abbiate quell’aria rassegnata che un giorno potrebbe diventare la vostra caratteristica distintiva. Le cose da vecchi lasciatele a chi è veramente più vecchio di voi, come il sottoscritto, che è pur sempre giovane (bene ricordarlo!), non tenete la stessa faccia che hanno avuto quelle persone del gruppo che un giorno si sono voltate, se ne sono andate, e poi non ho rivisto più o che, quando le ho riviste, non ho avuto una così grande idea della vita! Che questi 15 anni di Ultrà Lodigiani possano esservi utili a capire chi eravate quando siete entrati e dove state andando ora. Perché, arrivati a questo punto, ma si, magari ci sciogliamo anche domani, ma di questo gruppo vi resterà per sempre una traccia indelebile.
Se nel 1996 mi avessero detto che oggi avrei festeggiato un clamoroso quindicennale, per quanto deficiente ero, forse non ci avrei comunque creduto. Il decennale era sperato, ambìto, ma i 15 anni no, erano un po’ troppo. Non so a voi se è capitato, ma sicuramente si, quando pensate per un qualche motivo ad una data futura, col conseguente pensiero: “e io dove sarò in quella data? Cosa farò?”….senso di vertigine a parte, più che dovuto direi, se nel 1996 avessi dovuto immaginare me oggi avrei immaginato cose ben diverse. Ma va bene così, perché io, di questo gruppo, non posso lamentarmi davvero, e questo nonostante le tante delusioni avute, che tanto non le avessi avute con gli Ultrà le avrei avute altrove, almeno le ho avute in un ambito che a me piace, e che mi ha sempre divertito. Comunque vada sarà un successo, il futuro un’incognita, ma quello che è scritto è scritto, e noi abbiamo fatto tanto! Oggi si festeggia un po’ tutto, i nostri daspo scaduti, un amico di nuovo tra noi, i nostri 15 anni, noi stessi. Quindi AUGURI ULTRA’LODIGIANI! Perché NOI SIAMO GLI ULTRA’ LODIGIANI!

On line sul sito il racconto di Poggio Nativo – Lodigiani.


18 MAGGIO 1996 – 18 MAGGIO 2011:
TRE LUSTRI AL TUO SEGUITO…

FORSE NELLA STORIA NON ENTREREMO MAI, MA GLI EROI SIAMO NOI!


Poggio Nativo, 15 Maggio 2011

“Basta un giorno così a cancellare 120 giorni stronzi
Basta un giorno così a cacciare via tutti gli sbattimenti
Che ogni giorno sembran sempre di più
Ogni giorno fan paura di più
Però non adesso, adesso, adesso….
Che c’è un giorno così!”

 

Già che scrivo con i versi degli 883 vuol dire che la trasferta a Poggio Nativo di ieri è stata un insieme di sensazioni veramente uniche, positive. Un giorno solo e sembrava che tutti i musi lunghi, le delusioni, le riunioni apatiche, il pessimismo degli ultimi due anni non fossero mai esistiti. Sembrava, ieri, la naturale continuazione del campionato di due anni fa che ci ha visti segnati dagli eventi di Carpineto Romano. Se ieri qualcuno mi avesse detto che da quel 26 Aprile ad ieri fossero passate solo due settimane, in tutta franchezza, ci avrei creduto. La libertà ieri è stata la grande protagonista…la libertà di non avere più un provvedimento restrittivo, la libertà di prendere la macchina e partire, la libertà di tornare a vivere una vita più normale, più adatta a ciò che sei sempre stato, la libertà da tutto e da tutti….pronti, partenza e via, le macchine che partono, la nostra fomentatissima come non si vedeva da tempo, i cori cantati con entusiasmo, non pareva neanche vero, cori per la Lodigiani e non per altre cazzate. Ieri siamo tornati noi ed eravamo felici. L’arrivo, pur in ritardo per cause di forza maggiore, al campo, la sensazione di rivedere la pezza appesa dopo tanto tempo, i cori potenti che mano a mano diminuivano perché ormai non siamo più allenati e le corde vocali hanno avuto il loro da fare per non esaurirsi del tutto…pareva quando riprendemmo, due stagioni fa, a tifare alla Borghesiana, fine primo tempo con le voci alterate e tutti alla fontana dietro all’altro campo per abbottarci di acqua e ricaricarci…goliardia e ironia sugli spalti mentre in campo c’erano le maglie biancorosse che ci hanno fatto sempre sognare, incredibile, la Lodigiani era 1-0 in vantaggio, chiaramente il gol segnato quando ancora non eravamo arrivati…45 minuti su quei gradoni di quella specie di campo in terra della Sabina che sono volati subito, esaurendosi con le note del “dale boca”. Ancora più bello quello che è accaduto dopo….giocatori, tutti, sotto la curva e senza che neanche le chiediamo, piovono maglie….”ma che succede? Sono più le maglie dei tifosi!!!!!”. Vi giuro, mai viste scene così, è volata persino la maglia del portiere, a noi che alla fine dei campionati di serie C se te ne tiravano un paio era già un miracolo! La voglia di non tornare a casa e la sosta in una trattoria vicina, dove abbiamo festeggiato tutto quello che potevamo festeggiare. Poi le strade delle tre macchine si sono divise, e qualcuno ha potuto riprendere il possesso della propria vita, e non solo, tra le risate degli amici di sempre. La stanchezza che ho provato ieri sera quando sono tornato mi sembrava la stessa di quando tornavo distrutto dalle trasferte di Torre del Greco, Battipaglia, Fermo e Nocera (non ne dico di più lontane perché gli orari di rientro erano ben altri)…una sensazione che mi ha dato un po’ di felicità e che mi rende felice pure ora che scrivo queste cose.
Un pensiero tremendo e pauroso, ma stupendo mi passa per la testa: se la Lodigiani avesse giocato ieri la sua ultima partita prima di sparire come prima squadra o per andarsene altrove, se tutto, anche il gruppo, fosse finito con la giornata di ieri….beh, sarebbe finito alla grande, in gloria, senza vecchiaia, né declino. Si, stupendo!


Driiiiinnnnnn!!!! Driiiiinnnnnnnnn!

 

– Pronto, ah Marco, so Mimmo


– Dimme

– Senti, hai presente quello novo che doveva venì oggi? Me pare un pò strano….

– Nun te preoccupà, quei pischelli che so bravi ragazzi hanno garantito per lui….
 

– Ah vabbé…..


 

BENTORNATO ALESSANDRO!



 

La Lodigiani è nata nel 1972 a Roma.

Ha avuto prima quasi 20 anni di storia nel quartiere di San Basilio e poi altrettanti alla Borghesiana.

Ha avuto come campi casalinghi il Francesca Gianni, il Flaminio, il Tre Fontane.

Allo stadio abbiamo sempre cantato "solo noi di Roma", "noi siamo Romani e cantiamo sempre forza Lodigiani", "se voi venite nella capitale portate onore all'urbe immortale, noi ci immedesimiamo nel pasquino, amiamo sta città, tifiamo Lodigiani, io resterò sempre capitolino", per non parlare della "società dei magnaccioni" e di "fiori trasteverini".

Su una delle ultime sciarpe del gruppo un intero lato portava la dicitura "Lodigiani Rome Football Club".

Portavamo in giro lo stendardo "Lodigiani Roma"

Sull'intestazione del sito da anni campeggia la scritta "Sostenitori dell'AS Lodigiani Roma 1972".

Quando Mecozzi parlò, nel 2001, di portare la Lodigiani a Genzano per motivi di puro interesse portammo a lungo (e contestammo) lo striscione "Natali a Roma, spoglie a Genzano, che brutta fine che facciamo".

Abbiamo a lungo messo volantini per Roma col colosseo e altri simboli romani.

Anche in uno degli ultimi episodi dei Cesaroni uno dei protagonisti dice "La Lodigiani, la Lodigiani è la terza squadra di Roma".

La fanzine "Voce in Capitolo" numero 11 vede la copertina dedicata a Roma e alle sue bellezze, coi versetti del Belli da accompagnamento.

Tanti ragazzi, negli anni, hanno portato striscioni e stendardi con la dicitura SPQR.

Troppe altre cose avrei potuto scrivere, ma non ve ne è di bisogno. Poi nella vita ci possono essere interessi superiori, economici, politici, di ritorno di immagine, ma queste cose non ci appartengono. Ciò che ci appartiene è una identità che non abbiamo di certo inventato noi ma che ci appartiene per nascita o per vocazione. Nel mondo, in tutti i secoli si è lottato contro le identità (nazionali, religiose, culturali, linguistiche, etniche) perchè sono solo loro, talvolta, ad impedire di affermare la legge del più forte. La Lodigiani è parte della mia identità, e non la potrò mai snaturare.